Asma bronchiale: tosse e affanno smascherati dalla prova respiratoria

Colpito 1 bambino su 10 in età scolare; in età prescolare frequenza triplicata. I sintomi nel periodo autunnale e invernale: mancanza di fiato, “sibilo”, oppressione toracica. Le prove respiratorie

L’ambulatorio di Broncopneumologia dell’Ospedale Bambino Gesù, afferente alla Uoc Broncopneumologia diretta da Renato Cutrera, effettua circa 3mila visitel’anno di bambini affetti principalmente da sintomi asmatici. Si eseguono prove respiratorie e studi allergologici; laddove siano presenti le indicazioni i bambini eseguono ulteriori indagini quali dosaggi immunitari, test del sudore e studi radiologici. Sono previsti ricoveri nel caso di esami di maggiore impegno per il paziente quali valutazioni dei parametri cardiorespiratori con monitoraggio continuo, Tac con mezzo di contrasto in bambini molto piccoli, esami che richiedano sedazione generale come le broncoscopie. Di seguito, le principali nozioni che ogni genitore deve conoscere a proposito della patologia cronica più diffusa in età pediatrica: l’asma bronchiale.

Cos’è l’asma bronchiale e quanto è diffusa. L’asma bronchiale è una patologia caratterizzata dalla ricorrenza di episodi di tosse e affanno respiratorio dovuti all’infiammazione e al restringimento dei bronchi. Si calcola che ne sia affetto circa 1 bambino su 10 in età scolare. In età prescolare la frequenza è addirittura triplicata a causa delle ricorrenti infezioni virali a cui i bambini vanno incontro; queste possono determinare infiammazione bronchiale anche in bambini non allergici, ma con dei bronchi più irritabili perché esposti a fattori inquinanti come il fumo di sigaretta. Possono incidere anche fattori anatomici: tra questi, un calibro bronchiale ridotto nei primi anni di vita.

Come evolve negli anni, cosa la determina. Non è possibile sapere quali di questi pazienti continueranno a presentare l’asma anche da grandi; in genere avranno maggiori probabilità i figli di genitori asmatici o i bambini che presentano precocemente allergie. Al momento, nonostante la notevole efficacia dei farmaci nel controllare la sintomatologia, non esiste una terapia in grado di bloccare l’evoluzione negativa verso l’asma da adulti. La frequenza dell’asma tende a diminuire in età scolare quando il fattore più importante in grado di scatenare i sintomi non è più rappresentato dai virus, bensì dalle allergie. Queste possono essere sviluppate verso sostanze che vengono abitualmente respirate in casa (acari della polvere domestica, muffe, peli di gatto o di cane) o nell’ambiente esterno (pollini di graminacee, di parietaria, di olivo o altre piante). Tali sostanze sono chiamate allergeni respiratori e nei soggetti sensibilizzati determinano la comparsa dei sintomi respiratori, a riposo o durante l’attività fisica (asma da sforzo).

Come si manifesta. Tipicamente la maggior parte di questi bambini presenta i sintomi durante il periodo autunnale e invernale, quando la diffusione delle infezioni delle vie respiratorie è particolarmente elevata: il bambino, a distanza di 1-2 giorni dall’iniziale presenza di un comune raffreddore, manifesterà ripetuti colpi di tosse e affanno respiratorio, più o meno evidente. All’esame clinico si apprezza la presenza del tipico suono emesso durante la fuoriuscita dell’aria intrappolata nelle vie bronchiali, il sibilo. Se la crisi asmatica è molto importante, il bambino appare prostrato e può presentarsi pallido o addirittura cianotico. Può presentare difficoltà a parlare, interrompendo continuamente il discorso per la mancanza di fiato; può inoltre manifestare un senso di oppressione nella zona del torace.

La diagnosi. La diagnosi si effettua sulla base della raccolta dei dati forniti dai genitori, su un esame clinico, sull’esecuzione di prove respiratorie e sulla valutazione dell’efficacia delle terapie antiasmatiche prescritte.

Gli accertamenti. Le prove respiratorie sono molto importanti, da eseguire prima e dopo la somministrazione dei farmaci antiasmatici. La tecnica più affermata è l’esame spirometrico che si esegue chiedendo al bambino di respirare, mediante un boccaglio, in uno strumento capace di misurare i flussi e i volumi d’aria espirati forzatamente. I test allergici definiscono quali sostanze sono in grado di infiammare le vie respiratorie. La principale tecnica allergologica è costituita dal Prick Test. Questo consiste nell’applicare sulla cute alcune gocce contenenti le sostanze a cui il bambino è sospettato essere allergico. Con la lieve pressione di un ago, una minima parte della sostanza penetrerà attraverso la cute e, nel caso in cui il bambino sia allergico, si determinerà una reazione locale (eritema e ponfo).

Il piano terapeutico. Nello stabilire una corretta terapia è innanzitutto importante fornire ai genitori e al paziente le informazioni basilari su quali fattori scatenano i sintomi, come poterli evitare o ridurne l’esposizione, come una terapia farmacologica ben condotta e controlli specialistici periodici consentano di controllare la ricorrenza dei sintomi. Visto che la terapia è maggiormente condotta tramite farmaci somministrati con l’uso di spray e distanziatore è importante che venga ben spiegata e verificata ai controlli successivi la tecnica con cui il bambino assume il farmaco.

La terapia. Distinguiamo due categorie di farmaci: quelli usati per curare i sintomi (sintomatici) e quelli somministrati per non consentirne la ricomparsa (farmaci di mantenimento). I primi sono impiegati per curare il bambino nel momento della difficoltà respiratoria. I farmaci beta-adrenergici sono i principali, hanno azione dilatante de i bronchi. Gli steroidi somministrati per bocca o in fiale (intramuscolo o endovena) sono riservati alle situazioni più gravi e agiscono riducendo lo stato infiammatorio. I farmaci di mantenimento possono essere rappresentati dai farmaci steroidei somministrati tramite aerosol o più semplicemente con lo spray e distanziatore; sono indicati solo in pazienti asmatici con sintomi ricorrenti. Somministrati costantemente per un determinato periodo di tempo, consentono nella maggioranza dei casi di eliminare la ricorrenza dei sintomi. Anche gli antileucotrienici sono farmaci impiegati con successo allo scopo di contenere la ricomparsa dei sintomi, hanno il vantaggio di essere assunti per bocca ma sono in generale meno efficaci dei primi. Farmaci destinati a pochi pazienti in pediatria sono i broncodilatatori a lunga durata di azione e, riservati davvero a pochi casi, gli anticorpi anti IgE.

*Uoc Broncopneumologia dell’Ospedale Bambino Gesù