Demonio dimenticato ma sempre presente

I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il tentatore. Le indicazioni del Catechismo in merito al fenomeno delle possessioni demoniache

Negli ultimi decenni il cristianesimo è osteggiato su diversi fronti, sia culturali che socio-politici. Un esempio eclatante di come una certa formazione laicista e razionalista sia ormai efficacemente penetrata tra le maglie religiose è la caduta di interesse nei confronti del demonio e di tutte le sue azioni, dirette o indirette che siano.

Al diavolo non crede più quasi nessuno nonostante il contraddittorio interesse sul tema a volta anche morboso e spesso questa miscredenza c’è anche nelle persone dell’ambiente ecclesiastico; è ormai stato ridotto, principalmente dalla psicologia e dalla sociologia, a “pulsioni subconscie” o a “male sociale”. Dell’antico tentatore, puro spirito creato libero e buono da Dio, ma poi pervertitosi e dannato eternamente, non rimane quasi più traccia. La nostra società, oberata da consumi e materialismo, sembrerebbe averlo dimenticato.

Eppure, indagini approfondite denunciano il proliferare di gruppi occultisti, pratiche spiritiste, sette sataniche e il ricorso a maghi e stregoni da parte di una moltitudine di italiani ogni anno. Potrebbe sembrare un controsenso, ma il ritorno dell’occulto è solo il risultato del tentativo, dall’illuminismo in poi, di sdoganare la religione sostituendola con la pura razionalità. La scienza, come ha dimostrato anche la storia recente, non solo non porta sempre frutti positivi, ma è anche limitata e incapace di spiegare molti fenomeni.

Da qui il ricorso, da parte di molti, al paranormale, alla gnosi, alle arti occulte e a quanto di più irrazionale si possa trovare in circolazione dato che, citando le parole del noto scrittore britannico G. K. Chesterton, «chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto».

Eppure i diavoli e le loro azioni malefiche esistono da sempre in tutte le culture del mondo, anche quelle pre-cristiane. Tutti i popoli hanno infatti avvertito l’esistenza di entità malvagie dalle quali difendersi attraverso riti e preghiere, secondo gli usi e le credenze locali. Israele considerava il demonio la fonte di tutti i mali, anche quelli prettamente fisici e psichici, oppure di lutti inaspettati o disgrazie come il perdere le proprietà.

Il Messia amplia e sviluppa la dottrina precedente. I Vangeli illustrano chiaramente la continua lotta tra Cristo e il demonio, a partire dall’episodio delle tentazioni nel deserto passando per i frequenti casi di guarigione dalle possessioni diaboliche, fino alla morte in croce e resurrezione, apice della sua vittoria contro il maligno. Egli stesso parla di satana in diverse occasioni, dando precise indicazioni su come combatterlo e sconfiggerlo.

Il Figlio di Dio è venuto infatti «per distruggere il regno del demonio e instaurare il regno di Dio» (Lc 11, 20). Il suo potere messianico è riconosciuto dai diavoli stessi che, più di una volta, si rivolgono direttamente a lui per paura, «Allora un uomo che era nella sinagoga, posseduto da uno spirito immondo, si mise a gridare: «Che c’entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu sei: il santo di Dio»» (Mc 1, 23-25), o per supplicarlo di risparmiarli, «Gesù domandò all’indemoniato: “Qual è il tuo nome?”. Rispose: “Legione”, perché molti demòni erano entrati in lui. E lo supplicavano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. Vi era là un numeroso branco di porci che pascolavano sul monte. Lo pregarono che concedesse loro di entrare nei porci; ed egli lo permise» (Lc 8, 30-32).

L’intervento demoniaco è esemplificato anche in diverse parabole, come in quella della zizzania in cui il seme buono cresce insieme a quello cattivo seminato nottetempo dal maligno, o quella dell’uomo forte a cui nessuno potrà saccheggiare la casa. Costui è proprio il Redentore che, come afferma l’ignoto autore della lettera agli Ebrei «ha la missione di ridurre all’impotenza mediante la morte colui che la morte ha in potere, cioè il diavolo»; il Salvatore è l’uomo forte che incatena il maligno e le potenze del male e custodisce la casa, la sua Chiesa.

Il Nazareno ha infine conferito l’importante potere di scacciare i demoni ai suoi apostoli e ai suoi discepoli. Nei primi tre secoli tutti i cristiani potevano esercitare il ministero di esorcismo che era considerato, dai padri della Chiesa, un valido strumento non solo di liberazione, ma anche di conversione dei pagani che si rivolgevano a loro per essere guariti dopo aver tentato invano da maghi e ciarlatani, assai diffusi anche in passato.

Oggi accade spesso l’inverso: quando un cristiano chiede aiuto ad un membro della Chiesa per problemi di possessione e non viene creduto, spesso si rivolge a fattucchieri e sedicenti stregoni, peggiorando così il suo malessere. Eppure già Papa Paolo VI (pontefice dal 1963 al 1978) avvisava sacerdoti e laici sul fatto che «la Scrittura ci ammonisce come tutto il mondo giace sotto il potere del maligno».

