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Al Vittoriano i capolavori del Musée d’Orsay

Esposte 60 opere, dal 1848 al 1914; il periodo che annovera esempi eccellenti di accademismo, realismo, naturalismo, impressionismo, simbolismo e post impressionismo

Al Vittoriano è in corso la mostra che vanta già oltre 56 mila visitatori, conferma della predilezione del pubblico italiano, sempre il più numeroso nell’affollare ogni anno il museo parigino, per quello straordinario movimento artistico denominato, dapprima in senso dispregiativo, impressionismo, un tempo ridotto a semplice espressione di paesaggi soavi. La mostra rende omaggio al museo, ricostruendone la storia, quando un’ex stazione ferroviaria, sulle rive della Senna, fu trasformata in un museo (ripensato nel 1986 dal nostro architetto Gae Aulenti) che, per allestimento e prestigio delle collezioni, è diventato una delle istituzioni più importanti di Parigi e un patrimonio culturale mondiale. Museo che, favorito dall’essere dedicato ad un arco temporale circoscritto, si propone anche come una felice rievocazione delle controversie e discussioni estetiche, che hanno contraddistinto la storia dell’Ottocento. Dibattiti che hanno predisposto gli animi ad una più aperta e consapevole comprensione dell’arte agli albori del 900.

Il percorso della mostra – che consta di circa 60 opere, distribuite su due piani in 5 sezioni -, ricalca il criterio, più cronologico che monografico, del Museo. Attesta, infatti, la varietà degli stili, che coesistono e si contaminano reciprocamente in decenni compresi tra il 1848 e il 1914. Una carrellata affascinante di opere rappresentative del Museo, alcune sconosciute agli stessi parigini, e costitutive di quel periodo, che annovera esempi eccellenti di accademismo, realismo, naturalismo, impressionismo, simbolismo e post impressionismo. Apre il percorso la pittura accademica: la “Tamara” di Cabanel e la “Casta Susanna” di Henner, che riscossero un grande successo, parallelamente alla pittura realista di Courbert. Segue la pittura della Scuola di Barbizon e i suoi studi impressionisti sulla luce, con Monet, Pissarro e Cezanne, di cui il “Cortile di fattoria”, immerso in un’atmosfera austera e d’abbandono, è estraneo, con le sue porte finestre chiuse, alla sua consueta rappresentazione del soggetto.

E ancora la “Pastorella col suo gregge” di Millet, raffigurata da sola con i suoi animali (quasi una macchia di luci), in un paesaggio desolato, ma osservato nei dettagli, come si evince dai fiorellini visibili in primo piano; e poi Corot, vicino ai pittori di Barbizon, con “Un mattino” o “La danza delle ninfe”, rappresentazione classica di un tema mitologico, eseguita non con un’osservazione scientifica, ma attraverso il sentimento e la sensazione. Pittura nella quale la cortina degli alberi ha l’effetto di un sipario teatrale, evocato equivocamente dal titolo (in francese matinée alluderebbe agli spettacoli diurni).
Si passa poi ad ammirare i paesaggi marini di Monet, tema a lui caro, e a soggetti tratti della vita quotidiana come “I carbonai” dello stesso pittore; opera inconsueta, in quanto la Senna non è raffigurata come luogo festoso lungo le cui rive passeggiano allegri i domenicani, ma come un fiume che trasporta le chiatte, con carbonai intenti a rifornire le fabbriche. Intento non di denuncia sociale, ma puramente ispirato alla vita contemporanea, così come “La lavandaia” di Guigou, raffigurata di schiena, e la splendida pittura di Degas.

In mostra anche la Bella Morisot di Manet.Seguono esempi dell’evoluzione della storia dell’arte e del gusto, e dell’ampliamento delle collezioni del Museo, con “Il pasto” di Gauguin, natura morta tahitiana, con in primo piano un coltello disposto obliquamente sulla tavola per indicare la profondità dello spazio (sperimentazione d’esotismo, perché gli indigeni non erano soliti consumare i pasti seduti a tavola) e l’ “Italiana” di Van Gogh, quadro nel quadro, con la cornice che richiama i colori della gonna. Il percorso si conclude con l’eredità lasciata dall’impressionismo e l’avvento delle avanguardie novecentesche.

“Musée d’Orsay. Capolavori” c/o il Complesso del Vittoriano, Via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali). Fino all’8 giugno 2014. Curatori: G. Cogeval e X. Rey. Catalogo: Skira. Biglietto: € 12,00 intero; € 9,00 ridotto. Orario: dal lunedì al giovedì 9.30 –19.30; venerdì e sabato 9.30 – 23.00; domenica 9.30 – 20.30. La biglietteria chiude un’ora prima. Organizzazione: Comunicare Organizzando S.r.l. Per informazioni: tel. 06/6780664

11 aprile 2014