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Al Tiburtino III un presidio di migranti aperto al territorio

Gestito dalla Croce Rossa, dal 2015 ha accolto 1850 persone. Gli ospiti partecipano a diverse attività nel quartiere come la pulizia delle aree verdi 

Gestito dalla Croce Rossa, dal 2015 ha accolto 1850 persone. Gli ospiti partecipano a diverse attività nel quartiere come la pulizia delle aree verdi 

La prima parte della mattinata la dedicano alle pulizie del centro, ai piccoli lavori di manutenzione, ai corsi di italiano che si prolungano fino a pranzo quando, a turno, aiutano alla distribuzione dei pasti e al riordino della mensa. Il pomeriggio escono per incontrare i connazionali. È questa la giornata tipo degli 85 ospiti del centro di accoglienza di via del Frantoio 44/a, al Tiburtino III, gestito dalla Croce Rossa Italiana, l’unico a Roma ad accogliere rifugiati in attesa di ricollocamento europeo. E non solo. Si tratta, infatti, di un presidio umanitario che «non intende ospitare secondo categorie specifiche di assistenza ma in base alle necessità» ha spiegato Giorgio de Acutis, responsabile del centro per la Cri.

Attualmente nella struttura alloggiano immigrati
, per lo più provenienti dall’Eritrea (una delle poche nazionalità che può accedere al ricollocamento europeo), ma anche dal Gambia, Mali, Palestina, Tunisia, Somalia: due nuclei familiari con quattro bambini, tra i quali un neonato di due settimane e un romano di 50 anni. Quest’ultimo ha divorziato e ha perso il lavoro ed è stato accolto nella struttura quest’inverno per l’emergenza freddo. Attualmente frequenta un corso di formazione per l’assistenza domiciliare.

Fino a maggio il centro ha ospitato anche un bambino di cinque anni, Henock, arrivato in Italia con un parente. Era partito dall’Eritrea per raggiungere il papà in Olanda, la mamma è morta poco prima di imbarcarsi. Giunto al centro a novembre, era traumatizzato: grazie alle volontarie e alle donne eritree in poche settimane ha iniziato ad interagire con gli altri, motivo che ha spinto il tribunale dei minori a lasciare il bambino in via del Frantoio fino a quando non ha potuto a riabbracciare il suo papà.

Il presidio umanitario, per il quale si paventava una chiusura il 30 giugno, nei giorni scorsi ha ottenuto dal Dipartimento Politiche sociali, sussidiarietà e salute del Comune di Roma una proroga di sei mesi. Da tempo si pensa al “Ferrhotel”, vicino alla stazione Tiburtina, come struttura idonea ad ospitare gli immigrati in transito da Roma. «Il nostro auspicio – ha detto De Acutis – è che il Campidoglio utilizzi questi sei mesi di proroga per ristrutturare il “Ferrhotel” e per emanare un bando di gara pubblico per la gestione del centro». Nel caso in cui via del Frantoio dovesse chiudere i battenti fra sei mesi, Croce Rossa confida nella “cabina di regia” sui migranti istituita in Prefettura dal ministero dell’Interno e dal Campidoglio. «Siamo soddisfatti per questa nuova istituzione e siamo certi che, in caso di chiusura, Comune e Prefettura troveranno una nuova sistemazione per gli ospiti di via del Frantoio, il problema sarà per i nuovi arrivi» ha aggiunto De Acutis.

Attivo dall’ottobre 2015, il centro ha accolto
fino ad oggi 1850 persone. Il responsabile lo definisce un centro «sperimentale, unico nel suo genere» perché offre il tempo necessario per costruirsi una rete sociale e una alternativa per il futuro e, oltre ad accogliere tutti, ad avere i cancelli sempre aperti a chiunque voglia entrare per visitarlo, è aperto al territorio. Gli ospiti, infatti, spesso partecipano alle attività di volontariato del quartiere come la pulizia delle aree verdi. Il rapporto con i cittadini «è ambivalente» c’è chi «a prescindere è contrario alla presenza degli immigrati» (ad una manciata di chilometri di distanza c’è anche il punto di accoglienza dei volontari di Baobab Experience allestito in piazzale Maslax, alle spalle della stazione Tiburtina) e chi invece ritiene che i problemi del territorio siano altri. Venerdì pomeriggio nei pressi del centro si sono svolte due manifestazioni: una organizzata da CasaPound in segno di protesta per le attività di via del Frantoio e l’altra a favore.

Nei giorni scorsi alcuni cittadini che vivono
e lavorano nei quartieri di Tiburtino III, Pietralata, Colli Aniene, Verde Rocca hanno scritto una lettera aperta indirizzata al sindaco, Virginia Raggi, e al presidente del IV Municipio, Roberta Della Casa. «Non siamo contrari al centro, non si sono mai verificati episodi di pericolosità sociale – ha spiegato Luciano, uno dei promotori dell’iniziativa –. Ma riteniamo che focalizzando l’attenzione sul centro di accoglienza si distolga dagli altri seri problemi del territorio». In primo luogo la disoccupazione che riguarda il 55% dei residenti, la dispersione scolastica (il 25% dei giovani non frequenta la scuola dell’obbligo), la diffusione di microcriminalità e spaccio di droga. A breve il Municipio, su proposta della Croce Rossa e con la collaborazione degli ospiti del centro, della parrocchia, del centro anziani e della biblioteca comunale, effettuerà un censimento sociale per mettere in evidenza le fragilità del quartiere.

 

3 luglio 2017