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A un anno dall’accordo Ue-Turchia, le conseguenze tra i bambini rifugiati

Save the Children denuncia l’aumento dei casi di autolesionismo, tentato suicidio e depressione tra i 5mila piccoli “detenuti” sulle isole greche

Save the Children denuncia l’aumento dei casi di autolesionismo, tentato suicidio e depressione tra i 5mila piccoli “detenuti” sulle isole greche

Nel primo anniversario dell’accordo tra Unione Europea e Turchia relativo alla gestione dei flussi migratori, siglato il 18 marzo 2016, Save the Children denuncia l’aumento «allarmante» dei casi di «autolesionismo e tentativo di suicidio, aggressività, ansia e depressione» tra i bambini migranti e rifugiati, a causa del degrado progressivo delle condizioni sulle isole greche, dove sono trattenuti circa 13.200 richiedenti asilo «in condizioni disumane».

Alle «atroci condizioni» in cui l’Europa ha costretto migliaia di famiglie e otlre 5mila bambini, «rinchiusi in strutture diventate di fatto veri e propri centri di detenzione a seguito dell’applicazione dell’accordo», l’associazione dedica il rapporto “Tra autolesionismo e depressione. L’impatto devastante dell’accordo Ue-Turchia sui bambini migranti e rifugiati“. Obiettivo puntato, dunque, sulle conseguenze sulal salute mentale e il benessere generale dei piccoli. Il risultato è «inacettabile», dichiarano da Save the Children: incidenti e atti di autolesionismo che coinvolgono bambini anche di 9 anni si stanno moltiplicando, e le madri scoprono spesso le ferite sulle loro mani quando li aiutano a lavarsi. «Alcuni bambini, anche di 12 anni, hanno tentato il suicidio generando anche un meccanismo di emulazione tra i loro coetanei», si legge nel rapporto. Ancora, «c’è stata un’impennata nell’abuso di droghe e alcol nel tentativo di sfuggire a una realtà insostenibile, una vulnerabilità di cui spesso approfittano gli sfruttatori». I bambini, «a cui è stata negata ogni forma di educazione», sono stati coinvolti in proteste violente, hanno visto morire persone nei campi o perso tutto ciò che avevano negli incendi, sono stati costretti a passare l’inverno sotto tende inadeguate o a dormire all’aperto.

È successo così anche a Babak, rifugiato che si è ritrovato con un figlio di 12 anni in mezzo all’incendio dello scorso anno, che ha distrutto parte del campo sull’isola di Chios. «Ho visto cambiare radicalmente mio figlio – racconta -. È terrorizzato, da quando il campo è bruciato non dorme più bene la notte e ha continui incubi, come me. Nessuno vivrebbe in queste condizioni. Odio l’Europa e me stesso per tutto questo». Beyar, fuggito dall’Iraq con la moglie e 4 figli, ricorda: «Prima ci hanno portati al campo di Moria, dove c’erano sempre scontri con pietre e bastoni che terrorizzavano i bambini. Poi siamo stati trasferiti a Leros, ma anche qui la situazione è brutta: ci sono stati casi di abuso di bambini alcune settimane fa, ho paura per i miei figli». Molte le famiglie come la sua, spaventate al punto da trattenere i piccoli tutto il giorno nelle tende, per paura che possano subire violenze o abusi. E i piccoli sono sempre più terrorizzati per la mancanza di sicurezza, in campi dove sono rinchiusi tra filo spinato.

Le cose peggiorano ulteriormente, denunciano gli operatori di Save the Children, per i minori soli, spesso oggetto di attacchi e scontri nei quali la polizia interviene raramente, mentre usa in alcuni caso un livello di violenza ingiustificato nei confronti dei migranti e rifugiati. Bambini compresi. Molti dei piccoli fuggiti senza un adulto di riferimento, testimoniano, vivono in allarme continui e «fanno i turni per dormire cercando di proteggersi a vicenda». Altri ancora «sono scomparsi lasciando le isole grazie ai trafficanti o intraprendendo fughe solitarie».

Per l’associazione, è Andreas Ring, rappresentante in Grecia, a parlare. «L’accordo Ue-Turchia avrebbe dovuto bloccare il flusso dei migranti considerati irregolari verso la Grecia – tuona – ma a quale prezzo? I nostri operatori stanno rilevando un preoccupante deterioramento delle condizioni di salute e benessere mentale e temiamo che bambini e adolescenti possano sviluppare problemi a lungo termine come depressione, ansia da separazione, angoscia e stress post-traumatico, o anche conseguenze a livello fisico come problemi cardiaci o diabete». Molti di loro, prosegue Ring, «sono fuggiti da guerra o conflitti per finire in campi che chiamano “inferno”, dove si sentono più animali che uomini. Se le condizioni non miglioreranno, ci potremmo ritrovare con una generazione di bambini insensibili a una violenza che considerano normale, ma se si agisce subito, come sottolineano gli esperti, siamo ancora in tempo perché possano riprendersi da questi orrori».

A loro Save the Children offre “Spazi sicuri” all’interno dei campi, divenuti progressivamente un punto di riferimento importante, «ma è impossibile aiutarli a recuperare veramente se continuano a vivere in condizioni di instabilità e insicurezza estreme», osserva ancora Ring. L’associazione chiede quindi all’Unione europea e al governo greco «di intraprendere azioni immediate per porre fine alla detenzione illegale e ingiustificata dei migranti e rifugiati; di decongestionare le isole trasferendo bambini e famiglie in contesti sicuri; di creare strutture di accoglienza adatte per i 2.100 minori non accompagnati particolarmente vulnerabili, e trasferire i bambini con problemi di salute mentale in strutture dove possano ricevere cure e assistenza specifiche». In particolare, agli Stati membri dell’Unione è rivolta la richiesta di rispettare i loro impegni per il ricollocamento dei richiedenti asilo dai Paesi di ingresso come la Grecia e l’Italia, con un appello ad abbandonare il criterio di nazionalità e facilitare i ricongiungimenti familiari. «È inaccettabile – concludono da Save the Children a proposito dell’anniversario della firma tra Ue e Turchia – che nonostante conseguenze di così grave entità sulla vita dei bambini, questo accordo venga indicato dall’Europa come un modello da seguire per la cooperazione con altri Paesi di transito quali la Libia o l’Egitto».

17 marzo 2017