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Biotestamento, il ddl all’esame del Senato. Slitta lo Ius soli

La conferenza dei capigruppo ha inserito al primo punto del calendario dei lavori il disegno di legge sulle disposizioni anticipate di trattamento. All’ultimo punto il disegno di legge sul diritto di cittadinanza

Con un’accelerazione improvvisa la conferenza dei capigruppo ha deciso di inserire al primo punto del calendario dei lavori del Senato l’esame del disegno di legge sul biotestamento, che quindi è approdato già ieri, 5 dicembre, in Aula. La richiesta di calendarizzazione immediata è arrivata dal capogruppo dem Luigi Zanda: «Per noi ora la priorità è il disegno di legge sul fine vita», ha detto al termine della conferenza dei capigruppo.

Quella sul biotestamento potrebbe essere dunque l’ultima legge importante a passare in questo scorcio di legislatura. Nulla di fatto, invece, per lo ius soli, che slitta all’ultimo punto del calendario dei lavori di dicembre di Palazzo Madama, senza alcuna data per l’inizio dell’esame. Poche le possibilità di vedere la luce in questa legislatura per il ddl sul diritto di cittadinanza, che non ha i numeri per passare se non con un voto di fiducia, che però metterebbe il governo di fronte al rischio di una crisi. Ribadita comunque, almeno a parole, la «fortissima» volontà del Pd di «un finale legislatura nel segno dei diritti», per usare le parole del vicesegretario dem Maurizio Martina. Di segno opposto la posizione del Movimento 5 Stelle: «Lo Ius soli – ha detto il senatore Giovanni Endrizzi – non è una priorità».

Sulla proposta di legge dedicata al biotestamento, che ha come “cuore” l’articolo 3 sulle disposizioni anticipate di trattametno (Dat), arriva intanto il parere negativo del Forum sociosanitario cristiano. A esprimerlo, il presidente Aldo Bova. Anzitutto, spiega Bova, nel ddl «vengono concessi poteri decisionali a sedi prive della giusta e necessaria competenza»; in secondo luogo, il testo all’esame dell’Aula «distrugge l’autonomia decisionale  del medico» e «annulla il valore della sua competenza professionale del medico». Ancora, «si pongono le condizioni per imposizioni giudiziarie al medico, al di là e al di sopra delle sue valutazioni professionali ed etiche».

Per Bova, tra i lati negativi della proposta di legge c’è anche il fatto che «si distrugge il grande valore positivo del rapporto amorevole fra medico e paziente e fra medico e famiglia». Anche vedendola dal punto di vista dei medici, «si annulla il diritto costituzionale dell’obiezione di coscienza».

6 dicembre 2017