Al Teatro di Villa Torlonia la musica dell’intercultura

Al Teatro di Villa Torlonia la musica dell’intercultura

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Primo appuntamento il 19 febbraio con l’orchestra Ars Ludi e il coro Cantores in Laetitia su musiche di Purcell e Mascagni

È lo scambio interculturale la matrice degli spettacoli ospitati dal Teatro di Villa Torlonia. Nel cuore di Roma, immerso in un rigoglioso ambiente naturalistico, tra laghetti, boschi di bambù e vialetti in pietrisco, va in scena un programma musicale segnato da scambi e collaborazioni con un gran numero di ambasciate, accademie internazionali, enti ed istituzioni culturali italiane e straniere. Tra i prossimi appuntamenti in calendario, il 19 febbraio – per “La musica nel cuore” – l’orchestra “Ars Ludi” ed il coro “Cantores in Laetitia” condurranno il pubblico nelle magiche atmosfere corali con l’interpretazione di temi di Faurè, Mascagni, Jenkins, Verdi, Purcell, Gershwin, Anka, Arbeau, Orff, Lehar.

«Ogni singolo brano proposto
– spiegano gli organizzatori – viene preceduto dalla descrizione dettagliata dell’opera e di note sul suo autore, così che lo spettatore possa entrare in piena sintonia con lo spirito della serata. Il concerto si prefigge anche la finalità sociale di educare, soprattutto le giovani generazioni, ai sentimenti più alti della natura umana».

Le metamorfosi del sassofono,
da anonima pipa di nichel a uno degli strumenti musicali più geniali della storia della musica, verrà raccontata da Attilio Berni in “Sax Appeal” venerdì 24 febbraio, ore 19. Un viaggio, attraverso analisi storico-organologiche, musiche, aneddoti e filmati, per illustrare la genesi e le vicende di uno strumento che in 176 anni, cioè da quando nel 1841 Adolphe Sax lo ideò, ha conquistato lo scettro di re del jazz, in grado di restituire in note i più disparati umori dell’animo umano.

Il ciclo “I Bemolli sono blu” è invece dedicato a Debussy e al suo mondo: protagonisti della prima delle tre serate – venerdì 3 marzo – saranno due pezzi di rara esecuzione di Jules Massenet (“Deux impromptus” e “Eau dormante e Eau courante”). Il concerto proseguirà con diverse composizioni di Debussy e di Satie, e con l’enigmatico “Clair de lune” di Abel Decaux, per chiudersi con il valzer brillante “Peppermint Get” di Deodac de Séverac. La seconda serata, venerdì 10 marzo, è incentrata invece su due tra le composizioni più note di Debussy, “Estampes” e il secondo libro dei “Preludi”. Interprete d’eccezione è Philippe Bianconi, vincitore del premio della critica Diapason d’Or. L’ultimo concerto, infine, accosta la celebre suite “Children’s Corner” a pezzi sconosciuti di autori poco eseguiti come J. E. P. Cras e R. Hahn. L’appuntamento del 17 marzo si chiude con la composizione “Les soirs illuminées par l’ardeur du charbon” che Debussy offrì in cambio di carbone per far fronte al rigido inverno del 1916. Interprete del programma è il pianista e conduttore radiofonico Luca Ciammarughi.

“Caffè Trilussa” è invece il nome dello spettacolo musicale con testi del poeta romanesco che andrà in scena il 4 marzo. A dar vita alla musica saranno Pierfrancesco Ambrogio (voce e clarinetto) e Salvatore Zambataro (fisarmonica e clarinetto). La serata è aperta da “Caffè concerto”, tra le poesie del Trilussa che meglio introducono lo spettatore nell’atmosfera da Varietà dei tempi andati, per poi proseguire con alcune delle sue favole che riflettono ancora oggi i nostri molti vizi e le nostre minime virtù. A sottolineare le sfumature delle pungenti allegorie saranno la musica e recitazione giocata su colori e toni differenti per evocare il variegato bestiario trilussiano. La favola in musica di Sergej Prokofiev, “Pierino e il lupo”, sarà eseguita nell’appuntamento del 5 marzo (ore 17).

Commissionatagli dal Teatro Centrale dei Bambini di Mosca nel 1936, Prokof’ev terminò la partitura della sua opera, per voce recitante e orchestra, nel giro di pochi giorni. La favola, che ha per protagonista un bambino alle prese con le insidie del bosco, ha un dichiarato intento didattico. In questa versione per il Teatro di Villa Torlonia l’Ensemble Rossellini, formazione del quintetto di fiati classico più percussioni, assolve pur nella limitatezza strumentale il rispetto dei temi originali, compresi gli spari dei timpani, e adatta agli archi dell’orchestra originale il “tutti” del quintetto.

 

17 febbraio 2017