Botero al complesso del Vittoriano

Una monografica presenta, attraverso una cinquantina di opere, la sintesi di oltre mezzo secolo di ricerca pittorica del grande artista colombiano 

È un’arte ironica quella di Botero e inconfondibile. È immersa in un coloratissimo e caleidoscopico mondo onirico, in cui protagoniste sono opulenti figure immobili in una compunta impassibilità. Figure dalle forme e volumi talmente dilatati da suscitare un sorriso fin dal loro primo apparire, ma che poi finiscono per rivelarsi più complesse e legate ad una concezione estetica e poetica, ad un tempo, dell’artista. Come afferma il curatore della mostra Rudy Chiappini: «C’è un che di malinconico, di improbabile, di metafisico in questa grassezza esibita senza ostentazione, senza rumore, senza dramma».

E aggiunge: «Molto di più, perciò, della fortuita e fortunata scoperta di una cifra stilistica contraddistinta dall’opulenza dei personaggi, dalle forme generose delle sue donne, dall’abbondanza del mondo da lui ideato, volta a catturare l’attenzione del pubblico. È il felice connubio tra la perfezione nella resa del principio formale e l’intuizione interiore che presiede alla sua composizione».

Nell’istantanea di una sola immagine si colgono le sue radici, il suo attaccamento alla terra natia, ma anche la sua passione per altre realtà sensibili e altri linguaggi, come quella per le opere del Trecento e del Quattrocento italiani, da Giotto e Masaccio agli affreschi di Piero della Francesca. Con la sua Vespa a vent’anni ha girato l’Italia, dormendo nei parchi e nei campi, alla ricerca degli affreschi rinascimentali nelle chiese della Toscana ed Emilia Romagna a cui ispirarsi. Botero non imita, ma reinterpreta il classicismo, rendendo omaggio anche a noti capolavori, affascinato da quelle dimensioni spaziali e armoniosità di forme, di cui la mostra rende conto con una selezione di opere.

Mostra che offre l’opportunità al grande pubblico di conoscere le sue nature morte, estremamente narrative, ed interessate anch’esse da forme dilatate nello spazio. Una sezione è dedicata alla religiosità, naturalmente percepita in modo favolistico e fantasioso. Mentre i nudi rivelano una naturalezza tale da allontanare da essi qualsiasi percezione di sensualità maliziosa.

In un universo così variopinto come quello di Botero non poteva mancare il circo, soggetto di osservazione di artisti come Picasso, Léger, Chagall e tanti altri. Un soggetto bellissimo e senza tempo, come più volte ha dichiarato lo stesso Botero, raffigurandolo mediante ritratti degli artisti che eseguono numeri, si preparano o riposano. Aprono la mostra sculture in bronzo, uniche opere prive di colore, sospese tra memorie, sogni e desideri. Quasi paradossalmente il Vittoriano ospita in un’altra ala la mostra dedicata a Boldini e alle sue donne sinuose e raffinate, ben lontane da quell’apparente quotidianità e dai volumi di quelle di Botero.

Botero c/o il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini. Fino al 27 agosto 2017. Curatore: Rudy Chiappini. Catalogo Skira/Arthemisia in mostra euro 29. Orari: Dal lunedì al giovedì 9.30 – 19.30; Venerdì e sabato 9.30 – 22.00; Domenica 9.30 – 20.30 (la biglietteria chiude un’ora prima). Biglietti (audioguida inclusa): Intero € 12,00; Ridotto € 10,00 Universitari € 6,00 ogni martedì escluso i festivi. Ridotto scuole € 5,00 prenotazione obbligatoria, min 15 max 25 pax microfonaggio obbligatorio per le scuole secondarie di 1° e 2° grado. Biglietto unico Botero + Boldini: Intero € 20,00; Ridotto € 18,00; Bambini € 8,00. Informazioni e prenotazioni gruppi T. + 39 06 87 15 111

 

 

12 maggio 2017

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