Care, presa in carico “in armonia” contro la cocaina
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Care, presa in carico “in armonia” contro la cocaina

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Un centro residenziale per il trattamento della dipendenza, senza distacchi da lavoro e famiglia, tra moduli residenziali e ambulatoriali 

Presa in carico in armonia con le esigenze della persona, senza distacchi da famiglia o lavoro, un’alternanza tra moduli residenziali e ambulatoriali e un’alta personalizzazione del programma di trattamento, con costi ridotti rispetto alle comunità. Sono questi i punti di forza del progetto Care, un centro residenziale per il trattamento della dipendenza dalla cocaina realizzato nel Lazio grazie ad un finanziamento regionale nell’ambito della programmazione del Fondo regionale lotta alla Droga 2013-2015, in continuità con l’avvio del progetto dal 2011. Capofila la cooperativa sociale Il Cammino, ma alla realizzazione del progetto hanno partecipato anche la cooperativa Parsec, la Asl Frosinone, due Asl romane e con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Sanità, del Centro Lacchiarella – Addiction Center (Regione Lombardia), l’Università D’Annunzio di Chieti e il dipartimento di Neuroscienze, Imaging e Scienze Cliniche.

Un progetto innovativo perché «permette a chi si rivolge di mantenere i contatti con il lavoro, gli affetti e la famiglia – spiega Stefano Regio, responsabile regionale per le dipendenze del Cnca -. Questo meccanismo di presa in carico e di alternanza tra residenziale e ambulatoriale, condotto con una regia di presa in carico ad alta intensità e così personalizzata è il futuro, perché sempre meno le persone possono essere sospese dalla loro vita per tempi così lunghi per fare un percorso di recupero per problemi di dipendenza».

Ad oggi sono quasi 200 le persone con problemi di dipendenza che hanno contattato il centro. I maschi rappresentano la maggior parte degli utenti, sono per lo più di cittadinanza italiana e provenienti da Roma. Hanno un’età che si aggira intorno ai 40 anni, con punte di 19 anni e 64. Pochi i laureati (sono il 6 per cento), mentre la metà ha una diploma di scuola superiore. «Un’altissima percentuale di loro lavora – spiega Regio -, ha famiglia e non ha nessuna intenzione di interrompere queste attività per ricorrere ad altri trattamenti».

Circa 6 su dieci utenti, infatti, hanno un lavoro stabile, i disoccupati sono il 25 per cento. Tra le sostanze per chi si chiede un trattamento spicca la cocaina, ma in realtà, spiega Regio, si tratta quasi sempre di poliassuntori. Nessun caso di eroina come prima sostanza. Esperienze di questo tipo si contano sulle dita di una mano, spiega Regio. «Ce ne sono altre a Milano, in Veneto o in Emilia Romagna – racconta -. Tutte realtà che tentano di prendere in carico persone dipendenti con un’offerta che è un mix di residenziale e ambulatoriale. Altrimenti abbiamo il Sert che prende in carico in ambulatoriale o le classiche comunità che accolgono persone per 12, 18 mesi o più».

Quella del progetto Care, quindi, è una «via di mezzo – aggiunge Regio – che propone una presa in carico intensiva. L’equipe è composta da persone qualificate. La persona chiama e viene subito presa in carico. Gli viene affidato un tutor che segue la regia del progetto personalizzato. Si fa subito una verifica se è stato inviato da un Sert, si fa una prima diagnosi e si individuano le aree problematiche così da delineare un programma di trattamento che definisce un certo numero di moduli residenziali di due o tre giorni. Le persone entrano il venerdì pomeriggio e vanno via la domenica sera. A volte facciamo incontri durante la settimana. Prima e durante e dopo vengono fatti colloqui individuali, con le famiglie e di verifica». I progetti personalizzati, inoltre, hanno una durata che va da un anno ad un anno e mezzo.

La chiamano residenzialità ”leggera” e negli ultimi due anni sono 93 i moduli realizzati per un totale di 282 giornate di residenzialità. I moduli residenziali si sono svolti con una frequenza media di 4 al mese e vi hanno partecipato complessivamente 80 pazienti. Un modello che oltre a non compromettere l’attività lavorativa dei partecipanti, comporta anche costi più contenuti. «Con delle piccole accortezze – racconta Regio – si è riusciti a mettere su un centro che con le risorse che in modo standard sono sufficienti a seguire 8 persone residenziali, in cui si interrompe la propria vita per stare in comunità, il centro Care riesce a seguire 40 persone». Tra gli elementi innovativi del programma, inoltre, anche gli obiettivi dei trattamenti. «Il progetto non ha come obiettivo soltanto l’astinenza dalle sostanze – continua Regio -. Il progetto si pone degli obiettivi molto precisi che possono anche essere il contenimento dell’uso, una ripresa e mantenimento di attività che in concomitanza del consumo la persona non era più in grado di gestire con soddisfazione».

Per il progetto Care, infine, si apre una nuova sfida che è quella dell’accreditamento. «Attualmente nella regione Lazio sono accreditate soltanto le comunità terapeutiche residenziali e semiresidenziali, pedagogico e terapeutico riabilitative – spiega Regio -. Il resto dell’offerta, come la riduzione del danno, è stata finanziata attraverso bandi e presentazione di progetti. Da tanti anni, il versante innovativo nell’ambito delle dipendenze è garantito nella regione Lazio con questi progetti. Ora si è posto il problema della continuità e la regione ha deciso di accelerare i tempi per l’accreditamento di tutto quello che viene riconosciuto come servizio stabile. Da un anno a questa parte è iniziato il processo di trasformazione dei progetti in servizi e noi siamo nel mezzo di questa trasformazione».

 

22 febbraio 2016