Reincarnazione, visione fallace del destino umano

Il Magistero della Chiesa cattolica ne esclude categoricamente l’esistenza. La storia di questa credenza dal Medioevo ad oggi

In epoca medievale la credenza nella reincarnazione era limitata ad alcune frange eretiche. Tra queste, la principale fu l’eresia catara. Il termine deriva dal latino medievale “cathărus”, “puro”. Con tale nome sono comunemente indicati gli eretici dualisti medievali diffusi soprattutto nella Francia settentrionale e meridionale tra il XII e il XIV secolo (albigesi, manichei, ariani e in Italia i patarini), i quali, in aperta polemica con la Chiesa romana, predicavano un rinnovamento morale fondato sull’antitesi tra bene e male, tra spirito e materia.

Nel 1167 gli eretici provenzali e italiani dogmatizzarono il concetto secondo cui la salvezza dell’uomo sarebbe possibile solo con la separazione violenta dell’anima dal corpo tramite l’ascesi, la sofferenza fisica o la morte autoprocurata tramite digiuno (detto “endura”).  Inoltre, i catari credevano nella preesistenza dell’anima e nella metempsicosi. Tutte le anime, in linea di principio, potevano salvarsi. Ma respingendo la possibilità che qualcosa di impuro potesse entrare in paradiso e negando contemporaneamente l’esistenza del purgatorio, ne derivava necessariamente che tutte le anime defunte fuori dalla grazia di Dio dovessero reincarnarsi in un altro corpo per proseguire e portare a compimento il proprio cammino di ascesi.

Il purgatorio rappresenta nel cristianesimo uno dei tre regni dell’oltretomba, quel “luogo” destinato a coloro che, morti nella grazia e nell’amicizia di Dio, non sono ancora perfettamente mondi e devono quindi purificarsi al fine di ottenere la santità necessaria per essere ammessi alla visione di Dio. La reincarnazione, intesa come ripetizione e rimessa in questione dell’esistenza, è inconciliabile col cristianesimo perché è la grazia di Dio che ci purifica, senza la necessità di ricominciare sempre da capo.

In età moderna – durante l’illuminismo – la credenza nella reincarnazione torna in auge in Occidente grazie all’interesse della classe borghese per la cultura e le religioni orientali e per un rinnovato interesse verso l’occultismo, la magia, l’alchimia. In particolar modo, la diffusione delle pratiche spiritiste aprirono la strada alla teoria reincarnazionista. Alcuni intellettuali si cimentarono in test e prove a dir poco discutibili, e di dubbio valore scientifico, per dare una parvenza di veridicità alle affermazioni riguardanti il ricordo di vite passate.

È quello che avvenne, ad esempio, con Franz Anton Mesmer (1734-1815), il quale assicurò di aver individuato la presenza di un fluido “vitale” (detto “magnetismo animale”) che si sprigionava da ogni essere e che determinava influenze profonde su persone, cose e animali. Mesmer arrivò a formulare l’ipotesi secondo cui, attraverso l’utilizzo di particolari magneti, o con l’imposizione delle mani, si potessero curare numerose malattie, sia fisiche sia psicologiche. Inoltre, riteneva di essere in grado di possedere le prove della reincarnazione: alcuni pazienti – a suo dire – una volta magnetizzati sarebbero stati in grado di ricordare le loro vite passate. Nonostante le teorie sul magnetismo animale vennero respinte dalle autorità sia mediche sia civili ed ecclesiastiche, riuscirono ad avere comunque notevole influenza sulle correnti sincretiste moderne come la New Age.

L’800 fu il secolo che consacrò lo spiritismo come pratica largamente diffusa e che trovò i suoi interpreti più importanti. Il termine fu coniato per la prima volta da Allan Kardec (pseudonimo del pedagogista francese Hippolyte Léon Denizard Rivail) che credeva di possedere le prove empiriche dell’esistenza di “intelligenze incorporee”, gli spiriti, con i quali era possibile dialogare grazie alla presenza di un medium. Inoltre, era un forte sostenitore della reincarnazione: lui stesso asseriva che il suo pseudonimo gli fosse stato imposto da esseri immateriali e derivava dal nome che aveva avuto da druido in una vita passata.

