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Anche l’Italia della salute viaggia a due velocità

Si vive meglio e più a lungo al nord che al sud. I dati nel Rapporto Osservasalute 2016 presentato al Gemelli. Malati cronici 4 italiani su 10

Si vive meglio e più a lungo al nord che al sud. I dati nel Rapporto Osservasalute 2016 presentato al Gemelli. Malati cronici 4 italiani su 10

In Italia aumentano le malattie croniche: è il primo dato messo in evidenza nel “Rapporto Osservasalute 2016. Stato di salute e qualità dell’assistenza nelle regioni italiane” presentato ieri, lunedì 10 aprile, al policlinico universitario Agostino Gemelli. Giunto alla XIV edizione, il volume raccoglie le conclusioni degli studi condotti da 180 esperti, distribuiti su tutto il territorio nazionale, sullo stato di salute della popolazione e l’offerta di servizi sanitari nell’anno appena trascorso, al fine di promuoverne il continuo miglioramento. Suddiviso in due parti, la prima dedicata alla salute e ai bisogni della popolazione, la seconda ai sistemi sanitari regionali nonché alla qualità dei servizi, il rapporto è stato presentato da Alessandro Solipaca, direttore scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane. Presenti il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e Walter Ricciardi, direttore dello stesso Osservatorio nazionale e presidente dell’Istituto Superiore di Sanità.

Dall’indagine è emerso che ai malati cronici (4 su 10) sono destinate gran parte delle ricette con pesante aggravio sulle risorse disponibili al Servizio sanitario nazionale messo già a dura prova dalla crisi economica. Pesante il divario, sempre in crescita, tra Nord e Sud rispetto alle condizioni di salute e alla mortalità riconducibile al servizio sanitario: si vive meglio e più a lungo nelle regioni settentrionali, dove si ha anche una migliore assistenza medica. Il Mezzogiorno resta indietro anche sul fronte della riduzione della mortalità. «Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria abbiamo due Italie: una è al top nel mondo e un’altra invece sta dietro. Credo che riportare in alto quella parte che sta indietro sia fattibilissimo a patto che si lavori sulla prevenzione e sulla programmazione» ha detto Lorenzin. Per Ricciardi «oggi è addirittura peggio nascere in alcune regioni del Sud Italia, che non in un Paese come la Tunisia. È inaccettabile».

Dal rapporto emerge anche che la popolazione italiana, oltre a diminuire – per la prima volta negli ultimi decenni si assiste alla diminuzione dei residenti -, è sempre più vecchia, soprattutto al Centro-Nord, e le nascite sono notevolmente inferiori al tasso di sostituzione. La regione più vecchia è la Liguria, la più giovane la Campania. Oltre un residente su dieci ha tra i 65 e i 74 anni, e purtroppo non sempre è in buona salute. Aumentano i “grandi vecchi” (85 anni ed oltre). Si riducono, però, gli ultracentenari, e cambiano le cause di morte: si registrano meno decessi per problemi cardiaci, mentre aumentano quelli per malattie psichiche e infettive e la prima tra queste è la setticemia.

Gli italiani non seguono un corretto stile di vita, soprattutto a tavola, e non fanno prevenzione. Stabile la quota di connazionali in sovrappeso e obesi, problema più maschile che aumenta con l’età. I bambini e gli adolescenti di 6-17 anni in sovrappeso o obesi sono il 24,9%. Aumenta il consumo di alcool che interessa milioni di persone di tutte le età ma anche in questo caso si registra una disparità tra nord e sud: a Bolzano ci sono meno consumatori mentre i valori più elevati si registrano in Campania  e Sicilia. Aumentano le donne consumatrici. Costante il numero degli italiani fumatori, vizio dilagante tra i giovani; fumano più gli uomini delle donne. La spesa privata dei cittadini per la salute è in aumento, specie al Sud dell’1,61%. Se da un lato diminuiscono i ricoveri per disturbi psichici dall’altro è in costante crescita il consumo di antidepressivi e, purtroppo, si registra un aumento di suicidi con valori più elevati in Valle d’Aosta e Sardegna e più bassi in Campania e in Molise.

Nel panorama internazionale l’Italia si posiziona tra i primi Paesi in termini di composizione del parco tecnologico e di disponibilità totale di apparecchiature TAC e TRM anche se è necessario favorire un riequilibrio territoriale nella disponibilità di queste apparecchiature. Preoccupa la diminuzione di vaccinazioni obbligatorie (poliomielite, difterite, tetano ed epatite B), che nel 2015 scende al 93,4%, valore al di sotto dell’obiettivo minimo stabilito dal Piano nazionale prevenzione vaccinale fissato al 95%. Ancor più preoccupante il trend della copertura vaccinale antinfluenzale osservato tra gli anziani ultra 65enni: nell’arco temporale 2003-2004/2015-2016 si è registrata una diminuzione passando dal 63,4% al 49,9%.

10 aprile 2017