La bellezza di Dio

La porta del presepe è sempre aperta per noi: è Dio che è entrato nel nostro tempo, disarmato, innocente e bello. Attorno al Bambino tutto si muove

Il tempo di Natale si è appena concluso e noi – magi del nostro tempo – siamo ritornati alle nostre occupazioni quotidiane; gli occhi ancora pieni del Mistero che abbiamo contemplato e con il cuore ancora tra le braccia del Bambino, tra le braccia di Maria, la Madre sua. Per noi il Natale è stato un invito semplice, accolto dalle parole degli angeli come per i pastori di un tempo, ad attraversare la porta di una povera capanna per contemplare l’Invisibile che si è mostrato, ha rischiarato le tenebre della nostra notte e ha squarciato il cielo dei nostri giorni, rischiarandoli dal di dentro: «È venuta nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo» (Gv 1) e noi l’abbiamo vista lì, inerme, avvolta in fasce in una mangiatoia posta ai piedi dei nostri altari, nascosta tra le fragranti fibre di quel Pane spezzato sopra la mensa.

Ma chi ci crede più? Forse noi, che attraversiamo ogni giorno la porta di questa nostra precarietà che condividiamo nella carne con tutti gli uomini di questa storia dove sperimentiamo quotidianamente una stabile instabilità? Noi, per i quali il certo ha lasciato posto all’incerto e viene a ricordarci che non siamo padroni di nulla: del tempo, della vita, della salute, del lavoro, delle nostre risorse economiche, dell’onestà e della rettitudine degli altri, della solidità del terreno dove sono costruite le nostre case, del futuro dei nostri figli?

Anche noi, come tutti, a differenza dei sapienti e dei dotti del tempo – che pur conoscendo bene il luogo della nascita del Messia (Mt 2,5) sono rimasti chiusi nelle loro teorie e nella loro sapienza perdendosi l’appuntamento con il rovesciamento della storia – siamo sollecitati continuamente dalle nostre vite ad attraversare la porta della nostra incredulità, a varcare la soglia di ogni rigidità, di ogni individualismo, della nostra incapacità di perdono, dell’ansia per l’oggi e per il domani, del nostro egoismo e di tutte le nostre caparbietà.

Attorno al Bambino tutto si muove perché Dio e la vita sono così. Attorno a lui centro del mondo alla periferia della storia tutto ruota nel bene e nel male, come una danza, un fulcro, un perno, un cardine attorno al quale gravitano le storie degli uomini che intrecciano la sua venuta. La vita è farsi pellegrini, è camminare, oltrepassare. Procedere e rimanere saldi come se si vedesse quell’Invisibile che è nascosto e manifestato dalle risa del Bambino, dalle sue manine ancora chiuse, dalle sue labbra capaci per ora soltanto di succhiare il latte di sua Madre, dai suoi gridolini e dai suoi pianti. L’Invisibile non è ciò che non esiste ma ciò che non si vede, eppure c’è! È nascosto, celato, svelato e rivelato, tutto da scoprire, perché l’amore è così.

La porta del Presepe è sempre aperta per noi! (cfr.Benedetto XVI, Porta fidei, 2011). Oltre la soglia abbiamo potuto vedere un uomo, una donna, un bambino totalmente immersi in una storia difficile, come la nostra, piena di incertezze e di povertà, come la nostra. Coraggio, allora! Addentriamoci ancora e guardiamo: è Dio che è entrato nel tempo, nel nostro tempo; nella nostra inquietudine e nella nostra fatica. Si è fatto come noi in tutto, per portare tutto alla salvezza. Si consegna a noi, disarmato, innocente, pacifico, mite e bello: per chi capisce, il Verbo fatto carne è tutto bellezza. Non della bellezza classica della perfezione delle forme che è una bellezza falsa perché inesistente ma della bellezza di Dio, bello come Dio. Bello nel grembo della Vergine. Dunque, bello nel cielo, bello qui in terra, bello al seno di sua Madre, bello nelle mani dei parenti, bello mentre fa miracoli, bello quando annuncia la buona notizia, bello a pranzo con i peccatori, bello quando spezza il pane, bello mentre subisce i flagelli, bello quando invita alla vita, bello quando disprezza la morte, bello quando depone l’anima, bello quando la riprende, bello nella croce, bello nel sepolcro, bello in cielo. L’infermità della sua carne non distolga i vostri occhi dallo splendore della sua bellezza (Agostino, Enarratio in psalmos, 44,3).

Natale è credere in questa bellezza, perché solo credendo la fede si rafforza, ascoltando la Parola si fa nuovamente carne nella nostra vita (Mc 3,34): non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbandonarsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si sperimenta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio (Benedetto XVI, Porta fidei, 2011).

12 gennaio 2016

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