Al Museo napoleonico un “Concerto per l’Imperatore”

Al Museo napoleonico un “Concerto per l’Imperatore”

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Al centro dell’evento arie e canti di epoca napoleonica eseguiti dal Saint George’s Anglican Church, coro parigino diretto dallo storico e musicologo Peter Hicks  

Un “Concerto per l’Imperatore” è quello che verrà eseguito il prossimo 29 aprile nelle sale del Museo Napoleonico di piazza di Ponte Umberto I, a Roma. Protagonista dell’evento mattutino (ore 11, ad ingresso gratuito) è il Saint George’s Anglican Church, coro parigino diretto dallo storico e musicologo Peter Hicks, che presenterà al pubblico romano un repertorio – tra arie patriottiche e canti rivoluzionari – interamente dedicato all’epoca napoleonica.

In scaletta ci sono, così, la celebre marcia di guerra del 1783 di Nicolas Dalayrac, “Veillons au salut de l’Empire”, e “Partant pour la Syrie”, composizione musicale ispirata dalla Campagna d’Egitto di Bonaparte e storicamente attribuita alla regina Ortensia di Beauharnais – figlia dell’imperatrice Giuseppina e madre del futuro Napoleone III -, che vi lavorò a partire dal poema “Le beau Dunois” del conte Alexandre de Laborde. In realtà, molti studiosi ritengono che il vero autore di questo brano, così caro ai bonapartisti tanto da farne l’inno nazionale non ufficiale del Secondo Impero essendo stata vietata l’esecuzione della Marsigliese, fu il compositore Louis Brouet, al quale fu però intimato il silenzio per ragioni di Stato.

Il Maestro Hicks proporrà anche alcune
composizioni di Nicolas-Etienne Méhul, a cui lui molto si è dedicato. Musicista precoce, tanto da ottenere all’età di appena 10 anni il posto di organista supplente al convento francescano dei Recolletti a Givet, nelle Ardenne, Méhul fu uno dei primi compositori romantici di Francia. Del suo repertorio verranno eseguiti tre memorabili pagine: la “Cantate pour le mariage de l’Empereur” (“O doux printemps”), il cui spartito, scritto in occasione delle nozze tra Napoleone e Maria Luisa, è stato rintracciato proprio da Hicks solo pochi anni fa nell’archivio dell’Opera Garnier a Parigi. La composizione sarà eseguita per la prima volta in Italia. La seconda proposta dal repertorio di Méhul è il “Chant Triomphal”, anch’esso in prima esecuzione italiana, e “Le chant du départ”. Inno alla libertà dal dispotismo, popolare presso le armate repubblicane e napoleoniche, quest’ultimo brano fu detto “frère de La Marseillaise”: Napoleone lo preferiva infatti a questa, che considerava eccessivamente giacobina.

Precursore dell’opera comica francese, del compositore belga André Grétry verrà proposta invece la sua “La victoire est à nous”, uno dei canti militari più popolari della Grande-Armée. Stimato da Napoleone, Grétry – poi naturalizzato francese – fu anche uno dei primi a ricevere la Légion d’Honneur. Per questo originale concerto saranno anche eseguiti “Ou peut-on être mieux qu’au sein de sa famille”, uno dei brani più amati dall’Imperatore, e il Coro de “La caravane du Caire”, all’epoca utilizzato come canto di vittoria dalle armate rivoluzionarie e napoleoniche. Opera-balletto in tre atti, “La Caravane du Caire” riscosse il primo successo nel 1783 a Fontainebleau davanti alla corte di Maria Antonietta e Luigi XVI.

Un successo che dipese dalla capacità di Grétry di sostituire alle severa tradizione della “tragédie-lyrique” un carattere drammaturgico leggero, aggiungendovi cori e danze. Chiuderà l’omaggio all’Imperatore, il raffinato quartetto “Le tombeau de Napoléon” , opera di una compositrice rimasta sconosciuta: una rara evocazione musicale della morte di Bonaparte a Sant’Elena, quella “isola delle nebbie” dove Napoleone trascorse il suo definitivo esilio.

 

20 aprile 2017