Il linguaggio, specificità dell’uomo

All’origine, il bisogno di condividere la nostra esperienza, riconoscendo all’altro la sua dignità di essere pensante. Ad arricchire il messaggio, gli elementi contestuali e gestuali

Il linguaggio costituisce una capacità specifica dell’uomo che lo distingue e lo evolve dai primati. Essa fornisce al genere umano la possibilità di comunicare, pensare, gioire e per questo di riuscire a compiere numerose operazioni mentali fondamentali per la crescita e lo sviluppo della specie.

Quando si fa rifermento alla struttura cognitiva del linguaggio, non si intende semplicemente la capacità di parlare o di emettere suoni e si differenzia dalle regole condivise da un gruppo di persone che determinano le caratteristiche di una lingua. Si potrebbe paragonare ad un modulo specifico e complesso che si utilizza diverse funzioni cognitive contemporaneamente, quali l’attenzione, la memoria e tutte le strutture scheletriche e muscolari che insieme permettono di produrre e comprendere suoni. Ciò che distingue l’uomo dagli scimpanzé è probabilmente la capacità di comunicare il proprio pensiero e le proprie scoperte a qualcun’altro della stessa specie, considerando l’altro come essere ugualmente pensante ma diverso da sé. Si potrebbe spiegare meglio con un esempio: se durante una passeggiata sulla spiaggia notiamo un cormorano che pesca a pelo d’acqua, con molta probabilità esprimiamo la nostra sorpresa, commentiamo la scena con le persone che ci accompagnano e se siamo attrezzati scattiamo una foto per raccontarlo.

La necessità di condividere la nostra esperienza ha origine dalla tendenza umana di comunicare agli altri, poiché ipotizziamo che l’altro potrebbe non aver visto la scena, non immaginare quale stupore abbia suscitato in me e non provare la mia stessa emozione a meno che io non la descriva. Alla base della funzione comunicativa del linguaggio, pertanto, non vi sono unicamente le caratteristiche di imitazione, apprendimento e condivisione di un simbolismo regolato da leggi grammaticali, ma anche le capacità di pensare all’altro come una persona con una propria mente.

Questa puntualizzazione è fondamentale per cogliere l’importanza degli atti comunicativi dell’individuo. La nostra specie, infatti, non comunica solo attraverso le parole, ma utilizzando elementi prosodici, contestuali, gestuali che arricchiscono o spiegano il contenuto del nostro messaggio. Per comunicare l’essere umano non ha solo bisogno di conoscere le parole, il loro significato e coniugarle secondo leggi ben precise (lessico, semantica, sintassi e morfologia). È importante rivolgersi con lo sguardo all’interlocutore perché sia chiaro “a chi” si parla oppure guardare nella stessa direzione per capire “di cosa” si parla (attenzione condivisa e direzionalità dello sguardo). Gli atti comunicativi esprimono l’intenzione di riflettere insieme su qualcosa e vengono accompagnati ed arricchiti da un tono di voce specifico, da pause strategiche, da postura e gestualità funzionali a chiarire all’interlocutore il senso delle parole che si pronunciano (pragmatica), ciò che è intenzione dire, anche se celato da un doppio senso (ironia).

In sintesi è probabile che l’evoluzione umana nel corso dei millenni abbia incluso nel nostro patrimonio genetico la possibilità di sviluppare strutture funzionali alla comparsa del linguaggio, ma lo sviluppo di funzioni cognitive quali la teoria della mente, l’attenzione, la memoria e l’utilizzo per la necessitàà umana di socializzare, comunicare e pensare ugualmente concorrono al suo pieno sviluppo.

20 marzo 2014