Santa Maria in Trastevere, preghiera per i martiri del nostro tempo

Nella veglia con il cardinale Farrell, il ricordo dei cristiani copti uccisi in Egitto la Domenica delle Palme e di quanti sono stati uccisi per la loro fede. Per ognuno, accesa una candela

A due giorni dagli attentati che hanno insanguinato la Domenica delle Palme in Egitto la Comunità di Sant’Egidio, come ogni martedì della Settimana Santa, si è riunita ieri, 11 aprile, nella basilica di Santa Maria in Trastevere per una veglia di preghiera ecumenica presieduta dal cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del dicastero per i Laici, la famiglia e la vita, in ricordo di quanti in questi ultimi anni hanno dato la vita per il Vangelo nelle Americhe, in Africa, in Medio Oriente, in Asia e in Oceania, in Europa.

Il primo pensiero è andato ai fedeli della Chiesa copta ortodossa uccisi domenica mentre partecipavano alla Messa nella cattedrale di San Marco ad Alessandria, dove sono morte 16 persone, e nella chiesa di Mar Girgis a Tanta, dove ci sono stati 27 morti e 78 feriti. «In questi giorni tutti abbiamo negli occhi le immagini degli attentati in Egitto – ha detto il vescovo Paolo Lojudice -. Pregare per i martiri significa ricordare e ricordarci che la fede è una cosa seria e che per essa bisogna andare fino in fondo».

Un centinaio i nomi letti durante la veglia alla quale hanno partecipato rappresentanti delle varie confessioni: la Chiesa evangelica luterana, il Patriarcato ecumenico, la Chiesa anglicana e quella ortodossa di Romania. Il parroco Marco Gnavi e Alberto Quattrucci, della Comunità di Sant’Egidio, hanno scandito i nomi di sacerdoti, suore, operatori, frati e monaci uccisi per la loro fede. La maggior parte vittime dell’ultimo anno, come le suore Missionarie della Carità Anselm, Judith, Marguerite e Reginette, uccise nello Yemen il 4 marzo 2016, o padre Jacques Hamel, assassinato il 26 luglio 2016 da due terroristi islamici mentre celebrava la Messa nella chiesa di Saint Etienne du Rouvray a Rouen, in Francia. La più piccola tra i martiri ricordati: Intan Olivia Marbun, due anni appena, uccisa il 14 novembre 2016 in un attacco armato contro una chiesa nella città di Samarinda, nell’isola del Borneo. Per ogni nome è stata accesa una candela e 4 crocifissi sono stati portati in processione all’altare in rappresentanza dei 4 continenti. Si è pregato anche per la pace in Siria, per la resurrezione dell’Africa, per la liberazione dei tre padri Assunzionisti rapiti nell’ottobre 2012.

«Il martire è colui che coscientemente affronta gravissime sofferenze fisiche e morali in nome di una fede o per un alto ideale – ha affermato Farrell -. Quando si parla di martirio cristiano si pensa alle prime comunità. In realtà, la storia della Chiesa è attraversata da storie di innumerevoli uomini e donne che hanno versato il loro sangue per la fede. In questi ultimi decenni specialmente, si è registrata una recrudescenza delle persecuzioni a danno dei cristiani che ne hanno fatto il gruppo religioso più perseguitato di sempre». Il porporato ha rivolto un pensiero anche agli operatori della Comunità di Sant’Egidio uccisi nel mondo: «La Comunità da sempre impegnata a costruire ponti tra i popoli, a promuovere la concordia tra i fratelli in guerra, il dialogo interreligioso e l’ecumenismo ha nei martiri mirabili esempi a cui ispirarsi». Presenti Andrea Riccardi e Marco Impagliazzo, fondatore e presidente della Comunità di Sant’Egidio.

12 aprile 2017

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