Al Borgo Ragazzi don Bosco una festa di accoglienza

Una famiglia siriana è stata accolta dalla struttura dedicata ai più giovani. Il vescovo Marciante: «Aiutare i giovani a trovare lavoro»

Una famiglia siriana è stata accolta dalla struttura dedicata ai più giovani. Il vescovo Marciante: «Aiutare i giovani a trovare lavoro»

È “accoglienza” la parola attorno alla quale si è svolta la festa di San Giovanni Bosco al Borgo Ragazzi. Un’accoglienza vissuta nelle sue forme più ordinarie come in quelle straordinarie che caratterizzano l’esperienza salesiana nel mondo. Non a caso domenica 31 gennaio, durante la Messa presieduta da monsignor Giuseppe Marciante, vescovo ausiliare del settore Est, questa accoglienza si è concretizzata nella presenza di una famiglia di profughi siriani che sono stati accolti dalla comunità.

Tra le novità presentate domenica 31, la “baby room” interna alla chiesa del Borgo, destinata ai bambini più piccoli durante le celebrazioni, e i nuovi locali destinati a un progetto da concretizzare presto: l’accoglienza in semiresidenzialità di giovani in difficoltà che potranno passare al Borgo i loro pomeriggi, dopo la scuola, per poi rientrare a casa la sera. Una nuova struttura di accoglienza che si affianca alla Casa famiglia, al Centro diurno e agli altri progetti che da anni il Borgo sostiene, perché i giovani pongono sfide educative sempre nuove.

Nella sua omelia, monsignor Marciante ha ricordato che oggi la sfida più urgente è «dare ai giovani la speranza di poter realizzare la propria vita attraverso il lavoro». I dati sulla disoccupazione giovanile parlano chiaro: 38% a gennaio 2016, e molto alto resta il numero dei cosiddetti Neet, cioè dei giovani che non sono né nei percorsi di formazione né in quelli lavorativi. Un’emergenza analoga, anche se collocata in un differente contesto storico – ha ricordato il vescovo Marciante – è stata quella per la quale don Bosco ha cercato una risposta: togliere dalla strada i giovani, di cui nessuno si fidava e di cui nessuno si prendeva cura, anche perché facevano paura. Come creano insicurezza quelli di oggi, che la maggior parte delle persone considera persi, tra consumi di sostanze e microcriminalità. Don Bosco diede loro fiducia e strumenti per costruirsi un futuro attraverso il lavoro.

Per tutto questo, secondo monsignor Marciante, nell’anno del Giubileo bisogna prendere atto che «c’è un’ottava opera di misericordia e riguarda il lavoro. Aiutare un altro a trovare un lavoro è un miracolo che oggi dobbiamo riuscire a fare. Specialmente tra i giovani, che don Bosco tanto amava». Dunque anche oggi «bisogna formare ai mestieri d’urgenza, che costituiscono un bacino che può aprire qualche prospettiva a questi giovani». E la «creatività salesiana», non può evitare la sfida. «Vi auguro di riuscire a sognare un futuro per i vostri giovani e che questo sogno, attraverso il vostro lavoro, si possa realizzare», ha concluso il vescovo.

 

5 febbraio 2016