Adozioni gay: primo riconoscimento in Italia
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Adozioni gay: primo riconoscimento in Italia

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Il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto la richiesta di una coppia di uomini di riconoscere l’adozione di due fratellini ratificata da una corte britannica

Con un decreto pubblicato mercoledì 8 marzo il Tribunale per i minorenni di Firenze ha accolto la richiesta di riconoscimento dell’adozione di due bambini, tra loro fratelli, pronunciata da parte di una Corte britannica a favore di una coppia di uomini. I due papà, entrambi italiani, da tempo residenti nel Regno Unito, si sono rivolti ad Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford – per ottenere in Italia la trascrizione dei provvedimenti emessi dall’autorità straniera, a cui consegue per i figli il riconoscimento della cittadinanza italiana e del medesimo status e dei medesimi diritti riconosciuti nel Regno Unito.

Di fatto, è il primo riconoscimento, in Italia, di un’adozione di minori avvenuta all’estero da parte di una coppia di uomini. «Come si invocava nel ’68, ormai la fantasia è davvero al potere – è il commento del presidente del Movimento per la vita Gian Luigi Gigli -. Certamente essa è al vertice di quello giudiziario, con volontà di mettere le mani anche sul potere legislativo. In un colpo solo sono sovvertite le regole che riguardano l’adozione e quelle sulla cittadinanza. Non resta che fare gli auguri a questo nostro sfortunato Paese nelle mani della giustizia creativa». Anche il presidente dell’associazione Scienza & Vita Alberto Gambino, raggiunto da Tv2000, ha evidenziato che «il nostro parlamento non è più sovrano nel disciplinare queste situazioni». Si tratta, ha spiegato, di una decisione che riguarda un altro ordinamento. «In Inghilterra è consentito a due uomini di adottare un bambino. Questa decisione dimostra che in Italia viene ratificata una situazione presente in un altro ordinamento come se fosse il modello italiano. Questo significa – ha continuato Gambino – che l’Italia sta abdicando ai propri valori democratici e sta immettendo nel proprio ordinamento culture e riferimenti che non sono interni al nostro ordine pubblico. Tant’è che i giudici dicono che “ormai l’ordine pubblico interno dello Stato italiano è una serie di interazioni tra tutta una serie di principi che sono un po’ di stampo europeo, di convenzioni internazionali e di principi di altri ordinamenti”».

Sconcerto anche nella reazione del Forum famiglie, di cui si fa portavoce il presidente nazionale Gianluigi De Palo. «Un figlio, sfidiamo chiunque a dimostrare il contrario, nasce sempre da una mamma. Con questa sentenza – le parole di De Palo – i veri sconfitti sono in primo luogo i bambini e con loro le donne. Una donna, una madre, al netto della sua visione politica o ideologica non può accettare una decisione del genere e starsene in silenzio». Il presidente del Forum sottolinea che in questa storia l’elemento «più fragile e bisognoso di cura» è rappresentato dai due bambini. «Noi siamo convinti – ribadisce – che un bambino abbia bisogno di una mamma e di un papà. Vengono prima i desideri di due uomini ad avere dei figli o i diritti di due bambini ad avere una famiglia? Se iniziamo a dubitare anche su questo punto la situazione diventa grave perché non si tutela il più debole». La stessa legge 184 sull’adozione, riflette, mette al centro il bambino e non l’adulto «ma con questa sentenza un bambino da soggetto di diritti diventa oggetto di desideri altrui. Noi siamo convinti che sia lui il soggetto di diritti, ed è lui che deve essere primariamente tutelato».

Magistrati, docenti universitari e avvocati del Centro studi Rosario Livatino, presieduto da Mauro Ronco, evidenziano che «per l’ennesima volta dei giudici – in questo caso il Tribunale per i minori di Firenze – “creano” la legge, ponendosi in contrasto con orientamenti consolidati da decenni». Da sempre infatti «l’adozione ha puntato a riproporre per il minore condizioni il più possibili simili a quelle di una famiglia fondata sul matrimonio, così come prevista dalla Costituzione». Decisioni come quella di Firenze invece, «al di là della particolarità del caso specifico, contengono affermazioni dall’elevato tasso ideologico. Come quella secondo cui l’adozione da parte di due persone dello stesso sesso, pur ponendosi in contrasto con la legge interna, vedrebbe questa “cedere” rispetto al diritto privato internazionale: il tal modo però a “cedere” – stigmatizzano – è la nostra Costituzione, nei passaggi fondamentali che riguardano la maternità e l’infanzia». O, ancora, come quella secondo cui il diritto è chiamato a tutelare gli “affetti”: «In realtà – precisano – tutela la persona nella sua interezza, non soltanto le sue emozioni, soprattutto quando danneggiano i minori». O, da ultimo, quella secondo cui «non vi sono certezze su ripercussioni negative per il minore dal crescere con due “genitori” dello stesso sesso: come se privare un bambino della madre corrisponda al suo superiore interesse». Tutto questo, concludono gli esperti del Centro Livatino, «è quello che accade quando il Parlamento abdica».

10 marzo 2017