“The dinner”, commedia-thriller sulle colpe dei figli

Appena arrivata nelle sale la pellicola di Oren Moverman, dal best seller di Herman Koch: atto d’accusa verso una società americana incapace di assumere decisioni definitive

Stan Lohmann, membro del Congresso in corsa per la carica di governatore, accompagnatodalla giovane moglie Katelyn, una sera invita a cena in uno dei ristoranti più esclusivi della città il fratello minore Paul e la moglie Claire. L’obiettivo di farla sembrare una normale riunione familiare svanisce ben presto. Tra i commensali si agita la consapevolezza di un terribile omicidio commesso dai figli e ancora impunito… È l’inizio di The Dinner, una commedia con forti risvolti drammatici tratta da La cena, romanzo best–seller scritto da Herman Koch e diventato un film che è appena arrivato nelle sale. Si può aggiungere che i rispettivi figli, Michael e Rick, adolescenti e molto amici tra loro, hanno dato fuoco a una senzatetto, caricando su internet il video del feroce atto. Per quanto il video sia già di dominio pubblico, l’identità dei due non è ancora rivelata e i genitori ne discutono con calore.

Il luogo dove avviene la cena va considerato un altro protagonista muto ma non assente. Perché le portate sono nominate tutte esplicitamente (Aperitivo, Antipasto, Portata Principale, Formaggio, Dessert e Digestivo) a comporre una sorta di notazione diretta del momento attraversato: come se si trattasse di varie tappe, tanto succulente sotto il profilo gastronomico quanto difficili da digerire per la valenza morale che le accompagna. Il tempo “diretto” della cena è attraversato da ricordi e flashback: ricordi che ricostruiscono il passato turbolento dei due fratelli, le occasioni nelle quali sono entrati in lite, la costruzione dei rispettivi caratteri cinici e ostili. Mentre Stan è un americano dai principi solidi e categorici, e anche durante la cena non rinuncia a parlare, con la segretaria e per telefono, dei molti problemi legati alla sua campagna elettorale, Paul è al contrario in preda ad un costante squilibrio nervoso e caratteriale che lo induce a essere costantemente polemico con tutti e contro tutti. «Forse è un po’ antipatico – suggerisce il regista Oren Moverman – ma mi piace perché è il tipo che, dopo che lo chef ha elencato pietanze fatte di ricercatezze, golosità e raffinatezze, finisce per ordinare una pizza».

Mentre Stan scivola sereno e pieno di voglia di combattere verso l’agone elettorale, Paul è ossessionato da ricordi dilanianti come quello della battaglia di Gettysburg, la più sanguinosa mai combattuta su suolo americano, momento di svolta della guerra civile. La visione di quel massacro incombe su Paul, e ne acuisce lo stato di esaurimento nervoso. La dialettica tra i due raggiunge toni forti e allarmati, con Paul che smorza gli effetti del passato e Stan che guarda positivamente al futuro. Nella seconda parte, quando la riflessione sui figli si fa serrata e bisogna prendere una decisione, l’intensità della tensione emotiva si alza, i dialoghi si fanno incalzanti, si parla a cuore aperto.

Così l’interrogativo morale diventa domanda etica. Se i genitori non faranno nulla, i ragazzi potranno farla franca. Ma poi? Fino a che punto può arrivare la legittima intenzione di un genitore di proteggere il proprio figlio? Il bello è che, proprio quando arriva per telefono una notizia fortemente positiva per Stan, il film finisce. E si chiude anche la cena e la necessità di decidere circa i figli. Un finale enigmatico, atto d’accusa verso una società americana incapace di assumere decisioni definitive.

22 maggio 2017

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