Spiritismo, in agguato spirali di morte

Diversi studi hanno evidenziato i danni psicologici e fisici derivati dal praticare le sedute spiritiche, senza contare le migliaia di persone ingannate da presunti medium che si sono viste spogliate dei propri risparmi

La perdita di un proprio caro, specie se il distacco arriva inaspettato e riguarda persone di giovane età, può far cadere nella più profonda disperazione. La morte ci pone prepotentemente di fronte a tanti interrogativi e lascia sempre un grande vuoto interiore, difficile da colmare se non si possiede quella fede nella resurrezione che il Cristo ha donato al mondo. Dinanzi allo strazio della perdita, però, sono molte le persone che non riescono ad accettare il dolore della separazione. Farebbero qualsiasi cosa e sceglierebbero di credere a qualsiasi storia – benché inverosimile – pur di avere un ultimo contatto con il defunto. Alla base della grande diffusione dello spiritismo moderno vi è proprio questa speranza laica: che la morte non abbia posto la parola “fine” sull’esistenza.

La pratica di parlare con lo spirito dei morti risale all’antichità, ad epoche pre-cristiane. Babilonesi, etruschi, egizi avevano rituali e sacerdoti destinati a comunicare con i defunti. Lo storico Strabone la cita come principale arte divinatoria dei persiani. Il fine era quello di chiedere a persone ormai trapassate, che si presupponeva vivessero in un’altra “dimensione”, consigli o premonizioni del futuro. La negromanzia (dal greco nekromanteía, termine composto da “morto” e “predizione”) era una forma di divinazione diffusa nell’antica Grecia in cui i negromanti cercavano di evocare “spiriti operativi”, “spiriti della divinazione”, o di riportare in vita i morti per varie ragioni, dalla protezione spirituale alla saggezza. Pur essendo estranea ai principi sanciti nella Bibbia, che la condanna a varie riprese, era praticata anche dagli ebrei. La Bibbia stessa, d’altra parte, cita l’episodio dell’evocazione dell’ombra di Samuele effettuata dalla pitonessa di Endor su invito del re Saul nel primo libro dei Re. L’antico retore greco Luciano, nel descrivere le usanze del popolo dei Tessali (originari della Tessaglia, in Grecia) annoverava 32 riti negromantici differenti utilizzanti le ossa dei cadaveri. Proprio per questo i riti tessalici erano puniti con l’esilio; in seguito l’imperatore Costantino decretò la pena di morte per coloro che li praticavano. L’apologeta cristiano Tertulliano riferisce come fosse solo con l’aiuto dei demoni che i negromanti riuscissero ad evocare gli spiriti, sottolineando la nefandezza e la pericolosità di tali pratiche. La negromanzia è continuata, di nascosto, anche durante il medioevo, benché venisse apertamente condannata dalla Chiesa che la considerava un’opera demoniaca.

La modernità ha vissuto un vero e proprio revival delle pratiche spiritistiche. Le radici di quello che oggi si definisce spiritismo moderno sono rintracciabili nel secolo dei lumi, più precisamente nella teoria del “magnetismo animale” elaborata nel 1780 dal medico tedesco Franz Anton Mesmer (Moos, 23 maggio 1734 – Meersburg, 5 marzo 1815) secondo il quale il corretto funzionamento dell’organismo umano è garantito da un flusso armonioso di un fluido fisico che lo attraversa; tale fluido si identifica con la forza magnetica e deve essere in armonia con quello universale. I pazienti di Mesmer, una volta “magnetizzati”, affermavano di entrare in contatto con gli spiriti.

