Cardinale Canestri: il 50° di episcopato

Viceparroco e poi parroco in diverse comunità romane, direttore spirituale del Maggiore, quindi vescovo ausiliare del Settore Est e ancora vicegerente della diocesi

Il prossimo 30 luglio festeggerà cinquant’anni di ordinazione episcopale, mentre il 12 aprile scorso ha celebrato i settant’anni di presbiterato: due giorni prima ha ricevuto personalmente gli auguri da Benedetto XVI, che è andato a trovarlo a casa sua insieme al cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato. Ha attraversato quasi un secolo di storia, il cardinale Giovanni Canestri, originario di Castelspina – nella diocesi di Alessandria -, ma «prestato» a Roma per moltissimi anni della sua lunga e intensa esistenza: il 30 settembre compirà 93 anni.

Il suo legame con la diocesi del Papa è iniziato molto presto: «Dopo il seminario vescovile ad Alessandria, in cui sono entrato a undici anni fino alla maturità classica, nel ’37 ho deciso di partire per proseguire la mia formazione nel Pontificio Seminario Romano Maggiore, frequentando contemporaneamente la Pontificia Università Lateranense, fino alla licenza in teologia», ricorda il porporato, sguardo vivido e battuta sempre pronta. Erano anni difficili: «Mangiavamo i fagioli contati». Di quel periodo, cita il funerale di Pio XI, celebrato nel ’39 all’interno della basilica di San Pietro: «Ero presente con tutti gli altri seminaristi e ho conosciuto don Luigi Orione: vedendo scendere la bara del Pontefice verso le grotte vaticane per la sepoltura, scrollava la testa dicendo: “Tempus fugit”».

Arriva finalmente il giorno dell’ordinazione sacerdotale, il 12 aprile 1941, ricevuta dalle mani dell’allora vicegerente monsignor Luigi Traglia a San Giovanni in Laterano: «Quando vado in basilica, cerco sempre il quadratino del pavimento dov’ero in quel momento decisivo per la mia vita», racconta con commozione. E ripercorre con gioia i suoi primi anni a servizio della diocesi, per alcuni mesi viceparroco alla Garbatella e a Pietralata, poi «per nove anni, sempre come viceparroco, a San Giovanni Battista De Rossi: ero sempre in mezzo alla gente, ai poveri che cercavano da mangiare negli anni duri della guerra».

Proprio in questo periodo, don Giovanni – come ancora lo chiamano in tanti – diventa guida spirituale di bambini e giovani: «Ne seguivo duecento; andavamo in pellegrinaggio a piedi al santuario del Divino Amore e alle catacombe di San Callisto», ricorda. Luoghi dove si rivedono periodicamente durante l’anno, a decenni di distanza, per salutarsi e pregare insieme: segno di un legame solido nel tempo, mai sbiadito. E nonostante le difficoltà del conflitto che colpivano la capitale, il prete non perde la sua allegria, trasmettendola anche ai ragazzi durante i campi scuola. «Una gioia continua», sottolinea il cardinale con un pizzico di nostalgia.

In quegli anni si laurea in Diritto canonico alla Lateranense e in Lettere alla Sapienza, studiando di notte. Fino a quando il cardinale vicario Marchetti Selvaggiani lo nomina nel 1950 parroco dei Santi Ottavio e Compagni Martiri, nella borgata Ottavia, una nuova parrocchia, per passare l’anno successivo a Santa Maria Consolatrice, alla borgata di Casalbertone, insegnando contemporaneamente religione in due licei. «”A don Giovà, che ci fai fa’!”, mi ripetevano i giovani, perché ero esigente con loro: fare il parroco non significa soltanto dare carezze», riferisce sorridendo.

Ma Giovanni XXIII, nell’agosto del ’59, lo nomina direttore spirituale del Seminario Romano Maggiore, dove approfondisce il suo carisma di formatore. Membro della Commissione per il primo Sinodo diocesano di Roma, dà il contributo della sua esperienza pastorale soprattutto sull’educazione dei giovani. Fino all’ordinazione episcopale, ricevuta nel ’61 sempre dalle mani del cardinale Traglia, insieme all’incarico di vescovo ausiliare per il Settore Est. Anni intensi, con numerose visite alle periferie della città, «cercando di fare il mio dovere in maniera lieta e sempre viva», commenta. Interviene anche al Concilio, durante le Congregazioni generali sui temi dell’ecumenismo e della libertà religiosa.

Nel ’65 avvia un centro di teologia e di formazione per i laici in quattro sedi diverse; dal ’71 al ’75 a Tortona, viene richiamato a Roma come vicegerente da Paolo VI, accanto al cardinale vicario Ugo Poletti: «Altri nove anni intensi», si schermisce con umiltà. Arcivescovo di Cagliari dal 1984, tre anni dopo passa a Genova-Bobbio; nel 1988 Giovanni Paolo II lo crea cardinale. Arcivescovo emerito dal ’95, rientra a Roma, dando il suo contributo a varie Congregazioni vaticane. «Ho ricevuto molto dalla diocesi e ricordarlo mi dà gioia».

4 luglio 2011