100 morti in mare, Centro Astalli: «Politiche migratorie inadeguate»

«Attivazione immediata di vie legali che consentano a chi scappa da guerre e persecuzioni di giungere in Europa per chiedere protezione; di non far accordi con paesi terzi in cui non vengono rispettati i diritti umani e in cui non sia pienamente assicurato il rispetto del diritto d’asilo; non ridurre lo sforzo di ricerca e soccorso delle imbarcazioni in difficoltà nel Mediterraneo». È quanto torna a chiedere a istituzioni nazionali e sovranazionali il Centro Astalli dopo l’ennesima tragedia del mare che ha visto morire in un naufragio 100 migranti in un barcone al largo della Libia.

Padre Camillo Ripamonti, presidente Centro Astalli, afferma: «La notizia di questi 100 migranti morti dovrebbe provocare indignazione e sgomento. Le politiche europee di chiusura mostrano ancora una volta la loro inadeguatezza nel gestire un fenomeno complesso come quello delle migrazioni. Umanità e lungimiranza guidino i governanti nel prendere decisioni che mettano al centro la persona e ispirino i cittadini ad aprirsi all’altro, in un ottica di promozione umana e solidarietà».

La situazione in Libia, si legge in una nota del Centro, «resta altamente instabile, nei centri di detenzione i migranti, esposti a violenze e abusi, rischiano la vita. Il tentativo di attraversare il mare per molti migranti è dunque l’unica possibilità di salvezza. Purtroppo come era prevedibile le trattative con la Libia e con i Paesi di transito anche se hanno ridotto rapidamente il numero degli arrivi non hanno cambiato nella sostanza fenomeni troppo complessi da essere risolti nell’immediato. A prova di ciò i migranti continuano ad essere vittime del traffico di esseri umani senza un’alternativa legale che consenta l’arrivo in Europa in sicurezza».

22 settembre 2017

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