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Beatificazione di madre Anselma, aperta l’inchiesta diocesana

Ancora novizia, parte per la missione in America Latina. Sin da quegli anni, nel suo cuore nasce il desiderio di un’opera dedita all’insegnamento delle verità della fede

Amore, riparazione e apostolato: sono questi i carismi che hanno guidato la vita di madre Anselma Viola. Monsignor Slawomir Oder, vicario giudiziale del Tribunale diocesano, ha aperto giovedì 9 novembre l’inchiesta diocesana per la causa di beatificazione. Era il 1915 quando, ancora novizia nell’Istituto delle Figlie di Sant’Anna, madre Anselma, al secolo Palmira, fu mandata in missione in America Latina. Giunta prima in Perù, poi in Bolivia, con gli anni la fede la portò a spingersi nelle periferie di La Paz, città dove diresse un collegio del suo Istituto. La constatazione di Chiese mal tenute e di tabernacoli abbandonati, accese in lei il desiderio di trovare adoratori che riparassero tanta indifferenza.

Durante il tempo della missione scoprì anche un’altra presenza di Gesù «parimenti abbandonata e trascurata», i poveri: «Soffrì intimamente anche l’ineguaglianza delle classi sociali. Sentiva che in Dio non c’è né povero né ricco» racconta monsignor Oder nel discorso di apertura della causa. Gli anni di La Paz furono «i più belli e costruttivi». Il collegio funzionava e le fu consegnata una medaglia al merito dalle autorità del luogo. A questo punto ebbe l’ispirazione di creare una nuova famiglia religiosa che si dedicasse alla riparazione e all’istruzione catechistica, ma nel 1939 venne richiamata in Italia.

Quasi appena sbarcata, madre Anselma lasciò
il suo Istituto per dedicarsi all’opera missionaria catechista. «Straniera in patria», trovandosi spesso in difficoltà, nel 1940 venne mandata dal vescovo di Rieti, Benigno Luciano Migliorini, a Collalto Sabino. Qui il 21 novembre del 1941 fondò la congregazione delle Suore Missionarie Catechiste di Gesù Redentore. Il trinomio, maturato sin dai giorni dell’America Latina “Amore, Riparazione, Apostolato” nato dalla propria esperienza dello Spirito, divenne lo scopo e il motto dell’intera Congregazione. Tre parole che fa riferimento all’Eucaristia, il «bene più prezioso della Chiesa», «il dono di Dio per eccellenza».

L’8 maggio del 1980, prima che si spegnesse
, finalmente si aprì la prima missione in Uruguay: «Il desiderio nutrito per tanti anni da madre Anselma – racconta il rettore -, di offrire la sua opera tra la povera gente dell’America Latina, si è realizzato dopo un lungo tirocinio di preghiere e di sofferenze». Avanzata nell’età, fu molto felice di vedere partire quattro delle sue figlie per quella terra, «che fu la culla della sua particolare chiamata». Tre anni dopo, il 9 gennaio 1983, chiuse gli occhi su questo mondo: «Fu una donna capace di soffrire incomprensioni di ogni specie, generosa nel donarsi senza riserva, eroica nel testimoniare la fede, figlia della Chiesa per la quale nutriva un amore incondizionato. In più occasioni diceva alle sue figlie: «La santa Chiesa: ringraziamo il Signore di appartenere a Essa e amiamola tanto».

 

10 novembre 2017