Gioia e Misericordia

Un consiglio pratico: ringraziare e trovare sempre motivo di ringraziamento per tutte le meraviglie che il Signore ha compiuto e compie per noi

Proviamo a dire due cose su una delle caratteristiche più affascinanti della vita cristiana e la sua relazione con la misericordia: la Gioia. Si parla tanto della gioia della vita cristiana che delle volte si rischia di sembrare degli esagerati che devono, per forza, vivere una gioia solo perché cristiani. Certo, la gioia cristiana è talmente fuori da qualsiasi contesto mondano da sembrare una modalità esagerata, per pazzi o creduloni, una gioia contagiosa senza una vera relazione con le “gioie” mondane: in un contesto esclusivamente umano, specialmente odierno, è difficile capire come si può essere felici senza “l’aiutino”, senza bisogno di “straordinarietà” o azioni esagerate e, sopratutto, gratis, senza un prezzo da pagare senza fregature da risolvere.

La gioia per i cristiani ha sempre una doppia interpretazione e un doppio modo di essere vissuta, ma i cristiani consapevoli, coloro che vivono dell’amore di Dio, sanno che la vera gioia è una sola ed ha il sapore dell’eternità che solo Dio può dare; essa porta sempre il sigillo della Misericordia che solo Dio può amministrare. Ma proviamo a partire da un versetto biblico come quello della lettera di San Paolo ai Galati ( “Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” – Gal 5,22) che nel panorama dei “frutti” che dona lo Spirito Santo mi sembra riassumerli proprio partendo da quella gioia seconda solo all’amore che la genera. San Paolo sottolinea la differenza fondamentale tra le opere della carne e i frutti dello Spirito (Gal 5,19-22), ci tiene a sottolineare che quelli dello Spirito sono “frutti”, cioè prodotti portati a compimento, segni di quella salvezza donata in Cristo, mentre quelle della carne rimangono “opere”, cioè azioni fine a se stesse che hanno tutto lo svantaggio di far perdere il “frutto” della vita eterna a chi le compie (Gal 5,21b). Possiamo quasi dire: dimmi che gioia cerchi e ti dirò chi sei! Si, perché, a ben pensare tra le opere della carne menzionate da Paolo e le gioie mondane, che gli uomini sempre rincorrono, c’è una stretta correlazione: noi uomini ci illudiamo di trovare appagamento, soddisfazione e realizzazione della vita rincorrendo le gioie effimere del momento. Addirittura facciamo di queste gioie il “metro” per giudicare la bontà e la felicità della nostra ed altrui esistenza, ne rimaniamo talmente schiavi da aver paura dell’assenza di esse e, perfino, capaci di rallegrarci di un male altrui perché è un male che non è toccato a noi. Chi si vota all’effimera stabilità delle gioie mondane si condanna a una vita sempre in cerca di esse e soggetta alla continua paura di perderle o non trovarne, con il terrore e il rifiuto stabile anche solo dell’idea di dover affrontare dispiaceri, sofferenza e morte, ossia di tutte quelle cose che condiscono un’esistenza e che sono in aperto contrasto con ogni gioia mondana.

La Gioia, frutto dello Spirito, è una gioia che apre la strada della vita, accompagna l’esistenza. Se lo Spirito è vita (Gv 6,63 ; Rm 8,2-11 ; Ap 22,17) e la gioia è frutto dello spirito sicuramente essa non è “un’emozione”, un momento della vita, essa è una struttura portante della vita. Una volta acquisita non può più soccombere o sparire perché con essa sparirebbe anche la vita, quella eterna che Cristo ci ha guadagnato nella Sua passione, morte e risurrezione. La Gioia cristiana non ha paura dei passaggi dolorosi della vita perché essa, anche se rimane in fondo, sarà sempre presente per aiutare a vivere questi passaggi. La Gioia cristiana non teme di confrontarsi col dolore altrui, anzi, vuole dare le sue ragioni proprio a chi più ne ha bisogno, affermare sempre quello che più gli piace rappresentare: l’amore che donando se stesso dona la vita, vita eterna perché divina. Capirete che quando un uomo comprende di essere tanto amato da Dio da avere in dono la sua vita eterna, la risurrezione, la risposta non può che essere che la gioia.

Gioia e Misericordia sono, quindi, un “duo”, inseparabile: se capisco l’amore del Padre, la sua misericordia per me, non posso che gioirne e lasciare che questa gioia diventi la colonna sonora di tutta la vita, il motore che da la spinta a vivere ogni fase e situazione della vita, belle o brutte che siano. La Gioia per un cristiano è come una colonna sonora per un film: essa rimane sempre presente anche quando sembra schiacciata da tutto, sempre la stessa anche quando tutti dicono il contrario e, sopratutto, essa sarà, come succede veramente per le colonne sonore dei film, l’unica cosa di cui sempre tutti si ricorderanno anche quando si farà fatica a ricordare la trama od il soggetto del film. Possiamo arrivare a dire che la Gioia cristiana fa talmente “duo” con la misericordia, l’amore di Dio, che essa sola può raggiungere, con l’amore, la pienezza (Gv 15,10-11 ; Gv 16,23-24 ; Gv 17,13). Gesù promette questa pienezza proprio in relazione all’amore e all’osservanza del comandamento dell’amore, addirittura proponendo come modello d’amore per la gioia quello tra Lui ed il Padre (Gv 15,9-10), la circolarità dell’amore perfetto nella Trinità. Sì, perché se il modello della gioia piena è la perfezione eterna dell’amore, e l’amore è il comandamento supremo donato agli uomini, allora la Gioia non può essere semplicemente un “prodotto” umano, un sentimento di circostanza: per coloro che si amano perché amati dal Padre, la gioia è la stessa del Padre, la stessa del Figlio e dello Spirito Santo che amando di amore infinito gioiscono ed esultano per e in coloro che accolgono e vogliono amare dello stesso amore.

Rimane solo un consiglio pratico per ritrovare e vivere sempre questa Gioia: ringraziare e trovare sempre motivo di ringraziamento per tutte le meraviglie che il Signore ha compiuto e compie per noi. Ringraziare e trovare motivi di ringraziamento, anche e specialmente nei momenti più bui della nostra vita, è la chiave per far emergere la Gioia che ci appartiene e a cui abbiamo diritto e che è sempre presente in noi, anche se delle volte è relegata al fondo delle cose che ci preoccupano. D’altronde dobbiamo ricordarci che l’uomo giusto, di cui abbiamo spesso parlato in queste meditazioni, è colui che resosi conto di essere nel centro della misericordia di Dio vuole fare giustizia, ossia amare gli altri uomini per annunciare la stessa misericordia. L’uomo giusto, però, se non vivesse la gioia della misericordia, consegnerebbe chi incontra non all’amore misericordioso di Dio ma alla fredda appartenenza a qualcosa che con il nostro Dio, Padre di misericordia, ha poco a che fare. Capirete che è inutile, e anche un poco dannoso, vivere una misericordia che non sa parlare e trasmettere la Gioia.

10 maggio 2016

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