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Aumentano in Italia i bambini in povertà assoluta

Presentato l’Atlante dell’infanzia a rischio di Save the children: dati e documenti sulle disuguaglianze sociali che continuano a riflettersi sul rendimento degli alunni. Sei ragazzi su 10 non leggono libri

Un percorso in 6 capitoli attraverso la scuola italiana, con l’obiettivo di osservare e ascoltare il nostro sistema scolastico dal punto di vista degli studenti. Specie di quelli che vivano ai margini, rischiando l’espulsione anche dalla scuola. È l’ottavo Atlante dell’infanzia a rischio “Lettera alla scuola” di Save the Children, presentato questa mattina, martedì 14 marzo, a Roma, pubblicato da Treccani, che sarà nelle librerie da fine novembre. Il dato più significativo: cresce in Italia il numero dei bambini in povertà assoluta: 1 su 8, pari a un aumento di 14 punti percentuale rispetto all’anno precedente. In tutto, secondo Save the Children, i minori in povertà assoluta sono 1.292.000: il 12,5% del totale dei minori; la disuguaglianza sociale poi condiziona anche il rendimento scolastico, con oltre 1 quindicenne su 4 bocciato, in contesti socio-economici svantaggiati. Più di 130mila, ogni anno, i ragazzi a rischio dispersione scolastica. Stando ai dati Ocse, sono quintuplicate in 10 anni le famiglie con minori in povertà assoluta, in un Paese che invecchia sempre più, con oltre 165 anziani ogni 100 bambini, e che si trova a fare i conti con gli effetti della recessione sui giovanissimi.

Un contesto, questo, nel quale la scuola fatica a fornire risposte efficaci. E le disuguaglianze sociali si riflettono sul rendimento. Uno studente di quindici anni su 2, secondo fonti Ocse, vale a dire il 47%, proveniente da un contesto svantaggiato, non raggiunge il livello minimo di competenza in lettura: otto volte tanto rispetto a un coetaneo cresciuto in una famiglia agiata. Tra i bambini e i ragazzi che vivono in condizioni di disagio è ancora elevato il rischio di dispersione scolastica: nelle scuole secondarie di secondo grado il tasso di abbandono in un anno è stato del 4,3%, pari a 112mila ragazzi, mentre in quelle di primo grado il tasso scende all’1,35%, che corrisponde a 23mila alunni.

In tutta Italia vivono 669mila famiglie con minori in condizione di povertà assoluta: vuol dire che,  sostenuti i costi per la casa e per la spesa alimentare, questi nuclei possono spendere solo 40 euro per la cultura e 7.60 per l’istruzione ogni mese. È un fenomeno, spiegano da Save the Children, che investe tutto il Paese, colpendo soprattutto le famiglie numerose, con genitori giovani, di recente immigrazione. Una famiglia di origine straniera con bambini su tre vive in povertà assoluta. Il peggioramento della situazione economica è confermato dall’incremento dei minorenni in povertà relativa che nel 2016 hanno raggiunto il 22,3% (+20,2%). Ancora, nel nostro Paese è più forte che altrove la correlazione tra condizione socio-economica e successo, o insuccesso, scolastico; l’Ocse calcola poi che in Italia la probabilità di ripetere l’anno aumenta per i maschi (+104%) e per gli alunni di origine migrante (+117%).

Per Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia Europa di Save the Children, «negli ultimi decenni il quadro dell’infanzia in Italia ha subito trasformazioni epocali alle quali la scuola ha dovuto fare fronte. La denatalità ha comportato la perdita di un terzo della popolazione in età dell’obbligo scolastico; le rivoluzioni culturali e tecnologiche, così come l’ingresso di un milione di bambini di origine migrante nel sistema scolastico, hanno rappresentato una grande sfida di cambiamento per la scuola». Nel frattempo, «per effetto della recessione, nuove povertà economiche ed educative sono tornate a minacciare il futuro dei bambini. Davanti a queste vere e proprie rivoluzioni – prosegue Milano -, la scuola italiana è stata spesso lasciata sola, non sorretta da risorse adeguate e politiche lungimiranti per poter reggere il passo dei tempi. In un Paese segnato da grandi squilibri territoriali, l’Italia non ha mai sperimentato un dispositivo nazionale per sostenere le scuole nei contesti più svantaggiati».

L’Atlante di Save the Children mette l’accento anche sulle possibilità di accesso dei bambini alle attività culturali. All’aumento delle povertà economiche infatti corrispondono anche nuove povertà educative. Lo confermano i dati Istat:  6 ragazzi su 10 – il 59,9% – tra i 6 e i 17 anni non arrivano a svolgere in un anno quattro delle attività comprese tra lettura di almeno un libro, sport continuativo, concerti, spettacoli teatrali, visite a monumenti e siti archeologici, visite a mostre e musei, accesso a internet. Se molti dei bambini in condizioni svantaggiate in un anno non accedono mai al web, c’è invece una folta schiera di “ultraconnessi”: quasi 1 quindicenne su 4 (23,3%) risulta collegato a internet più di 6 ore al giorno, ben al di sopra della media Ocse ferma al 16,2%. L’età in cui un bambino riceve il primo smartphone è scesa a 11 anni e mezzo (erano 12 e mezzo nel 2015), l’87% dei 12-17enni ha almeno un profilo social e 1 su 3 vi trascorre 5 o più ore al giorno, secondo quanto risulta da un sondaggio condotto da Ipsos per Save the children.

Nelle scuole italiane mancano strutture e laboratori: solo il 4% del Prodotto interno lordo viene destinato all’istruzione; la media europea infatti secondo dati Eurostat è di quasi un punto percentuale superiore (4,9%). Non solo: le poche risorse in Italia si traducono in strutture spesso poco o male attrezzate. Il 41% delle scuole secondarie di primo grado, per esempio, lamenta una scarsa dotazione di laboratori e ambienti di apprendimento adatti a sperimentare nuove prassi didattiche, con 4 scuole su 10 che possono fare affidamento su meno di un laboratorio ogni 100 studenti. Infine, secondo un elaborazione di Invalsi, solo il 17,4% degli istituti scolastici (1 scuola su 6) è dotato di almeno una palestra in ogni sede, mentre, sebbene quasi tutte abbiano una biblioteca, meno di 3 su 4 danno la possibilità di effettuare un servizio prestito e meno di un terzo del patrimonio librario risulta utilizzato.  Evidente anche il divario tra Nord e Sud: se nel Settentrione 2 biblioteche su 3 sono dotate di almeno 3mila volumi, nel Mezzogiorno lo è solo 1 su 3.

Contro il fenomeno della dispersione scolastica, la proposta di Save the Children è “Fuoriclasse in movimento”: una rete nazionale di 150 scuole che promuove il confronto tra docenti, alunni e genitori per individuare soluzioni e azioni per contrastarlo. Circa 2mila gli insegnanti coinvolti attivamente e oltre mille i genitori; 20mila i minori raggiunti in modo diretto. L’obiettivo: cambiare le politiche scolastiche, partendo dal dialogo tra docenti, studenti e famiglie. In questo senso, strumento centrale sono i Consigli fuoriclasse: tavoli di confronto per definire insieme soluzioni e azioni di cambiamento nel campo della didattica, delle relazioni, della riqualificazione degli spazi scolastici in seguito all’analisi dei problemi e delle esigenze del singolo istituto e del territorio.

14 novembre 2017