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Al Vittoriano gli impressionisti del Musée d’Orsay

Prosegue il “tête-à-tête” con l’impressionismo grazie a una mostra di circa 60 opere tra sculture e dipinti provenienti dal museo d’Orsay

Prosegue il “tête-à-tête” con l’impressionismo grazie a una mostra di circa 60 opere tra sculture e dipinti provenienti dal museo d’Orsay 

La fugacità del momento al di lá della giustezza della posa: è la pittura degli impressionisti, che negli anni ‘50 e ‘60 operarono in Francia una rivoluzione dello sguardo, uscendo dal loro guscio, dal chiostro in cui si rifugiavano per essere in relazione solo con il cielo, per tornare tra gli uomini e dedicarsi allo spazio in cui si muovono personaggi, di cui si colgono abitudini sociali e abbigliamento.

Secondo una consuetudine del Vittoriano, la mostra si apre con un video introduttivo – in lingua francese con sottotitoli in italiano (la scelta del bianco per i caratteri non è molto indicata) – e prosegue con un percorso suddiviso in sezioni. Non importa se capolavori e pittori noti non siano numerosi. La rassegna consente comunque d’apprezzare artisti che hanno espresso il loro talento in una stagione felice per innovazioni artistiche e fortunata per consensi che, peraltro, ancora riscuote. Senza contare, poi, l’autorevolezza del museo d’Orsay.

Sono pittori che, come scriveva Zola nel 1868, amano il loro tempo e lasciano irrompere sulla tela la vita moderna. Artisti e letterati, familiari ed amici, signore della borghesia e adolescenti, rimandano a momenti di un’esistenza che si svolge fra città e campagna, interni domestici e gite lungo il fiume. E allora sull’esempio di Renoir, che da decoratore di ventagli e oggetti di porcellana, solo per avere commesse, si dedica al ritratto (dagli esordi fino alla fine), altri artisti come Bazille o Fantin Latour intraprendono lo stesso percorso. Da segnalare, rispettivamente, del primo “L’abito rosa” in cui su due piani del dipinto – contrassegnati dagli alberi – la modella, di schiena, guarda verso il borgo dai tetti arancioni (sud della Francia). E di Fantin Latour il ritratto della cognata Charlotte Dubourg. La donna – nubile – ha una postura elegante e dinamica, anche nel guardare oltre il dipinto. Le si addice la gamma dei colori grigi (fatta eccezione per il rosso del ventaglio, il bianco dei pizzi e il giallo dei fiori sul cappello).

È naturale tuttavia che il visitatore tenda a sostare più a lungo davanti a “L’altalena” di Renoir, capolavoro in cui si ha l’impressione di sorprendere – tra macchie di sole che penetrano le foglie – una conversazione che fa arrossire la donna. Lo stesso dicasi per gli altri suoi capolavori, come “La donna dallo jabot bianco”, “La bambina col cappello di paglia” o “L’ortensia” o “Le due sorelle” della Morisot (unica donna) o “Il balcone” di Manet, icona della borghesia parigina di fine Ottocento, scelta per presentare la mostra. Opera che, a dire il vero, deluse le aspettative: fu criticata per l’immobilismo dei personaggi e la vivacità del verde delle persiane e del blu della cravatta, in contrasto con gli abiti bianchi.

Di Degas sono in mostra non le ballerine che l’hanno reso celebre, ma ritratti in cui si rileva l’influenza di Rembrandt e i suoi studi sulla psicologia dei personaggi. Ad esempio mette in scena il dramma familiare di uno zio taciturno, distante anche fisicamente dalla moglie infelice.

Inconsueto il dialogo tra i dipinti esposti e le sculture di Rodin, Troubezsky – principe russo nato in Italia – che predilige il ritratto a figura intera, ma ridotto nelle dimensioni – e Medardo Rosso, il cui “Ecce puer” dà vita alla sua riflessione: “Ciò che è importante per me è far dimenticare la materia”. Affermazione che pare proprio quella d’un impressionista.

Chiude la mostra ‘La donna con caffettiera’ di Cézanne, icona di vita semplice. In esso il tavolo è raffigurato con una prospettiva più alta rispetto agli oggetti collocati sopra, preludio al cubismo. Infine ricordiamo “Il giocatore di carte”, sempre eseguito da Cézanne: uomo dalle spalle cadenti, immerso in un silenzio meditativo. Di questo soggetto esistono 5 tele, diverse per sfondo, numero di persone e formato.

IMPRESSIONISTI TÊTE À TÊTE c/o Complesso del Vittoriano, Via di San Pietro in Carcere. Fino al 7 /02/15. Curatori: Cogeval; Ferlier; Rey. Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 22.00; domenica 9.30 – 20.30. Biglietto: € 12,00 intero; € 9,00 ridotto. Catalogo: Skira €26. Informazioni: tel. 06/6780664.

 

13 novembre 2015