È l’800 il secolo che porterà lo spiritismo nelle case di milioni di persone, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, dalla Francia al Brasile. Il termine spiritismo (in francese spiritisme) fu coniato per la prima volta da Allan Kardec (pseudonimo del pedagogista francese Hippolyte Léon Denizard Rivail) nella sua introduzione de Il libro degli spiriti (Le Livre des Esprits), pubblicato il 18 aprile 1857, nel quale egli riportò i risultati di due anni delle sue investigazioni sui cosiddetti fenomeni paranormali e le interviste nelle quali Kardec e il suo gruppo dialogavano con gli spiriti, grazie a dei medium francesi. Nelle sue ricerche egli osservò una serie di fenomeni e formulò l’ipotesi che potessero essere attribuiti solamente a intelligenze incorporee (spiriti). Le comunicazioni spiritiche sarebbero avvenute “grazie all’intervento di un medium”, ossia una persona con particolari doti che fungeva da mediatore fra spiriti e viventi durante la cosiddetta seduta spiritica. Kardec, negli ultimi anni della sua vita, scriverà cinque testi che sono ancora alla base dello spiritismo contemporaneo. Oltre al già citato Libro degli spiriti – che fece conoscere le pratiche spiritiche nel mondo ed ebbe un grandissimo successo di pubblico – pubblicò Cos’è lo spiritismo (1859), Il libro dei medium (1861), Il vangelo secondo lo spiritismo (1864), Il cielo e l’inferno (1865) e La Genesi (1868). Kardec scomparve a Parigi il 31 marzo 1869, all’età di 64 anni, a causa dalla rottura di un aneurisma. In suo onore, sulla lapide nel cimitero parigino Père Lachaise, venne scolpita la frase “Nascere, morire, rinascere per progredire sempre: tale è la legge”.

Sempre verso la metà dell’800, al di là dell’Oceano, l’America venne scossa dalle esperienze paranormali delle tre sorelle Fox che furono le protagoniste della nascita e diffusione nei paesi anglosassoni del movimento spiritista. Nel 1848 le giovani sorelle Kate (1836-1892) e Margaret (1834-1893) Fox – cui più tardi si aggiungerà anche la sorella maggiore Leah (1811-1890) – cominciano a udire nella loro casa colpi inspiegabili. La casa di Hydesville – una cittadina nello stato di New York – aveva fama di essere stregata prima del loro arrivo. Superata l’iniziale paura, venne sviluppato una sorta di codice di comunicazione in cui i battiti erano utilizzati per rispondere “sì” e “no” o per indicare precise lettere dell’alfabeto. Le ragazze inizialmente chiamarono il presunto spirito, con cui dichiaravano di essere entrate in comunicazione, “Mr. Splitfoot” (Signor Piede-Biforcuto, un nomignolo per indicare il Diavolo) ma in seguito la presunta entità avrebbe dichiarato di essere lo spirito di un venditore ambulante di nome Charles B. Rosma, che sarebbe stato ucciso in quella casa cinque anni prima e poi sepolto nella cantina. Tuttavia non si riuscì mai a identificare alcuna persona scomparsa che portasse tale nome né il corpo di un cadavere in cantina. Nonostante una serie di scandali – Margaret ammise di avere prodotto lei stessa i “colpi” di Hydesville, ma poi ritrattò – il caso delle sorelle Fox attirò un enorme interesse. Nel giro di pochi anni decine di migliaia di persone aderirono al movimento spiritista che, dagli Stati Uniti si estese rapidamente all’Inghilterra, quindi a tutto il mondo. In Nord America le “Chiese” spiritiste contano ancora oggi un paio di migliaia di congregazioni.

