Convegno diocesano 2017: l’intervento conclusivo del cardinale Vallini

Pubblichiamo il testo integrale dell’intervento del cardinale Agostino Vallini a conclusione della prima serata del Convegno diocesano, lunedì 19 giugno, nella basilica di San Giovanni in Laterano.

Cari fratelli e sorelle,
prendo la parola – per l’ultima volta –  nel contesto di uno dei momenti più belli e fecondi della vita della nostra Chiesa: il Convegno diocesano. Abbiamo appena ricevuto la testimonianza di Pietro e il suo Magistero di guida della comunità e dunque ci sentiamo fortemente incoraggiati ad andare avanti con fiducia.  E sono certo che lo faremo con impegno.

Mi sia permesso di confidarvi che, nove anni fa,  accogliendo con spirito di fede e di obbedienza, da Papa Benedetto XVI il mandato di suo vicario per la diocesi di Roma, confermato poi nel 2013 da Papa Francesco,  mi sono lasciato guidare costantemente da due esigenze che mi sono apparse subito importanti: 1) essere fedele agli orientamenti  del Sinodo diocesano degli anni ’90, che aveva posto la rievangelizzazione di Roma come priorità assoluta della pastorale; 2) avere uno sguardo attento sulla vita della città per individuare le forme e gli strumenti per una presenza attiva e incisiva dei cristiani, particolarmente dei laici. E’ infatti dinanzi a noi il fallimento di tutte le elaborazioni culturali del novecento, ritenute falsamente salvifiche, in un mondo globale, divenuto sempre più fragile, in un tempo di transizione  delle società occidentali, di cui è divenuta espressione riassuntiva  la categoria di “modernità liquida”.

Sappiamo bene che non basta interpretare, in modo sbrigativo, l’epoca che viviamo, segnata da un relativismo invasivo, che genera incertezza, solitudine, precarietà, e crescenti disuguaglianze, che fanno soltanto sopravvivere con rassegnazione. Provocati da tutto ciò, ci è chiesto di “riproporre la fede in Cristo, unico Salvatore dell’uomo”, irrobustirla, testimoniarla, annunciarla con coraggio ed entusiasmo. La nostra Chiesa, articolata in 336 parrocchie e in molteplici e vivaci espressioni ecclesiali (movimenti, gruppi, associazioni, comunità) avverte l’urgenza della missione; dunque è  in grado di incidere nella vita spirituale e civile  della città.

Consapevoli di tutto ciò, negli organismi diocesani di partecipazione (Consiglio episcopale, Consiglio dei prefetti, Consiglio pastorale diocesano), abbiamo elaborato delle linee di impegno apostolico che mirassero a ripensare la pastorale ordinaria  per renderla più intraprendente e audace.  In questi anni abbiamo iniziato un percorso, nel quale ci è parso di dover mettere al centro il Mistero pasquale del Signore celebrato nell’Eucarestia, soprattutto la domenica, da cui far maturare nei cristiani una più forte  volontà  di   testimonianza della carità nello stile di vita. Abbiamo capito che oggi riproporre la fede significa  mostrarla con  gioia e capacità di attrazione. Siamo convinti che  i destinatari della nostra missione  non sono  più soltanto le singole persone, ma le famiglie, partendo dai genitori, meritevoli di  attenzione, amicizia e formazione.

L’altro aspetto, connesso certamente alla pastorale ordinaria ma di più largo orizzonte, è quello di far maturare la coscienza della responsabilità e della testimonianza attiva laicale negli ambienti di vita, fuori delle mura parrocchiali, dove la gente vive ed opera ogni giorno. I laici, i tanti laici cristiani ed anche i sinceri cercatori di verità che negli ultimi anni ho avuto la grazia di incontrare, con cui ho dialogato, in vista di una rinnovata presa di coscienza della responsabilità propria dei cristiani–cittadini nel tessuto vivo di Roma, mi hanno detto chiaramente e più volte di voler camminare insieme e di volersi impegnare.

Al laicato romano, ricco e articolato, sento di esprimere viva gratitudine per la disponibilità che ho sempre trovato, insieme alla richiesta a noi pastori rivolta di essere accompagnati in un cammino formativo serio e costante, perché ogni laico cristiano possa essere fermento vivo di fede e di carità nei diversi ambienti di vita, soprattutto tra i poveri. Certo è un cammino che domanda dedizione e perseveranza, ma che porterà grandi frutti.

Questa dunque la visione che ha ispirato e accompagnato la nostra azione pastorale: favorire e sviluppare vie nuove di annuncio del Vangelo; secondo, promuovere la presenza responsabile e missionaria soprattutto dei laici,  nelle realtà del mondo, perché sappiano arricchire di senso cristiano le relazioni umane.

Se la pastorale diretta ha lavorato di più nel riproporre la fede soprattutto alle famiglie, a partire dalla pastorale battesimale e post–battesimale, e poi nell’accompagnare i genitori di ragazzi adolescenti e i giovani mediante soprattutto il potenziamento dell’esperienza degli oratori parrocchiali, nel più vasto campo della società civile si è cercato di promuovere e sostenere una cultura ispirata da  una visione umana e cristiana  che vedesse impegnati in attitudine di responsabilità i laici cristiani.

Siamo tutti  convinti che in tutto ciò resta  decisivo il modo di pensare e di vivere delle famiglie. Per questo i convegni annuali degli ultimi anni hanno sempre guardato ad esse offrendo aiuto e sostegno. Sono certo che anche il Convegno che questa sera si è aperto sarà fecondo per la vita delle comunità.

Cari fratelli e sorelle, porterò sempre con me la ricchezza di vita dell’amata Chiesa di Roma e la testimonianza di ciascuno di voi. Da parte mia mi impegno a sostenere con la preghiera quotidiana il vostro lavoro pastorale, sotto la guida saggia e prudente del nuovo vicario. Anche voi pregate per me. Il Signore vi benedica tutti. Grazie.