Scontri per la casa a Roma. Feroci: «Non possiamo cedere alla violenza»

Padre, madre e figlio. Origine eritrea. Cittadinanza italiana. Ieri, giovedì 28 settembre, dovevano entrare nella loro nuova casa: un appartamento popolare di proprietà dell’Ater, in zona Trullo, regolarmente assegnato dopo lo sgombero della precedente occupazione. Ad aspettarli però, davanti alla scala S del Lotto 14, in via Giovanni Prozio 55, hanno trovato un gruppo di neofascisti capitanati da Giuliano Castellino, leader di Roma ai Romani – costola di Forza Nuova -, che hanno impedito agli agenti della polizia locale di far entrare la famiglia nella loro casa popolare. Inevitabili le tensioni, innescate da un gruppo di circa 30 giovani del movimento che ha cercato di impedire l’operazione colpendo con sassi e sampietrini, al volto e alla testa, i due vigili urbani e il poliziotto che erano presenti, ricoverati poi in ospedale per accertamenti. Intervenute, in loro supporto, numerose pattuglie della polizia. Dei manifestanti, in 5 sono stati arrestati, tra cui lo stesso Castellino, per lesioni, resistenza e percosse a pubblico ufficiale. Intanto gli inquirenti esaminano le immagini della polizia scientifica, per individuare altre responsabilità.

Indignato e addolorato il commento di monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas romana. «È assurdo – dichiara – che gruppi organizzati di poche persone, che fomentano la guerra tra poveri, tengano in scacco una città. È stato assegnato un alloggio a chi stava nella lista e ne aveva diritto. Io non capisco perché queste persone devono agire con violenza. Io non ci sto, non accetto una società così». L’invito di Feroci è a «non abbassare la testa davanti all’illegalità, in una società in cui chi è più forte vince». Un appello, il suo, rivolto a tutti i romani, in particolare ai cristiani: l’esortazione a «non essere complici», anche «alzando un po’ la voce». E prosegue: «Noi romani non possiamo tenere le braccia conserte davanti all’imposizione di pochi, che va addirittura contro la legge, addolora un bambino e una famiglia. Come città e come romani non possiamo cedere alla violenza. Vorrei che la società civile e i cristiani reagissero e che la positività dell’accoglienza di tante persone non venga offuscata da quattro scalmanati – le parole del direttore di Caritas Roma – che girano per la città per creare situazioni di tensioni, come già accaduto in passato».

Una posizione ferma, quella di Feroci, che riflette: «È stata solo applicata la legge, perché allora siamo tutti muti? Allora siamo complici anche noi. Stiamo arrivando alla civiltà dell’inciviltà. Noi romani non siamo così». E cita il Papa, che nell’udienza di mercoledì ha chiesto di allargare le braccia ai migranti. «Anch’io voglio farlo – conclude -, nel rispetto della legalità e della giustizia». Di legalità e giustizia parla anche il sindaco di Roma Capitale Virginia Raggi, assicurando che «Roma non farà alcun passo indietro davanti agli atti di violenza neofascista di cui si è reso protagonista questo gruppo di persone». Un’«altra mattinata di barricate», la definiscono invece su Facebook da Forza Nuova, rivendicando con orgoglio la presenza del movimento «a difesa della casa, contro sgomberi e per la resistenza nazionale. La vostra repressione, la nostra rivoluzione».

Senza appello la condanna di Raggi. «Quanto accaduto – dichiara – è inaccettabile». La prima cittadina si rivolge poi alla famiglia assegnataria dell’alloggio, esprimendo la vicinanza della giunta e di tutta l’amministrazione capitolina. «Siamo con voi e non vi lasceremo soli – afferma -. Siamo fermamente convinti che l’inclusione e la legalità siano la strada da percorrere per non cadere nel buio dell’intolleranza».

29 settembre 2017

 

caritas romaenrico ferociforza nuovagiuliano castellinoroma ai romanitrullovirginia raggi