Piedi piatti, gambe storte: veri problemi?

I primi passi e il rischio di interpreare malamente le varianti rispetto alla “normalità”. La scelta delle calzature: confortevoli, in grado di proteggere e adeguate alle caratteristiche di un bambino che cresce

I primi passi rappresentano per ogni bambino un momento decisivo nelle tappe fondamentali di acquisizione dell’autonomia e per i genitori, spesso, un meraviglioso regalo. Il bambino, infatti, si lancia nella deambulazione bipede autonoma proprio nel periodo del primo compleanno. Ma qui iniziano i guai perché esiste una estrema ampiezza dei valori normali nella strategia e nell’età di acquisizione della locomozione in stazione eretta, nella sicurezza della stessa, nella forma e nell’appoggio dei piedi, nell’asse e nella rotazione-torsione degli arti inferiori e nella modalità di accompagnamento del passo da parte degli arti superiori. L’apprensione con la quale i genitori osservano i figli fa cogliere loro essenzialmente quello che ritengono essere una variante rispetto alla “normalità”. Pur essendo evidente che i bambini non sono dei piccoli adulti, vengono spesso giudicati come se lo fossero.

L’inizio della deambulazione avviene con ginocchia estese ed appoggio plantare dei piedi, rincorrendo il baricentro dando la sensazione di correre, spesso con gli arti superiori allargati al fine di migliorare l’equilibrio. L’asse degli arti inferiori può presentare una persistente ed evidente conformazione fetale, con ginocchia vare (ginocchia da cavallerizzo) e ridotta extrarotazione (punta dei piedi convergenti). Progressivamente questa deviazione evolve verso il valgismo (ginocchia a X), con valori massimi che vengono raggiunti nel 3°- 4° anno di vita.

La conformazione del piede nel bambino che inizia a camminare è ancora molto lontana dall’essere quella definitiva dell’adulto. In questa fase, l’appoggio del piede a terra è plantigrado: non è evidenziabile alcuna volta plantare. Questa, mediante la quale si circoscrive lo spazio vuoto di non appoggio della porzione mediale del piede, si inizia a formare a circa tre anni di età, talvolta mascherata da abbondante tessuto adiposo sottocutaneo, con ampia variabilità individuale. Nella maggior parte dei casi, nel corso degli anni raggiungerà i valori considerati normali.

Troppo spesso ed erroneamente vengono messi in relazione le deviazioni assiali degli arti inferiori o la forma dei piedi (prima di tutto la conformazione della volta plantare) con ritardi od alterazioni della deambulazione o con sintomatologia dolorosa riferita dal piccolo.

Andature patologiche (per es., fortemente asimmetriche o con claudicazione) devono essere correttamente valutate da personale medico qualificato (pediatri, ortopedici pediatrici, ecc.). Solo in alcuni casi, dopo accurati anamnesi ed esame obiettivo, sarà necessario eseguire accertamenti strumentali per individuare, il più precocemente possibile, le eventuali patologie. Generalmente, si tratterà solo di rassicurare i genitori, spiegando loro le caratteristiche evolutive fisiologiche che hanno portato al quadro clinico attuale e che porteranno il bambino, con buona probabilità, ad avere una evoluzione normale fino al quadro clinico tipico dell’adulto sano.

Altro “problema”: le calzature. Queste devono essere confortevoli, hanno come unico scopo quello di proteggere i piedi, dal freddo o da potenziali traumi, non quello di correggerli. Soprattutto, devono essere adeguate alle peculiari caratteristiche del piede in evoluzione.

In conclusione, pur essendo molte le patologie che possono determinare disturbi del passo in età evolutiva, una adeguata conoscenza delle stesse da parte di personale sanitario preparato potrà farle diagnosticare, spesso anche solo dopo una accurata raccolta anamnestica ed un approfondito esame obiettivo, distinguendole dalle molteplici forme fisiologiche o para-fisiologiche. (Renato Maria Toniolo, responsabile di Traumatologia dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù)

2 dicembre 2014

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