Egitto: quei musulmani che chiedono di diventare cristiani

«Le comunità bersaglio delle stragi avvenute nella domenica delle Palme, a Tanta e ad Alessandria, non provano odio verso i terroristi. Quei martiri hanno rappresentato una preziosa testimonianza di fede». Il patriarca della Chiesa copto-cattolica in Egitto, Ibrahim Isaac Sidrak, ha fatto tappa a Roma, oggi, venerdì 6 ottobre, ospite di Aiuto alla Chiesa che soffre. Un’occasione per raccontare le conseguenze in Egitto delle violenze che si sono consumate nei mesi scorsi a danno delle comunità cristiane per mano terrorista.

Fatti che hanno provocato anche un effetto inaspettato: «Ci sono stati musulmani convertiti al cristianesimo. Si tratta di alcuni casi. Altre richieste stanno arrivando. Ciò che ha colpito questi musulmani è stata la testimonianza di fede dei cristiani davanti a tanta violenza». Lo ha detto al termine del suo intervento nella sede romana dell’associazione della Stampa estera, dopo aver delineato la situazione geopolitica dell’Egitto, nel passaggio dalla dittatura di Mubarak alla presidenza di Al Sisi, e l’influenza dei Fratelli Musulmani. Parole che il patriarca ha pronunciato da «semplice cittadino egiziano che vuole raccontare il Paese».

Ma che può farsi testimone della «grande fede e forza che dimostrano le comunità vittime degli attacchi». Per questo motivo ha richiamato le parole di Papa Francesco, che ha definito quei martiri «dottori di coerenza della vita cristiana». Il patriarca ha evidenziato anche l’impatto dell’esecuzione, avvenuta il 12 gennaio 2015, di 21 copti decapitati sulla spiaggia di Sirte, in Libia. «Essendosi rifiutati di rinunciare alla loro fede, sono stati per questo uccisi». Una testimonianza di attaccamento al Vangelo che «non ha lasciato indifferenti tanti musulmani.

Alcuni casi sono noti – ha aggiunto – ma altri vengono tenuti riservati per evitare che questi fedeli siano minacciati o perseguitati». L’attenzione si è focalizzata anche sui rapporti ecumenici e, in particolare, su quelli con Tawadros, Papa della Chiesa ortodossa copta, «aperto e spirituale». Il presule non ha risparmiato, però, un’osservazione sul Consiglio delle Chiese di Egitto, «un organo che non decide». «Abbiamo difficoltà a toccare da vicino i problemi della gente. È al momento solo un organo formale».

A proposito dell’università di Al Azhar, invece, ha riconosciuto che «ha formato tanti pensatori liberi, ma ha avuto anche fondamentalisti. Deve cambiare il suo pensiero religioso, ma è un’istituzione che non si può cambiare dall’interno, deve essere aiutata a cambiare. Ha la missione di formare, ma allora perché non permette a fedeli di altre religioni di studiare lì?». Un incoraggiamento ai cristiani in Egitto è arrivato dalla visita del Papa, che «ha fatto bene a non cancellarla né a rimandarla dopo gli attentati. Ha aiutato molto il Paese».

Secondo il patriarca, «i cristiani hanno bisogno di restare nelle loro case, la diaspora non aiuta». E un ruolo fondamentale lo riveste la Chiesa che è «parallela allo Stato». Anche se «negli ultimi trent’anni abbiamo costruito 5-6 scuole cattoliche nuove, mentre ne abbiamo 170». «La Chiesa cattolica, oltre all’impegno pastorale, porta avanti un lavoro in campo educativo, in scuole e ospedali, nella promozione della donna o nell’educazione dei bambini». È certo che fare statistiche sulla presenza dei cristiani non è facile. «Susciterebbero odio nei fondamentalisti che non sono pronti ad accettarla».

Al suo fiano, il direttore di Acs-Italia, Alessandro Monteduro, che ha ribadito la necessità di un intervento per «sostenere i cristiani in Egitto sotto attacco attraverso progetti concreti, ma soprattutto dando voce alla loro sofferenza». Sulla stessa frequenza il presidente, Alfredo Mantovano. «La presenza delle comunità cristiane in queste aree è una ricchezza non solo sul piano religioso – ha detto -. Tanti non cristiani si sono formati nelle scuole dei religiosi, che hanno contribuito alla crescita di classi dirigenti. Non possiamo essere indifferenti. Così Acs sostiene progetti nel Paese per oltre 4 milioni».

 

6 ottobre 2017

acsEgittoibrahim isaac sidrak