Il primo anno di vita del bambino

Con un figlio “nascono” anche una mamma e un papà: una famiglia nuova, che va accompagnata nella crescita verso l’autonomia

L’arrivo di un figlio è un’esperienza unica. La sua attesa rappresenta un momento magico, colmo di sogni e di preoccupazioni, che si concretizzano nell’arrivo di una nuova vita. Dal momento in cui emette il primo vagito nasce un bambino, ma nascono anche una mamma e un papà, oltre che una nuova famiglia. D’un tratto tutte le attese svaniscono e alla donna viene chiesto di far fronte a richieste a cui spesso fisicamente non riesce a rispondere; una per tutte: l’allattamento. Spesso viene veicolato alle mamme, in modo indiretto, il messaggio per cui avere mancanza di latte e non allattare significa essere una cattiva madre. Il tutto in una situazione psicologica di grande fragilità, meglio conosciuta come baby blues. La neo mamma, infatti, nel pieno di una tempesta ormonale, alterna rapidamente a sentimenti di gioia immensa un profondo senso di inadeguatezza e talvolta paura per il proprio futuro e per quello del proprio piccolo. Nei primi momenti, pertanto, si convive con l’angoscia della propria fragilità e solo dopo diversi mesi è possibile trovare una maggiore stabilitá.

Nelle prime fasi non sempre è facile intuire i bisogni primari del piccolo nato; ma dopo i primi due mesi le neomamme diventano più responsive, come se mamma e figlio avessero imparato reciprocamente a conoscersi e lentamente stabiliscano una speciale relazione di attaccamento. Un altro grande problema è costituito dal sonno; all’inizio si sveglieranno diverse volte di notte, destabilizzando ulteriormente i neo genitori nelle fasi circadiane di sonno-veglia, ma dopo qualche mese dalla nascita i bambini riusciranno a dormire per intervalli più lunghi e sempre meno spesso di giorno. Purtroppo questa è una caratteristica molto variabile, che non puó essere prevista prima della nascita e che si modifica con grandi differenze nel corso della crescita dei bambini. In genere è buona prassi stabilire delle routines e mantenere stabili le abitudini dei bambini, per rassicurarli e rendere prevedibili le attività giornaliere.

Il neonato, inoltre, nei primi momenti di vita vede sfuocato, non distingue i colori, ma percepisce più nitidamente i suoni esterni, fino ad allora ovattati dal liquido amniotico, riconoscendo la voce materna. È maggiormente sensibile al caldo, al freddo e alle fonti luminose. Dopo qualche mese dalla nascita sarà in grado di vedere con maggiore nitidezza e riconoscere alcuni tratti distintivi dei volti familiari. Si svilupperanno con crescente velocità anche le competenze motorie, ad esempio, la forza nel tenere un oggetto in mano. Il bambino inizia infatti dopo pochi mesi ad esercitare la muscolatura degli arti inferiori, dando piccoli calci nella culla o spingendo le gambe contro gli oggetti, preparandosi nei mesi futuri a rotolare e gattonare. Anche la sua voce cambia e aumentano i vocalizzi emessi, che gradualmente verranno discriminati e riformulati dai genitori in etichette specifiche. Così i bambini inizieranno dai 6 mesi circa ad utilizzare suoni per tutto, comunicando il loro disappunto, ma anche la sorpresa e la gioia, con manifestazioni sempre più simili a quelle dell’adulto. Lentamente le loro fattezze si trasformano, diventando più simili a quelle dei bambini più grandi, nascono i dentini ed in breve tempo si introdurranno le prime pappe, la frutta e tutti gli alimenti entro i 12/24 mesi. Lo sviluppo dei bambini, è bene specificarlo, non è tuttavia sempre omogeneo; ci saranno tappe raggiunte più in fretta ed abilità acquisite con più fatica, l’importante è che esse si sviluppino entro i range normativi.

La nascita di un figlio determina grandi cambiamenti e la necessità di imparare a chiedere e ricevere aiuto dalle proprie famiglie e dagli amici. Quando assieme ad un bambino nascono una mamma e un papà, è necessario sostenerli e accompagnarli gradualmente verso l’autonomia, esattamente come loro faranno con il loro piccolo.

28 maggio 2015

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