De Donatis: «La fedeltà di padre Pio esempio per la nostra conversione»

L’umiltà, l’obbedienza, la carità e l’incrollabile fiducia nel Signore sono le principali caratteristiche di san Pio da Pietrelcina per il vicario di Roma, monsignor Angelo De Donatis, che ieri sera, domenica 24 settembre, ha celebrato la Messa di ringraziamento in chiusura dei festeggiamenti per il frate del Gargano che la Chiesa ricorda il 23 settembre. Numerosi i fedeli di tutte le età e i gruppi di preghiera di Padre Pio presenti tanto che la celebrazione, alla quale hanno partecipato anche il prefetto di Roma, Paola Basilone, autorità civili e militari, si è svolta nel piazzale antistante la parrocchia di San Salvatore in Lauro che al frate delle stigmate dedica un culto speciale. Tra i concelebranti il vescovo Giuseppe Sciacca, segretario del Supremo tribunale della Segnatura apostolica, frati cappuccini della curia generalizia e numerosi sacerdoti.

La comunità di San Salvatore in Lauro ha riservato una calorosa accoglienza al nuovo vicario di Roma. «Siamo tutti tuoi figli – ha detto il parroco, monsignor Pietro Bongiovanni –. In questa occasione oltre a dimostrarti il nostro affetto vogliamo assicurarti la nostra vicinanza e le nostre preghiere». Durante la sua omelia il vicario ha messo in evidenza «l’umiltà spaventosa» del santo di Pietrelcina capace di chiedere scusa ad un confratello da lui rimproverato perché aveva commesso un errore, ma anche la sua fiducia in Dio che «non è mai venuta meno, neanche nei momenti più difficili della sua vita. Ha continuato sempre a seminare intorno a sé e nelle anime che lo accostavano luci di fede, di speranza, di generosità e di amore».

Studiando la storia di Padre Pio, monsignor De Donatis è rimasto colpito dal «meraviglioso e umile amore che manifestava per la Chiesa» e ha ricordato che proprio dalla Chiesa Padre Pio «ha ricevuto le sofferenze più grosse» ma nonostante questo lui non si è «mai ripiegato su sé stesso e la fedeltà alla Chiesa, la sua completa disponibilità è rimasta inalterata sempre fino alla fine». Il santo delle stigmate può essere un modello da imitare per intraprendere un cammino di vera conversione che si nota quando «cambiano il cuore, lo sguardo e le labbra» ha detto il vicario.

Riferendosi alla parabola degli operai dell’undicesima ora, proposta dalla liturgia del giorno, ha spiegato che solo facendosi condurre da Dio, che «si fa prossimo e si fa trovare e sceglie quelli che gli altri rifiutano e scartano», è possibile trasformare «uno sguardo invidioso in uno capace di amare, le labbra che mormorano in labbra che lodano e ringraziano e il cuore servile in quello di figlio». Un cammino di conversione si può intraprendere se «riconosciamo umilmente che spesso il nostro apparente desiderio di giustizia non è altro che un senso di invidia a volte difficile da dominare – ha concluso il vicario –. Siamo prigionieri del nostro narcisismo e della ricerca dei nostri interessi anche a scapito degli altri».

 

 

25 settembre 2017

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