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Bambini con disabilità, il progetto a San Giustino

Con l’Ufficio catechistico un percorso di formazione rivolto a educatori e genitori che si occuperanno dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi con disabilità

Le linee nere tracciate col pennarello da Matteo rappresentano un treno. Sopra la locomotiva vola, ai bordi del foglio bianco, un aereo. O meglio, un caccia. Il disegno è appeso nell’aula della parrocchia di San Giustino in cui si incontrano bambini e ragazzi con disabilità. Il treno e l’aereo rappresentano la velocità, che caratterizza l’autore del disegno. «Matteo è un bimbo di quarta elementare che non si ferma mai, rapidissimo in quello che fa», racconta il parroco don Stefano Bonazzi. È più grande, invece, Lorenzo, 17 anni. «La sua caratteristica è la curiosità».

Non disabilità, ma qualità. Don Stefano
guarda ai pregi dei ragazzi che frequentano la parrocchia che guida, un «mosaico variegato e prezioso» che colora gli ampi locali in viale Alessandrino, periferia est della Capitale. Con il vicario del Papa per la diocesi di Roma, monsignor Angelo De Donatis, la comunità domenica 3 dicembre ha cominciato il ritiro parrocchiale. L’arcivescovo ha presieduto la celebrazione eucaristica e poi ha pronunciato la sua meditazione. Ad ascoltarlo anche loro, quei venti ragazzi disabili, seguiti dall’associazione “Amici di Simone”, giovane costretto sulla sedia a rotelle da una malattia e deceduto nel 2005.

Da allora la parrocchia di San Giustino rivolge una particolare attenzione alle persone diversamente abili. Quest’anno dà il via anche a un nuovo progetto, realizzato in collaborazione con l’Ufficio catechistico diocesano: un percorso di formazione in otto incontri per catechisti, educatori e genitori, che si occuperanno “dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi con disabilità”, al via da sabato prossimo. «Questo percorso è importante – spiega don Stefano, del clero di Bergamo, parroco da 7 anni – perché la catechesi non può essere uniformata, è un’esperienza a 360 gradi. Mancava questo tassello d’aiuto alle famiglie e ai ragazzi che hanno bisogno di essere integrati nelle realtà parrocchiali».

Anche a Messa una domenica, a San Giustino
, sono cadute le barriere dei codici linguistici: chi è sordomuto l’ha seguita, grazie a un’esperta volontaria, con la lingua dei segni. Nel quartiere invece le barriere sono alte. E non solo nelle strutture o nei linguaggi. Povertà, dispersione scolastica, disoccupazione, spaccio di droga. Fare rete è la strategia scelta per sostenere i giovani che rischiano di cadere in queste sabbie mobili. È nata così una collaborazione tra la parrocchia e il preside e la scuola, l’istituto comprensivo “Luca Ghini”, il Comitato genitori, l’associazione antiracket Libera, le forze dell’ordine e tante altre persone impegnate nel quartiere. A sostegno delle attività caritative e di ascolto tanti i volontari dell’associazione “Don Pietro Bottazzoli” per l’assistenza delle persone in difficoltà.

«Abbiamo voluto costruire una geografia della speranza – spiega il viceparroco, don Nicola Di Ponzio –. Non realizziamo solo attività, conosciamo i ragazzi e la loro realtà, nomi e volti: c’è chi è scappato da un Paese straniero da solo e chi è nato nel quartiere ma in una famiglia disagiata. In alcuni casi parliamo con i loro docenti a scuola. Sono troppi quelli che non arrivano neppure al diploma». Di attività per loro se ne realizzano comunque tante: dai corsi di chitarra, a quelli di cucito, dal doposcuola alle lezioni per tecnici audio–video. «Il nostro è un territorio dove serve unità per accendere fiammelle di speranza».

 

4 dicembre 2017