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A Genova lo sguardo di Francesco su bambini e lavoratori

L’Ospedale pediatrico Gaslini e gli stabilimenti dell’Ilva tra le tappe più significative del viaggio papale: «Lavoro e dignità per i giovani»

L’Ospedale pediatrico Gaslini e gli stabilimenti dell’Ilva tra le tappe più significative del viaggio papale: «Lavoro e dignità per i giovani» 

«Tante volte faccio e rifaccio la domanda: perché soffrono i bambini? Non trovo spiegazione, solo guardo il Crocifisso e mi fermo lì». Francesco ha lo sguardo basso quando esce dall’ospedale pediatrico Gaslini. Lì ha incontrato il dolore della malattia: quello dei più piccoli e dei loro genitori. È sicuramente il momento più delicato e toccante allo stesso tempo del suo viaggio a Genova. Non c’erano telecamere né fotografi. Il dolore, quel dolore, si rispetta. Si custodisce da sguardi indiscreti. Bastava quello di Francesco; quello che alla fine va a posarsi sul Crocifisso, in silenzio, senza trovare spiegazione.

«Questo Istituto – ha ricordato – è sorto come atto d’amore del Senatore Gerolamo Gaslini. Egli, per onorare la figlia morta in tenera età, lo fondò spogliandosi di tutti i suoi beni: società, stabilimenti, immobili, soldi e persino della sua abitazione. Pertanto questo Ospedale, conosciuto e apprezzato in Italia e nel mondo, ha un ruolo speciale: continuare ad essere simbolo di generosità e di solidarietà». Il Papa ha invitato a essere «attenti alle necessità dei vostri piccoli pazienti, chinandovi con tenerezza sulle loro fragilità, e vedendo in loro il Signore. Chi serve i malati con amore serve Gesù che ci apre il Regno dei cieli».

Prima del saluto, il Papa ha
lasciato una dedica sul libro degli ospiti: «A tutti coloro che lavorano in questo Ospedale, dove il dolore trova tenerezza, amore e guarigione, ringrazio di cuore il loro lavoro, la loro umanità, le loro carezze a tanti bambini che, da piccoli, portano la croce. Con ammirazione e gratitudine. E, per favore, non dimenticatevi di pregare per me».

All’Ilva, tra i lavoratori dell’acciaio, il primo incontro pubblico di Francesco a Genova. Lo zucchetto del Papa si perde quasi tra i tanti caschetti gialli e blu. A loro dice: «L’obiettivo vero da raggiungere non è un reddito per tutti, ma il lavoro per tutti, perché senza lavoro per tutti non ci sarà dignità per tutti». Ne è convinto il Papa, che rispondendo alle domande dei lavoratori dell’Ilva ha definito «ideologia» il pensare che «solo un terzo dei lavoratori lavoreranno e gli altri sono mantenuti da un assegno sociale».

«Il lavoro di oggi e di domani sarà diverso, forse molto diverso – pensiamo alla rivoluzione industriale – ma dovrà essere lavoro, non pensionati, lavoro», ha ammonito a braccio: «Si va in pensione all’età giusta, è un atto di giustizia, ma è contro la dignità delle persone mandarle in pensione a 35-40 anni, dargli l’assegno dello Stato e avanti. Ho da mangiare sì, ho la dignità no, perché non ho lavoro».

«Senza lavoro si può sopravvivere, ma per vivere occorre il lavoro, e la scelta è fra il sopravvivere o il vivere», il grido d’allarme, soprattutto riguardo ai giovani. «Voi sapete la percentuale di giovani disoccupati dai 25 anni in giù che ci sono in Italia? Cercate le statistiche», l’invito sempre a braccio: «E questa è un’ipoteca per il futuro, perché questi giovani crescono senza dignità, perché non hanno il lavoro che è quello che dà la dignità. Un assegno statale, mensile che ti faccia portare avanti la famiglia non risolve i problemi. Il problema va risolto col lavoro per tutti».

29 maggio 2017