Il corpo, tra salute, filosofia e teologia

Sono sempre più estesi e invasivi i processi di manipolazione del corpo umano, dal concepimento fino alla morte. E pongono interrogativi etici sempre più profondi. Per cercare di comprendere quali sono gli aspetti positivi, i limiti e le prospettive della ricerca scientifica la Fondazione Centro Studi Filosofici di Gallarate ha organizzato un convegno di tre giorni, dal 28 al 30 settembre, sul tema “Il corpo e le sue trasformazioni”. Al seminario, che si svolgerà tra Villa Aurelia e l’Università Gregoriana, prenderanno parte relatori di alto livello scientifico: Gian Vito Martino (Università Vita-Salute San Raffaele di Milano), Bruno Dallapiccola (Ospedale Pediatrico Bambino Gesù), Michele Di Francesco (Scuola Superiore Universitaria IUSS di Pavia), Luigi Alici (Università di Macerata), Emmanuel Falque (Institut Catholique de Paris) e Marianna Gensabella (Università di Messina). «Se il corpo umano non da oggi è suscettibile di essere sottoposto a manipolazioni, nella situazione storica odierna si impone una riflessione che chiama in campo una pluralità di discipline e di campi del sapere. E pone domande alla scienza e alla coscienza, alla filosofia e alla teologia», ha dichiarato Franco Totaro nel presentare il convegno. Qual è l’obiettivo? Lo abbiamo chiesto a Giovanni Ferretti, filosofo, già preside della facoltà di Lettere dell’Università di Macerata e rettore dello stesso ateneo dal 1985 al 1991, presidente del Comitato scientifico del convegno. «L’obiettivo – risponde – è quello di riflettere sulla nuova situazione che nel campo antropologico ed etico viene posta dalle scoperte scientifiche più recenti, in particolare le nuove tecnologie di interventi sul corpo, le neuroscienze e così via. Un’attenzione a quello che può essere il futuro dell’uomo sotto l’influsso di una nuova mentalità nei confronti del corpo umano».

Giovanni Ferretti

Quali sono i limiti della manipolabilità?
Il problema implica una riflessione sul rapporto corpo-spirito, corpo-anima. Perché da un lato bisogna superare un certo dualismo che ha visto il corpo come semplice oggetto concretamente manipolabile, nel qual caso non ci sarebbero limiti se non quelli posti dalla sua funzionalità; dall’altro bisogna evitare un eccessivo spiritualismo, quasi che il corpo fosse una variabile indipendente. C’è da riflettere su come invece sia una dimensione fondamentale dell’umano quasi impastata di spiritualità per cui toccare il corpo è toccare l’umano nella sua realtà profonda e quindi ogni manipolazione che vada a intaccare la dignità dell’uomo come soggetto anche del suo corpo va, o andrebbe, evidentemente esclusa. Individuare questi limiti è un problema abbastanza delicato. Non possiamo escludere quegli interventi che fanno funzionare meglio il corpo: se ad esempio il cuore non funziona, bisogna intervenire, perché c’è questo aspetto oggettivo. Però la dimensione del corpo non si esaurisce lì.

Tra i grandi temi legati alle trasformazioni c’è senza dubbio il gender. Se ne parlerà durante i lavori?
Sicuramente sì, abbiamo anche un gruppo di studio che affronterà proprio il tema della relazione dell’etica della corporeità e quindi della manipolablità di genere e fino a che punto si può affrontare e superare o meno.

28 settembre 2017

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