Bambino stressato…letto bagnato

L’enuresi notturna è un fenomeno piuttosto frequente nell’età pediatrica, consiste nel perdere involontariamente l’urina durante il sonno in una fascia di età in cui il bambino in genere ha già acquisito il controllo sfinterico. Sono molti i bambini che soffrono di questo disturbo soprattutto fino ai 5-6 anni ed in genere si risolve spontaneamente. A volte è presente una familiarità del problema, cioè ne possono aver sofferto genitori o fratelli e può perdurare fino alla fase pubere. Occorre precisare che nei bambini piccoli bagnarsi durante la notte è abbastanza normale perché la loro vescica non ha ancora acquisito completamente il pieno controllo del processo contenitivo e quindi fino a 5 ,6 anni qualche pipì a letto è del tutto normale.

Per poter parlare di vero disturbo occorre che il fenomeno si ripeta con una certa frequenza e perduri per un periodo lungo almeno 3 mesi in bambini al di sopra dei 5 anni; in tal caso ci si deve accertare che non esistano problemi medici attraverso la visita del pediatra o dell’urologo. In assenza di problematiche organiche, si deve prendere in considerazione l’inquadramento psicologico del problema. L’enuresi non organica infatti è considerata un «disturbo comportamentale ed emozionale con esordio abituale nell’infanzia e nell’adolescenza», cosi come definito nell’ICD 10 (manuale di classificazione dei disturbi psichici e comportamentali) che suddivide l’enuresi non organica in enuresi esclusivamente notturna, il tipo che più frequentemente si riscontra nella pratica clinica, da quella esclusivamente diurna, direi rara nella pratica clinica, e l’enuresi notturna e diurna che comprende i precedenti.

In tutti i casi l’enuresi può essere primaria, quindi presente fin dalla nascita, o può presentarsi dopo che il bambino per un certo periodo aveva raggiunto il totale controllo vescicale, in questo caso si definisce secondaria. Molto spesso è associata a un diffuso disturbo emozionale o comportamentale. L’esperienza clinica ci ha insegnato che a volte può trattarsi di fenomeni transitori legati a eventi stressanti ed ansiogeni che possono essere molto diversi tra loro e che in qualche modo vanno a toccare la sicurezza, e la stabilità del bambino e del suo “sistema”, come lutti, trasferimenti, nascita di fratelli, separazione dei genitori, cambiamento di scuola, oppure condizioni in cui il bambino si senta sottoposto a stress da eccessive richieste “prestazionali”. Spesso può essere associata a difficoltà scolastiche in termini sia di apprendimento che di problematiche relazionali sia con i pari o con adulti importanti di riferimento che possono essere o essere percepiti come aggressivi o punitivi.

Seppure con grande variabilità, in genere i bambini che ne soffrono sono molto sensibili e possono presentare difficoltà nella gestione delle loro pulsioni, in particolare dell’aggressività; aggressività intesa come capacità di esprimere a pieno se stessi, di competere ed affermarsi, anche di difendersi da eventuali conflitti con i coetanei, non solo come aggressività diretta verso l’esterno e verso gli altri. È quindi importante che i genitori riflettano e si confrontino sul problema magari parlandone con la dovuta riservatezza anche agli insegnanti per capire se nel contesto scolastico può esserci una qualche correlazione. Molto utile è il poter affrontare il problema considerandolo un segnale che se decodificato aiuta ad una maggior conoscenza del bambino e del suo modo di adattarsi; utile farlo consultando uno specialista, psicologo, psicoterapeuta dell’età evolutiva che possa valutare la situazione coinvolgendo bambino e genitori al fine di individuare le idonee risposte e affrontare la crescita, nonché ad escludere eventuali reali condizioni di disagio. (Simonetta Gentile, Responsabile di Psicologia Clinica)

4 novembre 2014

enuresi notturna