23 febbraio, Giornata di preghiera per Congo e Sud Sudan

L’appuntamento voluto da Francesco. La veglia organizzata dalla comunità congolese di Roma nella chiesa della Natività. La commozione delle popolazioni africane, che chiedono di «non essere dimenticate»

Annunciata da Papa Francesco durante la preghiera dell’Angelus di domenica 4 febbraio, la Giornata di preghiera per il Congo e il Sud Sudan si celebra esattamente tre mesi dopo la veglia presieduta dallo stesso Bergoglio il 23 novembre scorso a San Pietro per quelle terre ferite da anni di guerre. In Congo le violenze sono causate dai continui posticipi delle elezioni presidenziali. Il presidente Joseph Kabila, infatti, è ancora al potere nonostante il suo mandato sia scaduto a dicembre. Per chiedere le sue dimissioni il comitato di coordinamento dei laici ha indetto per domenica 25 febbraio una nuova marcia pacifica dopo quelle svoltesi il 31 dicembre e il 21 gennaio represse dalla polizia. La guerra civile nel Sud Sudan, indipendente solo dal 2011, è invece esplosa nel dicembre 2013 quando il presidente Salva Kiir, di etnia dinka, ha accusato il suo vicepresidente Riech Machar, di etnia nuer, di aver organizzato un colpo di Stato alle sue spalle.

Per venerdì 23 febbraio la comunità congolese di Roma ha organizzato una veglia di preghiera con adorazione eucaristica a partire dalle ore 17 nella chiesa della Natività in piazza di Pasquino, alla quale parteciperanno anche numerosi cittadini sudanesi che vivono nella Capitale. «Nel continuo interessamento del Papa nei confronti dei conflitti africani vediamo l’atteggiamento di un vero papà che non può mai essere tranquillo fino a quando i suoi figli non vivono nella pace», afferma don Sylvestre Kumbo Dusa Adesengie, incaricato della cura pastorale della comunità congolese a Roma. «I Congolesi che lavorano in Italia fanno enormi sacrifici per poter aiutare economicamente anche i parenti rimasti in Africa», aggiunge.

La giornata di digiuno e preghiera è stata accolta con commozione e gioia dalle popolazioni africane le quali chiedono insistentemente «di non essere dimenticate», come dichiara suor Yudith Pereira–Rico, della congregazione delle religiose di Gesù e Maria e direttore esecutivo di “Solidarity with South Sudan”, associazione che riunisce ordini religiosi presenti nel Paese africano al fianco della Conferenza episcopale locale. Le popolazioni di questi due territori si sentono «abbandonate» e hanno bisogno di «speranza e dignità più che di denaro e aiuti concreti». Oggi nel sud del mondo «migliaia di persone muoiono nel silenzio – prosegue la religiosa -. Per il resto del mondo è come se non esistessero. La preghiera voluta dal Santo Padre e i suoi continui inviti alla pace rappresentano per noi un grande conforto».

Per accendere i riflettori sul «genocidio silenzioso» in atto nel Paese centrafricano, domenica 11 febbraio centinaia di persone hanno partecipato alla celebrazione eucaristica e alla marcia pacifica che si è snodata tra le vie del centro storico di Roma. Tra loro anche il sacerdote congolese don Dieudonné Kambale Kasika, collaboratore al Santissimo Sacramento a Tor de’ Schiavi, il quale si dice «confortato perché finalmente si parla di quanto sta accadendo in Congo».

19 febbraio 2018