Al servizio dei malati, con «sobrietà e sapienza»

«Silenzio, sobrietà e sapienza. Sono queste le tre parole che devono guidare il nostro servizio verso i fratelli malati. Dobbiamo cercare di essere prossimi a chi soffre e aiutarlo nelle sue necessità, perché in ognuno di loro c’è Cristo». Così il vescovo Lorenzo Leuzzi, delegato per la Pastorale sanitaria della Conferenza episcopale laziale, ha aperto sabato 23 settembre al santuario del Divino Amore il secondo Convegno regionale sul tema “Assistenza domiciliare e cure palliative: prospettive pastorali e percorsi formativi”, promosso dal Centro diocesano per la pastorale sanitaria e dalla Consulta regionale di pastorale della salute. «Non dobbiamo dimenticare – ha rimarcato il presule – che il nostro obiettivo deve essere soprattutto quello di curare i malati, concetto che diventa ancora più importante di guarire a tutti i costi».

E proprio a sottolineare questo tema dell’importanza della cura è intervenuto all’incontro l’oncologo Massimo Bratta, che ha raccontato la sua esperienza  di medico operante nell’Hospice San Francesco dell’ospedale San Camillo De Lellis a Rieti. «Chi arriva da noi – ha riferito – quasi sempre è nella fase terminale della malattia. Noi cerchiamo allora di aiutarlo in tutti i modi che possiamo, attraverso supporti psicologici e spirituali, ma anche attraverso cure palliative del dolore, per rendere il più sereno possibile l’avanzamento della patologia». E l’Hospice spesso diventa per queste persone e per i loro famigliari una seconda casa, dove trovano conforto e cure. «Alcuni dei nostri ospiti – ha continuato l’oncologo – ci hanno lasciato dei dipinti fatti da loro, oppure dei libri o ci hanno aiutato a curare il nostro giardino. Oggi che sono scomparsi, il loro ricordo continua a vivere con noi».

La necessità di curare anche quando una guarigione non sempre è possibile diventa un fattore anche legale. «C’è una normativa specifica che ricorda questo – ha evidenziato Emanuele Bilotti, docente all’Università Europea di Roma -: il dovere di ogni medico è proprio quello di assicurare al suo paziente un giorno in più di vita, non in meno». In questa direzione, grazie alla ricerca oggi sono stati fatti passi da gigante, anche di fronte a malattie che un tempo sembravano senza soluzioni di cura. «Attualmente – le parole di Sebastiano Filetti, docente di Medicina alla Sapienza – molte patologie mortali sono state trasformate in croniche, questo vuol dire che il malato dovrà prendere farmaci e curarsi spesso per tutta la vita, però conducendo un’esistenza il più possibile normale».

La conclusione del convegno è stata affidata a monsignor Andrea Manto, incaricato della Commissione regionale per la pastorale della salute oltre che direttore del Centro diocesano per la pastorale sanitaria, che ha messo in evidenza l’importanza della formazione degli operatori sanitari nell’ambito delle cure palliative e un sempre maggiore bisogno di un collegamento tra la Pastorale della salute e le differenti realtà ospedaliere ed assistenziali presenti sul territorio.

25 settembre 2017

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