Action Aid, Italia maglia nera nella lotta alla povertà
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Action Aid, Italia maglia nera nella lotta alla povertà

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Nel rapporto presentato dall’associazione, il nostro Paese risulta all’ultimo posto in Europa negli aiuti pubblici allo sviluppo 

L’Italia veste la maglia nera tra i Paesi del G7 per l’aiuto pubblico allo sviluppo. A lanciare l’allarme è Action Aid che ha presentato ieri, giovedì 18, un rapporto che colloca il Bel Paese all’ultimo posto in Europa, con la Grecia, per quanto riguarda la lotta alla povertà. Il ritratto di una nazione in forte ritardo, ma che può ancora rialzarsi. Nel 2014 l’APS dell’Italia si è fermato allo 0,19% del PNL, ben lontano dallo 0,7% concordato a livello internazionale, che avrebbe dovuto raggiungere nel 2015. Tra i paesi Ocse – si legge nel rapporto – il nostro Paese si colloca in diciottesima posizione, insieme con Giappone, Stati Uniti e Portogallo, e prima della Spagna (0,13%); tra i paesi del G7 è invece in ultima posizione. Il risultato è comunque migliore di quello del 2013 (0,17%), ma è stato ottenuto anche conteggiando come aiuti le risorse investite per gestire la crisi dei rifugiati sul territorio nazionale, pari a 600 milioni di euro, ovvero il 60% dell’aiuto bilaterale italiano.

Dopo la spesa per i rifugiati
che giungono in Italia, i settori in cui investiamo di più sono sviluppo umano, salute, educazione; agricoltura e sicurezza alimentare; promozione dei diritti umani; ambiente e patrimonio culturale. «Dopo un lungo periodo di attesa, negli ultimi mesi la riforma della cooperazione ha registrato progressi significativi, anche grazie alla nomina di Laura Frigenti a Direttrice della nuova Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e quella di Mario Giro a Viceministro per la Cooperazione, carica rimasta troppo a lungo vacante».

«Ci auguriamo che il governo Renzi traduca gli annunci in realtà restituendo all’Italia un ruolo da protagonista, in linea con l’Agenda 2030 dell’Onu, trasformando l’eredità di Expo in impegni concreti per realizzare una vera democrazia del cibo. Se la nuova architettura della cooperazione italiana sta prendendo forma, molto resta da fare per incrementare le risorse, ridurre la volatilità degli aiuti e renderli più trasparenti. Sono necessarie politiche più coerenti e interventi meno frammentari, che privilegino gli stati fragili e meno avanzati. Va inoltre definito il ruolo del settore privato, che può essere una risorsa a patto che superi le stesse prove di efficienza e trasparenza delle Ong e che lavori per affermare i diritti umani, sociali e ambientali», ha dichiarato Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia.

Nel suo intervento, la direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Frigenti, ha dichiarato: «Con l’Agenda 2030, attraverso i 17 Obiettivi di sviluppo, si apre un nuovo modo di affrontare le sfide per un futuro sostenibile. È importante infatti la dimensione di universalità dei contenuti di tale Agenda, che guarda allo sviluppo armonico e multidimensionale di tutto il pianeta e va oltre la tradizionale distinzione fra paesi ricchi e paesi in via di sviluppo. Un approccio che mira dunque allo sviluppo in senso globale e che riguarda tutti i paesi in una visione planetaria. Perché la povertà, ovunque si trovi, va affrontata a livello individuale da ogni singolo paese. Questa visione porterà a un maggiore coinvolgimento di più ampi strati di opinione pubblica a livello internazionale e contribuirà a creare una coscienza collettiva su temi che oggi appaiono molto più vicini rispetto al passato, come per esempio i precedenti otto Obiettivi del Millennio del 2000. In questo scenario l’Agenzia italiana di cooperazione è chiamata a individuare nuovi percorsi condivisi e aperti al ruolo partecipativo di una molteplicità di attori sempre più ampia».

Nel suo intervento, il Presidente
dell’Inps Tito Boeri ha dichiarato: «Non c’è nulla di inevitabile nella povertà. Si può contrastare, come dimostra l’esperienza del Brasile con il programma Bolsa Familia. Non basta però la crescita economica per batterla: ci sarà sempre qualcuno che cadrà nelle maglie della povertà. Sono indispensabili politiche di contrasto che coinvolgano le istituzioni locali, affinché le facciano proprie e le mantengano nel tempo senza imposizioni dall’esterno. La seconda condizione necessaria è identificare davvero chi ha bisogno dell’aiuto. In paesi come l’Italia è più difficile individuare chi è più bisognoso: molti dei nostri programmi assistenziali vanno a beneficio del 20-30 per cento più ricco della popolazione invece che dei più poveri. Gli strumenti per realizzare tutto questo esistono, ma finora è mancata la volontà politica. La legge delega presentata in Parlamento è un’opportunità e deve andare avanti».

 

29 febbraio 2016