Ezio Bosso e il potere vitale della musica

L’artista torinese sarà in concerto all’Auditorium Parco della Musica il 12 luglio con l’Orchestra di Santa Cecilia. Prove aperte per chi compra prima il biglietto 

Un inno vivente alla bellezza e alla profondità della lentezza e della fragilità. È Ezio Bosso, pianista, compositore e direttore d’orchestra nato a Torino nel 1971, affetto da una grave patologia neuro-degenerativa progressiva che, pur limitandone le energie (che in questi giorni di caldo rovente conserva solo per i concerti, senza poter concedere interviste), non frena la sua voglia di portare la vitalità della musica sui più noti palcoscenici.

Dopo aver studiato Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna ha diretto alcune delle più importanti orchestre internazionali come la London Symphony Orchestra, The London Strings, l’Orchestra del Teatro Regio di Torino e l’Orchestra dell’Accademia della Scala. Ha composto musica classica, colonne sonore per il cinema (per “Io non ho paura” di Salvatores, per “Rosso come il cielo” di Bortone), per il teatro (per registi come James Thierrèe) e la danza (per coreografi come Rafael Bonchela) fino a scrivere sperimentazioni con i ritmi contemporanei.

Non una carriera classica standard,
che lui, in un’intervista, giustifica così: «La mia carriera deriva dalla vita che ho vissuto, da ciò che mi è accaduto e da ciò che mi era possibile in certi momenti; e una parte della mia vita è definita dalla mia carriera. Da sempre ho la musica dentro di me: ho imparato a leggerla prima ancora di toccare i tasti del pianoforte perché la mia prima insegnante pretendeva così: ed è evidente che io la musica la voglio. O a questo punto della mia vita lei vuole me. La musica è studio, lo studio è la più bella sfida che esista. Perché non basta mai, come dico sempre: appunto, la musica stessa non basta mai».

Quest’anno il maestro Ezio Bosso è tornato alla direzione d’orchestra dopo ben 7 anni di assenza dal podio a causa della sua malattia. Uno degli appuntamenti più importanti di questo ritorno al grande amore, l’orchestra, intensamente vissuta sia da musicista sia sul podio, è proprio quello romano con l’orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia del prossimo 12 luglio, quando ritroverà molti con cui ha lungamente suonato come collega, in formazioni da camera o diretto in altre occasioni.

Il repertorio è stato vagliato con l’orchestra, come è solito fare Bosso, che vive la direzione come un momento di assoluta condivisione con i musicisti e il suo ruolo come mezzo espressivo e divulgativo. La scelta è andata a una pietra miliare della storia della musica occidentale, ma anche fondamentale nella formazione artistica e umana di Bosso: la Sinfonia n.7 di Beethoven, compositore che Bosso considera proprio “padre musicale”.

«Diciamo che torno a fare ciò che ho dentro – ha dichiarato -, torno a mettermi al servizio della musica nel ruolo dove sono di più a mio agio. Sono un direttore d’orchestra che scrive musica e suona il pianoforte. Anzi, tendenzialmente io dirigo anche il pianoforte e suono “con” l’orchestra. Che cosa mi aspetto oggi? Non lo so, vivo un giorno per volta. Nella gioia di ciò che posso fare, che sia una nota sola o l’intera Settima di Beethoven. Vivo la gioia di avere nuove opportunità di crescere, di imparare ancora e ancora, e di vedere come va a finire. (Dirigere l’orchestra) è tornare ancora una volta un po’ alla vita. È quella meravigliosa paura del vivere, quella che ti incuriosisce. Ma soprattutto un’altra fortuna: rinascere con consapevolezza e memoria».

Chi acquista il biglietto per il concerto dell’Auditorium, per volere del direttore e dell’orchestra, ha la possibilità di accedere alle prove del 10 e 11 luglio. Un’ulteriore occasione per assistere del vivo al potere terapeutico della musica di Ezio Bosso, che, ospite al Festival di Sanremo, ha spiazzato e commosso tutti con la sua esibizione e con le sue parole che suonano ancora come un felice manifesto: «Ricordatevi che la musica come la vita si può fare in un modo solo: insieme».

La condivisione dunque, sembra proprio essere il Leitmotiv della sua vita: «Da oggi in poi – rilancia ancora Bosso – sento che il mio obiettivo deve essere condividere benessere, condividere ciò che conosco, condividere la fortuna che comunque posso dire di avere: perché condividere in realtà vuol dire moltiplicare. Sento che devo essere al servizio di chi è intorno a me, abbia o no uno strumento tra le mani. E cercherò di far questo con ogni mezzo, finché avrò respiro, con tutta la sincerità possibile proprio nella misura in cui la sincerità, appunto, è la chiave per entrare davvero nella musica. Danzando con una matita su un pentagramma, “dirigendo” un pianoforte, o suonando “con” un’orchestra. Perché sono un uomo fortunato».

 

10 luglio 2017

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