Lo spiritismo di matrice anglosassone del XIX secolo non si presentò mai come una nuova forma di religiosità, bensì ebbe sempre la presunzione di ergersi a nuova scienza. Numerosi studiosi cercarono di indagare i fenomeni psichici con metodi empirici trascrivendo le comunicazioni dei medium, registrando le voci e fotografando gli “ectoplasmi” che assicuravano si manifestassero durante le sedute spiritiche. I suoi principali sostenitori – il più noto dei quali fu probabilmente sir Arthur Conan Doyle (1859-1930) il creatore di Sherlock Holmes – sostenevano che “le religioni richiedono fede; lo spiritismo, al contrario, esibisce le prove”. Questo spiega perché lo spiritismo sia riuscito ad arruolare facilmente personalità del mondo laico e intellettuali positivisti fra i quali – in Italia – il criminologo Cesare Lombroso (1836-1909). Nei paesi latini lo spiritismo si impregnò di un forte spirito anti-clericale. Già il citato Hippolyte Denizard Léon Rivail asseriva che il suo pseudonimo Allan Kardec gli fosse stato imposto dagli spiriti e derivava dal nome che aveva avuto in una precedente reincarnazione come druido. Proprio l’insistenza sulla reincarnazione (un tema presente, ma minoritario nello spiritismo anglofono) conferisce allo spiritismo “kardecista” francese il suo carattere più distintivo e palesemente in contrasto con la fede cristiana nella resurrezione. Il carattere anticattolico, anticlericale, e di costante sostegno alle campagne laicizzatrici della Repubblica francese superò le Alpi penetrando anche in Italia dove, tra gli uomini politici anticlericali che vi si impegnarono attivamente, vi era per esempio Giuseppe Garibaldi (1807-1882). Lo spiritismo francese – oggi considerato, nella sua forma classica, in declino – si esprimeva principalmente in associazioni e società, non in religioni o Chiese, e condivideva numerosi ideali e l’odio alla Chiesa di Roma con diverse sette segrete del tempo.

La Chiesa nei secoli non ha mai smesso di denunciare tali pratiche. La Sacra Scrittura, fin dall’Antico Testamento, si esprime con fermezza e severità contro coloro che praticano la magia o altre forme di divinazione, considerate gesti di ribellione contro Dio e forme di vera e propria “prostituzione”. In particolare nel Deuteronomio la pratica di interrogare i morti viene menzionata insieme ad altre forme di divinazione e, riferendosi a chiunque compia queste azioni, il testo sacro dice: “Chiunque fa queste cose è in abominio al Signore”(Dt 18, 12). Il Nuovo Testamento si pone sulla stessa linea quando, in particolare negli Atti degli Apostoli, ribadisce la condanna di ogni mentalità idolatrica e di qualsiasi comportamento superstizioso e magico. Nel testo sacro a questa condanna si contrappone la richiesta pressante ai cristiani di accrescere la fede nell’unico Signore Gesù Cristo e di ricevere il battesimo (cfr. At 13, 6-12; 16,16-24;19, 18-20). Attraverso il successivo insegnamento sempre coerente dei Santi Padri e dei Dottori della Chiesa si è in seguito pervenuti al Responso negativo del S. Uffizio del 24 Aprile 1917 sulle comunicazioni spiritistiche, confermato e ribadito dal Catechismo della Chiesa Cattolica: “Tutte le forme di divinazione sono da respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche che a torto si ritiene che “svelino” l’avvenire (…) il ricorso ai medium occultano una volontà di dominio sul tempo, sulla storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l’onore ed il rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo” (n. 2116). Il Catechismo subito dopo ribadisce: “Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli” (n. 2117). A causa dell’aumento di tali pratiche anche tra i fedeli cattolici, diversi ministri della fede hanno scritto lettere e documenti ufficiali per mettere in guardia i fedeli. Per esempio la Conferenza Episcopale Toscana ha pubblicato nel 1994 la Nota Pastorale “A proposito di magia e demonologia”. Al N. 9 della Nota, quando i Vescovi si riferiscono alle sedute spiritiche come pratiche divinatorie si legge: “i singoli partecipanti e i medium (…) si prodigano nell’invocazione delle anime dei defunti (…) in realtà essi introducono una forma di alienazione dal presente ed operano una mistificazione della fede nell’aldilà, generalmente con trucchi, agendo di fatto come strumenti di forze del male che li usano spesso per fini distruttivi, orientati a confondere l’uomo ed allontanarlo da Dio”.

Diversi studi hanno evidenziato i danni psicologici e fisici derivati dal praticare le sedute spiritiche, senza contare le migliaia di persone ingannate da presunti medium – in realtà veri ciarlatani e mistificatori – che si sono viste spogliate non solo della speranza di poter comunicare con un caro defunto, ma anche dei propri risparmi. Spesso le vittime che escono da tali spirali di morte riescono a trovare la stabilità e la tranquillità perdute affidandosi a un sacerdote ed entrando in modo più attivo nella Chiesa attraverso la partecipazione ai gruppi di preghiera e ai sacramenti.

 

24 novembre 2014

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