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Anziani, la Cattolica presenta “Non mi ritiro”

L’allungamento della vita al centro della ricerca dell’ateneo. L’Italia tra i Paesi in cui l’ingresso nella terza età è maggiormente slittato in avanti

L’allungamento della vita al centro della ricerca condotta dall’ateneo. L’Italia tra i Paesi in cui l’ingresso nella terza età è maggiormente slittato in avanti

In Italia slitta sempre più in avanti il momento dell’ingresso nell’età anziana: dopo i 75 anni. È il dato più significativo che emerge da “Non mi ritiro. L’allungamento della vita, una sfida per le generazioni, un’opportunità per la società”, la ricerca condotta dall’Università Cattolica del Sacro Cuore, coordinata dal sociologo Fausto Colombo. Se nel 1970 nel mondo si usciva dall‘età adulta a 55,9 anni e in Italia a 54,4, oggi la tendenza si è invertita e già nel 2010 i valori erano di 60,1 negli altri Paesi e 63,2 nel nostro. L’invecchiamento della popolazione cioè, più che aver prodotto un aumento della quota di anziani sulla popolazione, che comunque è registrato, ha determinato uno slittamento in avanti del confine tra età adulta ed età anziana.

Secondo lo studio, che ha analizzato 900 persone tra i 65 e i 74 anni di 20 regioni italiane, l’età in questione è ancora ricca di relazioni sociali e d’interscambi e il momento in cui farsi da parte e dover dipendere dagli altri slitta dopo i 75. I “giovani anziani”, emerge dal lavoro dei ricercatori della Cattolica, sono un segmento della popolazione fondamentale per la società e per i consumi: mediamente dotati di agiatezza e garantiti da un sistema pensionistico abbastanza vantaggioso, sono spesso impegnati nella cura dei legami familiari e attivi nel sociale.

In particolare, il 20,3% degli anziani tra i 65 e i 69 anni e circa il 13% di quelli tra i 70 e i 74 che hanno partecipato alla ricerca dichiarano un uso quotidiano o settimanale del computer fisso. La percentuale scende se si considerano portatili, tablet e smartphone per navigare in internet. Mediamente sono gli uomini i più digitali, soprattutto quelli che lavorano ancora o che hanno cominciato a utilizzare le nuove tecnologie prima del pensionamento. Le donne ne fanno meno uso ma tra i “nuovi” utenti battono gli uomini 12,8% a 6,8%.

Rispetto all’uso dei social network sono iscritti a Facebook il 9,7% degli uomini e il 5,5% delle donne, mentre usa Twitter il 3,7% dei maschi e solo l’1,3% delle femmine. Nella maggior parte dei casi l’utilizzo è quotidiano. Ancora, dalla ricerca emerge una forte connessione tra uso del pc e condizione economica, tra uso dei media digitali e una vita culturalmente attiva. Quattro le categorie di anziani evidenziate: “Attivi” (33%), chi “dà e riceve” (53%), “isolati” (6,3%), “passivi” (8,2%).

31 marzo 2015