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Al Museo di Roma arriva Artemisia Gentileschi

La famosa “pittora” romana del ‘600, da lungo tempo icona dell’autodeterminazione femminile, nelle sale di Palazzo Braschi fino al 7 maggio 2017

La famosa “pittora” romana del ‘600, da lungo tempo icona dell’autodeterminazione femminile, nelle sale di Palazzo Braschi fino al 7 maggio 2017

Gremite le sale di palazzo Braschi nella prima domenica di dicembre a pochi giorni dall’inaugurazione della mostra “Artemisia Gentileschi e il suo tempo”. Mostra il cui intento è quello d’osservare la talentuosità di Artemisia, oltre la nota tragica vicenda umana che la vide vittima di violenza da parte di Agostino Tassi, pittore amico del padre della giovane, Orazio. Intento in parte disatteso in quanto filmati e riflessioni nei saggi in catalogo ricostruiscono la triste vicenda processuale per esaltare la forza di Artemisia in quel frangente, il desiderio del padre di restituire la dignità all’intera famiglia  e le pene poco restrittive del tempo inflitte a Tassi, ritenuto colpevole.

Il percorso, suddiviso in sezioni cronologiche che scandiscono i suoi soggiorni a Firenze, Napoli, Venezia e Londra, è degno d’apprezzamento per la selezione delle opere, molte delle quali provenienti da importanti musei e collezioni; opere che attestano la raffinatezza di Artemisia, il cui confronto con artisti coevi, al di là delle molto citate rivendicazioni sulle abilità delle donne in ogni campo del sapere, ne illustra il tratto e le capacità narrative su temi comuni. Artemisia infatti non dipinge nature morte o altri soggetti che la tradizione pittorica riservava alle donne ma si cimenta su temi ispirati ai principi controriformistici della Chiesa cattolica. È una donna che viaggia, scrive lettere appassionate al suo amante, frequenta le corti più prestigiose del tempo, da quella del colto mecenate Cosimo II de Medici a quella di Giacomo I Stuart, influenzandone gli stili.

Eroine come Giuditta, Susanna, Ester, Lucrezia o la stessa Cleopatra si ripetono con variazioni interessanti sia quando il confronto si attua col padre, da cui aveva imparato a dipingere, sia con altri pittori. A sostegno di quanto detto, basti esaminare le tecniche narrative differenti nei dipinti riguardanti Giuditta e Oloferne: più drammatica e teatrale quella del padre, più espressiva quella di Artemisia, in cui il rapporto tra la Giuditta e l’ancella è di maggiore complicità, come si evince dal braccio della regina che si posa su quello della serva come a coinvolgerla in un necessario piano di fuga. Più languida appare la Giuditta del lucchese Guidotti che osserva l’osservatore come se avesse compreso di essere stata strumento di un destino più grande. Astrazione idealizzante ed estetizzante alla quale Artemisia preferisce la fierezza e il realismo della scena. Di tono più squisitamente cortigiano è invece la Giuditta del Baglione, che indossa una veste di colore blu acceso con una fusciacca rossa e una senape, in contrapposizione con l’umile veste della serva. Giuditta è raffigurata come una matrona elegante guidata, come da tradizione, da una forza soprannaturale che la estranea, la pone su un piano superiore rispetto all’azione stessa: porge alla serva il capo di Oloferne come se fosse un oggetto qualunque.

Il dipinto davanti al quale si sofferma estasiato più a lungo l’osservatore, deluso che il percorso ne preveda la collocazione in una sala angusta e di passaggio, è “Susanna e i vecchioni”, dipinto di Pommersfelde, che segna l’esordio artistico di Artemisia e la sua abilità nel disegno del nudo, che rievoca per armonia, sensualità e posa la classica Venere accovacciata. Al disopra della fanciulla innocente, in una composizione verticale, i due vecchioni lussuriosi che sembrano incombere su Susanna, eroina cara al ‘600, in quanto simbolo di castità della Chiesa.

In mostra anche “Autoritratto come suonatrice di liuto”, nel quale probabilmente Artemisia si vuol presentare come musa e rinomata artista di corte. Dipinto accostabile ai modelli musicali caravaggeschi e che, al pari di altri, presenta un’ambivalenza tra un soggetto meditativo che si dedica ad un’attività raffinata e la sensualità della suonatrice in linea, forse, col cantato oggetto della rappresentazione.

Per una migliore comprensione delle relazioni tra Artemisia e gli altri pittori si consiglia il ricorso alle audioguide. I pannelli esplicativi (in italiano e inglese), in tal senso, non sono sufficienti.

Artemisia Gentileschi e il suo tempo c/o Museo di Roma Palazzo Braschi – Ingresso da piazza Navona e da piazza San Pantale, 10. Fino al 7 maggio 2017. Catalogo Skira. Orari: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (la biglietteria chiude un’ora prima). Giorni di chiusura : 25 Dicembre, 1° Gennaio, 1° Maggio. Biglietti: Intero 11 euro; ridotto 9 euro. Speciale famiglia 22 euro. Informazioni e prenotazioni: tel. 060608 (tutti i giorni ore 9 – 21). 

13 dicembre 2016