Nel giro di pochi anni decine di migliaia di persone aderirono al movimento spiritista che, dalla Francia e dagli Stati Uniti, si estese rapidamente in Occidente e che si denotò ovunque per un forte accento anticlericale. La Chiesa, dal canto suo, osteggiò con forza tali pratiche pericolose. Nel Catechismo si legge infatti che «tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l’avvenire (…) il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore ed il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo». E subito dopo ribadisce: «Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli».

Mai come nel ‘900 le pratiche esoteriche hanno avuto così vasto seguito. Grazie alla secolarizzazione e al relativismo diffusi, la società moderna vive una mescolanza di credenze presentate come il superamento finale di tutte le divergenze tra i popoli: è la New Age, o Età dell’Acquario. Nella Nuova Era si ricorre a tecniche di meditazione orientali che veicolano spesso la dottrina della reincarnazione. La New Age ha spesso tentato un approccio scientifico al discorso dei ricordi di vite passate, rifacendosi ai presunti dialoghi intercorsi tra i moderni medium e gli spiriti guida. Tuttavia tali affermazioni non sono mai state convalidate in ambienti scientifici. Se, infatti, i sostenitori della reincarnazione fanno riferimento come tesi fondamentale all’esperienza delle “regressioni ipnotiche” (durante le quali alcuni pazienti dichiarerebbero di avere ricordi di passate esistenze) numerosi esperti – psichiatri e psicologi – considerano tali esperienze come non significative e attribuiscono loro altre spiegazioni diverse dalla teoria reincarnazionista.

Il Magistero della Chiesa Cattolica esclude categoricamente l’esistenza della reincarnazione condannando specificatamente punti e dottrine ad essa collegati come, ad esempio, la teoria della preesistenza delle anime. Il Concilio Vaticano II afferma, citando il libro degli Ebrei, che vi è un unico corso della vita umana terrena. Anche il Catechismo si sofferma lungamente sull’argomento: «Ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione [Purgatorio], o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre. Alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore». Al giudizio particolare segue il giudizio finale, nel momento della seconda venuta di Cristo, cioè il suo ritorno glorioso, la “Parusìa”.

In conclusione, la credenza nella reincarnazione è da considerare con molta attenzione e non senza timori. È infatti inconcepibile con la visione antropologica cristiana che non disgiunge mai il corpo dall’anima e dallo spirito. Questi, infatti, compongono l’identità umana, nella sua singolare irripetibilità, così come espressa dall’apostolo Paolo nel capitolo 5 della lettera ai Tessalonicesi. A riprova di ciò, è importante evidenziare come nel Nuovo Testamento non si parli mai di reincarnazione, ma di restaurazione dell’uomo, rigenerazione dello spirito, rinnovamento mediante l’effusione dello Spirito Santo.

Inoltre, la reincarnazione sottintende una visione fallace del destino umano che sarà per sempre legato alla ruota del Samsara – il ciclo delle morti e delle rinascite – senza possibilità di poter sperare nella provvidenza divina. In tal modo si mette in discussione lo stesso libero arbitrio, che risulta condizionato dalle esperienze e dalle colpe vissute nelle vite precedenti. La reincarnazione trova terreno fertile in tutte quelle persone che, lontane dalla fede o “tiepide”, cercano una risposta al mistero della morte che esorcizzi, almeno in parte, la paura dell’ignoto. Ma, negando la resurrezione, perdono proprio quella pace tanto agognata promessa a tutti da Gesù sulla Croce; e la gioia di sapersi accolti, alla fine del viaggio, dall’abbraccio amorevole del Padre.

13 aprile 2015

 

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