Half Marathon Via Pacis, Francesco: «Favorisca il dialogo»

La lampada della pace accesa tra le mani del rabbino capo della comunità ebraica di Roma, Riccardo Di Segni. Al suo fianco, la reggono anche i rappresentanti del pontificio consiglio della Cultura e Salah Ramadan Elsayed, imam della Grande moschea della Capitale. E anche alcuni monaci buddisti. Un incontro di culture e religioni diverse di fronte la linea della partenza, in via della Conciliazione, della prima edizione della Half Marathon “Via Pacis”, la mezza maratona organizzata dal Campidoglio e dal dicastero vaticano in collaborazione con la Fidal ieri, domenica 17 settembre. E a salutare i quasi seimila corridori, durante l’Angelus in piazza San Pietro, è stato Papa Francesco, auspicando che «questa iniziativa culturale e sportiva possa favorire il dialogo, la convivenza e la pace».

Cinque le tappe della corsa, che ha toccato luoghi di culto delle diverse confessioni religiose presenti nella Capitale: piazza San Pietro, la sinagoga, la moschea, la chiesa valdese e la chiesa ortodossa. Due, invece, i percorsi podistici: circa 21 chilometri per la competitiva e 5 per la non competitiva. A dare il via alla gara il sindaco, Virginia Raggi: «Da qui oggi parte un messaggio di pace al mondo – ha spiegato -. Vogliamo dimostrare che lo sport e, in particolare questa mezza maratona, può unire tutti, al di là delle differenze di pelle e di religione».

Ai nastri di partenza anche la squadra podistica della Santa Sede rappresentata da un gruppo di laici e sacerdoti che lavorano in Vaticano, da Guardie Svizzere e tipografi, che hanno debuttato con la maglia gialla dell’Athletica vaticana. Tra loro c’era il sottosegretario del Pontificio Consiglio della Cultura, monsignor Melchor Sanchez. «Il mondo ha bisogno di ponti e non di muri. La pace va perseguita e non semplicemente attesa. Questa corsa è un impegno a perseguire la pace», ha detto. «Con le altre confessioni religiose vogliamo avviare un percorso che conduca alla pace, perché la vera fede aiuta a raggiungerla», ha aggiunto l’imam della Grande moschea di Roma Elsayed.

«Come musulmani – ha sottolineato il portavoce della moschea Omar Camiletti -, a un mese dai tragici fatti di Barcellona, vogliamo riaffermare la condanna per ogni terrorismo in uno spirito olimpico di unità della città in tutte le sue componenti religiose». Soddisfazione per l’iniziativa anche nelle parole del rabbino Di Segni. «Questa è la dimostrazione di sintonia di cittadini di qualsiasi fede per un processo comune di integrazione e per vivere la città in maniera costruttiva».

Per le strade della Capitale hanno
sfilato in pettorina gialla uomini, famiglie, anziani, giovani, bambini, sportivi, persone con disabilità e anche rifugiati. Hanno rappresentato 43 Paesi differenti. Alla fine, tra i runners, ad aggiudicarsi i primi posti sono stati Ghebrehiwet Faniel Eyob, nato in Eritrea ma residente a Bassano del Grappa, per gli uomini, e Sara Brogiato per le donne. Diversi gli atleti nordafricani in gara. C’erano anche i due marciatori azzurri Francesco Fortunato e Massimo Stano, oltre ad Antonella Palmisano, medaglia di bronzo ai mondiali di atletica, nella 20 chilometri di marcia, che si sono svolti a Londra nello scorso mese di agosto.

«Vogliamo trasmettere valori positivi, non siamo qui per una medaglia – ha spiegato -. Cerchiamo un risultato che ha un valore maggiore». Non solo marciatori in gara, ma anche le due ex stelle della Roma Damiano Tommasi e Simone Perrotta. Tanti i selfie prima della partenza e i messaggi diffusi sui social network dalle strade romane grazie all’hashtag #IoCorroPerché, contenitore di tanti pensieri di pace. Al traguardo, ciascuno dei partecipanti ne ha scritto uno sulle colonne trasparenti allestite in piazza San Pietro: le testimonianze e i messaggi saranno poi pubblicati nel libro “Via Pacis”.

18 settembre 2017

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