Festa a Rebibbia per i detenuti con i Kantiere Kairòs

Vivere momenti felici anche tra le mura di un carcere. Accade nella terza casa di Rebibbia il sabato, quando ai detenuti è concesso di trascorrere del tempo in compagnia dei propri affetti. Per allietare alcuni di questi momenti l’associazione “Mandorlo in fiore” un sabato al mese organizza eventi speciali. Per il 7 ottobre è in programma una grande festa animata dal concerto della christian rock band Kantiere Kairòs, nata nel 2008 dal forte desiderio dei cinque componenti di esprimere con la musica la quotidiana conversione all’amore di Dio. In occasione di questa festa con le famiglie 40 cd “Il soffio “, disco d’esordio del Kantiere Kairòs, e 10 t–shirt con il logo dell’ultimo album “Un passo oltre” sono stati distribuiti tra i detenuti.

La terza casa circondariale fa parte del complesso penitenziario di Rebibbia ed è un istituto di detenzione a custodia attenuata nel quale i detenuti dichiarati a bassa pericolosità sociale, perlopiù con problemi di tossicodipendenza o in semilibertà, scontano la seconda parte della loro pena usufruendo di maggiore libertà. Attualmente ospita 35 uomini, molti dei quali italiani, dai 45 ai 50 anni. Trascorrono le ore del mattino occupandosi delle pulizie nella struttura. Alcuni svolgono anche volontariato presso la parrocchia di San Gelasio, altri studiano: in tre lo scorso anno si sono iscritti alla facoltà di Giurisprudenza.

C’è anche chi lavora nella panetteria “La terza bottega: fine pane mai” inaugurata lo scorso aprile proprio all’interno del carcere, progetto fortemente voluto dall’associazione “Mandorlo in fiore”. A capo della onlus c’è suor Primetta Antolini, francescana alcantarina da 3 anni volontaria nella terza casa. Al suo fianco operano sei volontari: tre di essi organizzano la festa mensile, gli altri, tra i quali una psicologa, si occupano del cineforum. Scopo principale dell’associazione è quello di lavorare al reinserimento dei detenuti nella società. «Il nostro impegno maggiore – spiega suor Primetta – è mostrare loro che esiste un futuro e che hanno un’altra possibilità» ma se non si attua anche all’esterno un’opera di sensibilizzazione e di reinserimento nel tessuto socio lavorativo «c’è un alto rischio di recidiva per i detenuti». La religiosa trascorre tre giorni a settimana nell’istituto.

Un altro progetto quasi del tutto concretizzato riguarda l’inaugurazione di una pizzeria che vedrà al lavoro un detenuto e un pizzaiolo estraneo al mondo carcerario ma con il forte desiderio di riuscire ad aprire un’attività propria. «Conoscevo le storie di entrambi – afferma suor Primetta -, li ho messi in contatto e con l’aiuto di don Francesco De Franco, parroco di Santa Maria Madre del Redentore a Tor Bella Monaca, siamo riusciti a realizzare anche questo».

3 ottobre 2017

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