Becciu a Sant’Egidio: «I poveri siano sempre il vostro tesoro»

A San Giovanni in Laterano la Messa per i 49 anni della Comunità fondata da Andrea Riccardi. Il Sostituto della Segreteria di Stato Vaticana: «Continuate a costruire ponti» 

Continuare a lavorare per i poveri e per l’integrazione di immigrati e rifugiati. Monsignor Giovanni Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato, ha rivolto un doppio incoraggiamento alla Comunità di Sant’Egidio, che ieri, giovedì 9 febbraio, ha festeggiato 49 anni di attività con una Messa nella basilica di San Giovanni in Laterano, gremita di persone. In prima fila, le autorità. Da una parte, a rappresentare il governo i ministri Graziano Del Rio, Marianna Madia, Valeria Fedeli e il sottosegretario Maria Elena Boschi, poco lontano il presidente del Senato, Pietro Grasso, e il sindaco di Roma, Virginia Raggi.

Dall’altra parte, il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, e il fondatore, Andrea Riccardi. Becciu, che ha presieduto la celebrazione eucaristica, ha ricordato nell’omelia che «il valore dell’altro non si misura dal reddito e dall’efficienza». Poi, ha auspicato «che i poveri siano sempre il vostro tesoro e possiate continuare a toccare in loro la “carne di Cristo”» e ha passato in rassegna il «tenace lavoro di Sant’Egidio»: «Penso all’integrazione di immigrati e rifugiati, di cui le nostre società hanno bisogno».

Di qui l’incoraggiamento a «continuare a costruire ponti, legami, perché si affermi una civiltà del vivere insieme, una civiltà dell’amore, anche se non sempre questo è l’orientamento del mondo». Presenti anche tre cardinali, Salvatore De Giorgi, Renato Raffaele Martino e Walter Kasper. Al loro fianco, i rappresentanti di altre confessioni cristiane: ortodossi, valdesi, anglicani. «La vostra missione – ha proseguito Becciu, parlando ai volontari della Comunità – è andare in tutte le periferie. Lì portate la presenza di Cristo, rigenerate la fraternità e fate che esse tornino ad essere “al centro”».

Infine, un richiamo all’impegno a Roma: «Amate questa città e cooperate a renderla ancora più bella ed ospitale. La vostra “romanità” faccia di voi tutti altrettanti collaboratori di Papa Francesco, che dilatano il suo cuore e le sue braccia, giungendo là dove egli non può arrivare fisicamente». Ad ascoltare le parole dell’arcivescovo, anziani in difficoltà, a cui la Comunità è vicina, senza fissa dimora e disabili assistiti da Sant’Egidio, i profughi siriani arrivati dal Libano con i corridoi umanitari e immigrati che da anni stanno vivendo l’esperienza dell’integrazione. Tra loro, c’era anche Dawood, 31 anni, afghano, giunto a Roma 14 anni fa, dopo un lungo viaggio che lo ha messo a dura prova. Viveva per strada quando ha conosciuto i volontari di Sant’Egidio.

Poi, l’adesione al movimento Genti di Pace, di cui fanno parte persone che sono state accolte dalla Comunità. Adesso, a loro volta, cercano di aiutare i migranti che giungono in Italia. «Nel mio Paese c’era un altro tipo di guerra. Si chiamava missione di pace. Così ho attraversato Turchia, Iran e Grecia fino a giungere in Italia. Per entrare nella nave da Patrasso a Bari mi sono nascosto sotto l’asse di un camion. Adesso mi occupo di mediazione culturale e accoglienza». Ana, 52 anni, ha lasciato invece il Perù per l’estrema povertà. Anche lei ha scelto l’Italia, dov’è arrivata 13 anni fa. Aveva bisogno di imparare l’italiano e si è rivolta alla Comunità.

Adesso fa la badante: «Ho cominciato a frequentarla 8 anni fa, per me è una famiglia». Al termine della Messa, Impagliazzo ha ringraziato sia le autorità presenti sia l’arcivescovo Becciu: «Il nostro stile è quello di non escludere nessuno. Qui è presente tutta Roma: italiani e nuovi italiani, giovani e anziani, cattolici e altre comunità cristiane. Sono rappresentati tanti Paesi non a caso ma per scelta. Crediamo che questa nostra società abbia bisogno del contributo di tutti per crescere insieme».

10 febbraio 2017

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