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Acs dedica il Natale ai cristiani perseguitati

“Aiuto alla Chiesa che soffre” impegnata in Siria e in Iraq: progetti per finanziare il riscaldamento dei profughi e il rifornimento di latte e pannolini

“Aiuto alla Chiesa che soffre” impegnata in Siria e in Iraq: progetti per finanziare il riscaldamento dei profughi e il rifornimento di latte e pannolini 

Arriva l’inverno nella Siria martoriata dalla guerra. Sulle montagne del Paese le temperature posso essere estremamente rigide anche ad altitudini minime, «e per i rifugiati che vivono in capanne e container i prezzi del gasolio da riscaldamento – dicono da Aiuto alla Chiesa che soffre – sono troppo alti. Nei villaggi di Michrefeh, Rable, Ain Hlaquim e altri, nella diocesi di Laocidea, a un’altitudine di 700 metri vivono alcune migliaia di famiglie cristiane. Per 600 di esse, compresi bambini e anziani – spiega il direttore di Acs Italia, Alessandro Monteduro -, ci siamo fatti carico dei costi di riscaldamento. Noi chiediamo ai nostri connazionali: volete dare loro una mano?».

Ma i progetti per la Siria non finiscono qui. Acs si è impegnata anche a donare pannolini puliti e latte ai neonati, le vittime più indifese della guerra. Monsignor Antoine Chbeir, Vescovo maronita di Lattaquié, ha istituito un’apposita commissione denominata “Pannolini e Latte”, i cui componenti si sono chiesti: quali famiglie ne hanno bisogno? quanti sono i lattanti? dove troviamo i pannolini? e il latte? i biberon? chi può pagare tutto questo?. Nel frattempo il loro numero è aumentato esponenzialmente. «Siamo arrivati ormai a quota 650. Non hanno altro che le braccia delle loro mamme… La diocesi chiede un aiuto che duri più di un giorno. Anche per questo – afferma Monteduro – ci rivolgiamo alla nostra comunità di benefattori».

L’altra nazione in gravissima difficoltà è l’Iraq, e per essa «Acs intende garantire un nuovo convento a 10 suore scacciate dall’Isis. Insieme ad altre decine di migliaia di Cristiani queste Figlie del Sacro Cuore di Gesù non hanno più una casa. Il 24 novembre 2014 il loro convento a Mosul è stato distrutto dai miliziani del sedicente Stato Islamico. Da allora – spiega Monteduro -, si sono rifugiate ad Ankawa, un quartiere di Erbil, nel Kurdistan iracheno, come tutti quei Cristiani che, nell’agosto di due anni fa, hanno dovuto abbandonare tutto per fuggire da Daesh. Ad Ankawa la gente può contare su di loro per il sostegno materiale, per l’ascolto e per rimanere cristiana. Queste suore infatti sono anche catechiste, liturgiste, insegnanti del coro, insostituibili collaboratrici nella pastorale. Ora però necessitano di un convento che sarà messo a punto convertendo a questo uso un edificio già esistente».

 

2 dicembre 2016