Nobel per la Pace alla campagna per l’abolizione delle armi nucleari

Va alla Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (International campaign to abolish nuclear weapons, Ican) il premio Nobel per la Pace 2017. Lo ha annunciato a Oslo il Comitato per il Nobel, spiegando che la campagna dell’Ican – che raccoglie oltre 440 gruppi di cento Paesi diversi – «nell’ultimo anno» ha impresso «nuovo vigore agli sforzi per raggiungere un mondo senza armi nucleari». La presidente del Comitato norvegese Berit Reiss-Andersen ha dichiarato che il Premio è stato dato in riconoscimento al lavoro del gruppo «per aver attirato l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie di qualsiasi uso delle armi nucleari e per i suoi sforzi innovativi per il divieto di tali armi basato sul trattato».

Pienamente rispettate dunque le previsioni della vigilia, che davano il tema come preferito nelle preferenze dei selezionatori, vista la crisi nord coreana in corso e il braccio di ferro tra Teheran e Washington sul trattato nucleare iraniano. Nelle parole che accompagnano la motivazione della scelta c’è la consapevolezza che «il divieto non eliminerà ogni arma nucleare, ma gli Stati che hanno armi nucleari sanno che i loro alleati sostengono l’abolizione». Non solo: per il Comitato norvegese l’assegnazione di questo Premio «è una richiesta verso questi Stati a iniziare una serie di trattative in modo da ottenere una eliminazione graduale e moderata delle armi nucleari nel mondo». Cinque di questi Stati che hanno armi nucleari, vale a dire Stati Uniti, Regno Unito, Russia, Francia e Cina, «si sono già impegnati in questo obiettivo».

Negli ultimi giorni tra i nomi dei papabili c’era anche quello di Federica Mogherini, Alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, candidata possibilmente insieme al ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif e all’ex segretario di Stato Usa Joh Kerry per l’accordo sul nucleare iraniano, a 110 anni dall’unico Nobel per la Pace assegnato a un italiano: Ernesto Teodoro Monetan. Nella lista dei 318 candidati anche i “Caschi bianchi” siriani, organizzazione umanitaria impegnata nel soccorso ai civili nelle zone di guerra che non sono sotto il controllo delle forze governative; oppositori del presidente Usa Donald Trump come Colin Kaepernich, il giocatore di football che per primo piegò il ginocchio durante l’inno americano in segno di protesta per le violenze contro gli afroamericani. Ancora, tra i favoriti c’era Papa Francesco, il cui impegno per la pace comprende messaggi su cambiamento climatico, disarmo e migrazioni. Un tema, quello delle migrazioni, che aveva riportato a galla l’idea di assegnare il riconoscimento a Lampedusa e ai suoi abitanti, per il loro impegno nell’accoglienza, così come all’Alto commissariato Onu per i rifugiati e alle isole greche che accolgono migliaia di profughi.

 

Candidature erano arrivate anche dal Medio Oriente. Su tutte, quella di Raif Badawi, il blogger saudita arrestato nel 2012 e successivamente condannato a 10 anni di prigione e mille frustate per aver insultato l’Islam attraverso il suo sito e con commenti in televisione. Dopo aver ricevuto le prime 50 frustate, i medici hanno fatto sapere che probabilmente non sopravvivrà alle restanti.

6 ottobre 2017

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