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è certamente un testo esemplare quando parla di possessioni demoniache. Al numero 1673 dichiara che «l’esorcismo mira a scacciare i demoni o a liberare dall’influenza demoniaca, e ciò mediante l’autorità spirituale che Gesù ha affidato alla sua Chiesa. Quando la Chiesa domanda pubblicamente e con autorità, in nome di Gesù Cristo, che una persona o un oggetto sia protetto contro l’influenza del maligno e sottratto al suo dominio, si parla di esorcismo. Gesù l’ha praticato; è da lui che la Chiesa deriva il potere e il compito di esorcizzare. L’esorcismo solenne, chiamato “grande esorcismo”, può essere praticato solo da un presbitero e con il permesso del Vescovo. Molto diverso è il caso di malattie, soprattutto psichiche, la cui cura rientra nel campo della scienza medica. È importante, quindi, accertarsi, prima di celebrare l’esorcismo, che si tratti di una presenza del maligno e non di una malattia».

In una forma semplice, l’esorcismo è praticato anche durante la celebrazione del battesimo nella formula (ripresa dal Messale Romano) che recita: «Dio onnipotente ed eterno, tu hai mandato nel mondo il tuo Figlio per distruggere il potere di satana, spirito del male, e trasferire l’uomo dalle tenebre nel tuo regno di luce infinita; umilmente ti preghiamo: libera questi bambini dal peccato originale, e consacrali tempio della tua gloria, dimora dello Spirito Santo».

Tale pratica rituale ha beneficiato, sin dagli inizi, di grande valore poiché sottolineava l’appartenenza del catecumeno (adulto o neonato che fosse) alla Chiesa di Cristo sottraendolo così dal potere malefico del diavolo che ferì l’umanità per mezzo del peccato originale. Nonostante la secolare lotta della Chiesa contro il demonio, il problema resta più attuale che mai.

Ne è convinto, tra gli altri, anche padre Francesco Bamonte, presidente dell’Associazione Internazionale Esorcisti, secondo il quale viviamo in una situazione a dir poco allarmante perché, se da un lato le possessioni diaboliche sono in aumento a causa «del ricorso frequente all’occultismo», dall’altro i sacerdoti esorcisti sono numericamente esigui. In una recente intervista, padre Bamonte spiega anche il profondo rapporto tra esoterismo e possessione: «Trovarsi posseduti da Satana non è qualcosa fuori dal comune, e il rischio che capiti aumenta qualora ci si dedichi a letture di tipo occulto o, ancora peggio, prendendo parte a riti satanici, praticando l’occultismo o lo spiritismo».

Secondo un sondaggio del 2013, gli esorcisti in Italia sono circa trecento. Davvero pochi se paragonati alle 500mila richieste di esorcismo inoltrate ogni anno. Molti casi vengono comunque inoltrati a medici perché, se un tempo anche malattie psichiatriche venivano scambiate per l’opera del maligno, oggi c’è molta più attenzione e collaborazione con dottori e professionisti, ai quali si chiede spesso un consulto preliminare per evitare di sottoporre ad esorcismo persone semplicemente depresse o schizofreniche.

Capita però anche il contrario, che siano a volte i sanitari o gli psicologi a consigliare al proprio paziente l’esorcista. Questo accade quando determinate manifestazioni esulano dalle conoscenze scientifiche attuali. I sintomi più evidenti di una possessione, secondo il Rituale di esorcismo De exorcismis et supplicationibus quibusdam (letteralmente “gli esorcismi e alcune preghiere”) del 1614, sono: parlare e comprendere una lingua che il soggetto non ha mai conosciuto; possedere una forza straordinaria; conoscere cose ignote al soggetto; infine, un accentuato atteggiamento d’avversione al sacro.

È dunque importante valutare caso per caso, senza però sottovalutare la reale portata del fenomeno. Il maligno, da abile ingannatore, tenta infatti di celare la propria esistenza al mondo al fine di agire indisturbato, camuffando il suo nefasto operato sotto nuove pseudo-religiosità o pseudo-tecniche di conoscenza del sé, di contatto con i defunti, di finti cammini di guarigione o attraverso la frequentazione di sette sataniche. Tutti questi canali non possono essere sminuiti di fronte all’opinione pubblica; è invece dovere della Chiesa ricordare a tutti i fedeli e i lontani delle possibili conseguenze.

In conclusione facciamo nostra la preghiera formulata da papa Leone XIII, come prologo a un suo famoso esorcismo, dedicata a san Michele: «San Michele Arcangelo, difendici nella lotta; sii nostro aiuto contro la cattiveria e le insidie del demonio. Gli comandi Iddio, supplichevoli ti preghiamo: tu, che sei il Principe della milizia celeste, con la forza divina rinchiudi nell’inferno Satana e gli altri spiriti maligni che girano il mondo per portare le anime alla dannazione».

18 marzo 2014