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Alfons Mucha al Complesso del Vittoriano

Un percorso dedicato all’artista ceco che ha riscritto le regole dell’arte del primo novecento. Esposte più di 200 opere, dalle tele ai profumi

Un percorso dedicato all’artista ceco che ha riscritto le regole dell’arte del primo novecento. Esposte più di 200 opere, dalle tele ai profumi

Al Complesso del Vittoriano una selezione di circa 200 opere rendono omaggio a Mucha (1860-1939), artista icona dell’Art Nouveau. Presentate per la prima volta a Roma, città che visitò con la moglie negli anni ‘20, le opere ben rappresentano la versatilità, la creatività sperimentatrice, dell’artista ceco, la cui immaginazione era al servizio dell’arte. Arte concepita come universale, non fine a se stessa, capace di ispirare e comunicare idee che contribuissero al progresso della società e, più in generale, dell’umanità. Un video introduttivo esaustivo ne ricostruisce il percorso artistico e umano, dalla formazione pittorica in patria e presso l’Accademia delle Belle Arti di Monaco, al soggiorno parigino dove conobbe, tra gli altri Gauguin, determinante per le successive scelte stilistiche.

Erano gli anni a cavallo tra 800 e 900, gli anni della cosiddetta Belle Époque, periodo di grandi trasformazioni culturali per la Francia, che apriva le porte a numerosi stranieri, studenti d’arte e non solo, provenienti in special modo dalle colonie di recente conquista, e che salutava, grazie alle più moderne tecnologie di stampa, nuove soluzioni espressive, che si traducevano in opportunità di lavoro.
In quest’ambiente Mucha divenne un illustratore quotato, a tal punto che gli proposero di realizzare cartelloni per Sarah Bernhardt, attrice che doveva debuttare in Gismonda, una nuova pièce teatrale. L’attrice consacrerà Mucha come il più grande cartellonista del tempo e la sua arte visiva divenne allora in tutta Europa lo “Stile Mucha”. Uno stile che oggi incontra anche il favore delle giovani generazioni, particolarmente affascinate da quest’arte decorativa raffinata e dalle soluzioni grafiche originalissime. Pertanto, la mostra è visitata anche da coloro che solitamente non frequentano i musei.

Uno “Stile Mucha” inserito nell’Art Nouveau, ovvero un’arte, nata a Parigi e poi diffusasi in tutta Europa, che prediligeva le linee curve, morbide e floreali. Alla domanda cosa fosse l’Art Nouveau – secondo la testimonianza del figlio – Mucha rispondeva che l’arte, eterna per sua stessa natura, non può mai essere nuova, nel senso che non può essere soggetta ai condizionamenti del tempo e alle mode passeggere. Affermazione che contrasta , a dire il vero, con il fatto che l’artista conobbe la fama proprio grazie a questa corrente particolarmente sensibile alle mode.

Il percorso prosegue articolandosi in sei sezioni (le prime tre più esteticamente godibili), che scandiscono il desiderio di Mucha di essere un artista pensante, un filosofo e un patriota. All’apice del successo, coronato dalle commesse per l’Esposizione universale di Parigi, volle dedicarsi ad un’opera che rendesse omaggio alla sua terra: l’ “Epopea slava”, per produrre la quale si recò cinque volte negli Stati Uniti per reperire i fondi. L’opera consta di venti tele, miranti a cogliere ciò che accomuna e caratterizza, differenziando,le le popolazioni slave. Lavoro monumentale di cui la mostra dà conto attraverso 10 studi preparatori, fotografie, disegni, appunti, indicazioni relative ai numerosi viaggi intrapresi per documentarsi.

Con l’indipendenza della Cecoslovacchia nel 1918 si avvera un sogno di Mucha che, per celebrare la quale, disegnò banconote, francobolli e documenti governativi. Quando però nel ‘39 i nazisti entrarono a Praga, fu tra i primi, in quanto personalità di spicco del paese, ad essere sottoposto ad un interrogatorio. Poco tempo dopo morì. Una sorta di testamento spirituale può essere considerato l’ultimo progetto,non portato a termine, originato nel ’36, quando già si affacciava l’ipotesi di una guerra. Si tratta di un trittico: “L’età della ragione, L’età della saggezza, L’età dell’amore”, la cui armoniosa combinazione dei tre principi ispiratori avrebbe favorito il progresso del genere umano.
Alphonse Mucha c/o Complesso del Vittoriano – Ala Brasini, Fino all’11 settembre 2016. Curatore: Tomoko Sato. Catalogo Skira.Orari: dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; venerdì e sabato 9.30 – 22.00; domenica 9.30 – 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Aperture straordinarie: Mercoledì 29 giugno 9.30 – 20.30; Lunedì 15 agosto 9.30 – 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietti: Intero € 13,00; Ridotto € 11,00; Universitari € 5,00 ogni martedì (escluso i festivi). Mostra Mucha + Mostra Barbie (biglietti acquistabili solo in mostra e validi per l’accesso immediato a entrambe le esposizioni): Intero € 21; Ridotto € 17; Ridotto bambini € 8.Informazioni e prenotazioni: T + 39 06 87 15 111.

 

10 giugno 2016