L'informazione della Diocesi di Roma

Al Conservatorio Santa Cecilia, “Un organo per Roma”

Una rassegna, giunta alla sua terza edizione, che vuole richiamare l’attenzione sull’assenza di un organo da concerto nella Capitale

Una rassegna, giunta alla sua terza edizione, che vuole richiamare l’attenzione sull’assenza di un organo da concerto nella Capitale 

Inaugurata il 20 febbraio, la terza edizione del festival “Un Organo per Roma” torna ad allietare le serate romane con sei grandi concerti ad ingresso gratuito. Ideata da Giorgio Carnini, la kermesse è promossa dall’associazione Camerata italica in collaborazione con la Iuc-Istituzione universitaria dei concerti, l’Accademia filarmonica romana e il Conservatorio “Santa Cecilia” di via dei Greci, sede – quest’ultimo – anche del festival e unico luogo laico della capitale ad ospitare un organo. Qui è infatti conservato il glorioso Walcker-Tamburini: costruito nel 1894 e restaurato nel 2011 secondo i dettami di una mirabile arte organaria, è stato suonato da tanti grandi musicisti del passato. La rassegna nasce dall’esigenza di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul problema della mancanza di un organo da concerto nella città eterna. Per la Sala Santa Cecilia del Parco della Musica, Renzo Piano lo aveva previsto: nel 1995 lo stesso Carnini fece parte di una commissione incaricata di redigere un progetto, che fu poi approvato ma che per una serie di circostanze si arenò.

Con due edizioni all’attivo,
oggi si può dire che il festival è riuscito nel suo intento «di risvegliare nella nostra città, dopo anni di letargo, l’interesse degli ascoltatori verso la musica d’organo – racconta Carnini, italiano d’origine ma formatosi musicalmente in Argentina -, tanto da poter affermare che il concertismo organistico nella capitale s’identifica con “Un organo per Roma”». A decretarne il successo è stata innanzitutto la scelta dei programmi, volta a sottolineare le infinite possibilità dell’organo attraverso il dialogo con strumenti insoliti, come ad esempio la marimba, e forme musicali diversissime. Quanto alla musica contemporanea, anch’essa è entrata nella programmazione con varie prime esecuzioni commissionate appositamente dal festival. Infine, «altra carta vincente è stata la partecipazione di artisti di riconosciuta qualità – spiega con orgoglio Carnini -, fra i quali molti docenti del Conservatorio, che si sono prestati generosamente a sostenere il nostro progetto». In breve, una miscela di ingredienti capace di incantare la platea.

La terza stagione si apre con un omaggio a due grandi strumentisti del recente passato, Ferruccio Vignanelli e Fernando Germani, figure storiche della musica del ‘900. Al primo, organista e clavicembalista, è stato dedicato il concerto inaugurale a cui hanno preso parte due suoi figli, Barbara e Ferruccio Vignanelli Zichella. A Fernando Germani è invece dedicato il concerto del 28 febbraio, intitolato “Una grande Scuola per una grande Musica”, affidato all’organista Alessandro Licata. Il programma è bachiano, in ricordo degli storici cicli dell’opera completa per organo del Cantor di Lipsia, eseguiti da Germani in varie chiese romane a partire dalla fine della Seconda Guerra mondiale, quando fu consentito anche ai prigionieri tedeschi di assistere alle sue esecuzioni. “La tradizione europea” è il titolo dato all’appuntamento del 2 aprile, con l’organo che sposerà voce e pianoforte a raccontare in note quattro secoli di grande musica, da Frescobaldi e Bach a György Ligeti e Arvo Pärt. Sul palco, per il concerto del 9 aprile dedicato a “L’organo in Italia al tempo di Verdi”, saliranno invece lo stesso Carnini – a cui il Comune di Roma nel 2000 ha affidato l’inaugurazione ufficiale dell’organo monumentale del Giubileo conservato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli – e l’Orchestra del Conservatorio “Santa Cecilia” diretta da Rinaldo Muratori.

Accanto ad alcune trascrizioni per organo
di brani operistici del Maestro di Busseto spicca il “Concerto in la minore per organo, archi, 4 corni e timpani op. 100” di Marco Enrico Bossi, che fece parte di quel piccolo gruppo di compositori da cui negli ultimi anni dell’Ottocento prese l’avvio la rinascita della musica strumentale in Italia. «Un gran musicista, il Bossi – scriveva di lui, Verdi – ed il primo degli organisti d’Italia e forse anche di fuori». Il concerto sarà introdotto da Raffaele Pozzi. A completare la rassegna due eventi insoliti: il primo è l’incontro tra l’organista Daniele Rossi e la banda musicale dell’Arma dei Carabinieri diretta dal tenente colonnello Massimo Martinelli (5 marzo). L’altro, infine, propone “Pierino e il lupo” di Prokofiev in un’originale versione di Angelo Bruzzese, che trasforma l’organo nel protagonista della fiaba, insieme alla voce recitante di Sandro Cappelletto. Il concerto sarà preceduto dalla prima esecuzione assoluta di un brano ispirato proprio al capolavoro del compositore russo, che è stato commissionato dal Festival a Franco Mirenzi (13 marzo).

26 febbraio 2016