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Caritas/Migrantes: «Senza immigrati l’Italia non ha futuro»

Le nuove generazioni al centro della XXVI edizione del Rapporto immigrazione. L’insediamento delle famiglie immigrate compensa calo di natalità

Le nuove generazioni al centro della XXVI edizione del Rapporto immigrazione. L’insediamento delle famiglie immigrate compensa calo di natalità e invecchiamento 

Sono i giovani al centro dell’attenzione del Rapporto immigrazione 2016 di Caritas italiana e Fondazione Migrantes. “Nuove generazioni a confronto” è infatti il titolo della XXVI edizione del Rapporto presentato oggi (21 giugno) a Roma, gli italiani e i giovani di altre nazionalità che però sono nati e studiano in Italia, lavorano o cercano occupazione. Il volume è lo strumento che Caritas e Migrantes dedicano ogni anno al fenomeno immigrazione, con analisi qualitative e quantitative basate su dati Istat e di altre fonti, a livello mondiale, nazionale e regionale.

Al primo gennaio 2016 le persone di cittadinanza
straniera risultavano essere 5.026.153 (di cui il 52,6% donne), pari all’8,3% della popolazione complessiva (60.665.551), che è in calo di 130.061 unità (-0,2%) rispetto all’anno precedente. Al primo gennaio 2017 si registra un calo ulteriore di 89.000 italiani, solo in parte compensato (+2.500) dagli stranieri. Il saldo totale di 60.579.000 registra una ulteriore diminuzione di 86.000 unità. È in questo inesorabile declino demografico che si colloca la presenza vitale e innovativa degli stranieri, in particolare dei giovani: 814.851 alunni con cittadinanza non italiana nelle scuole nell’anno scolastico 2015/2016 (il 9,7% del totale).

Il dato che spicca maggiormente è che
più della metà – il 58,7% – sono nati in Italia. E vorrebbero essere cittadini italiani, come previsto dalla legge su cui si sta dibattendo in Senato fondata sul principio dello “ius soli” temperato e “ius culturae”. Le acquisizioni di cittadinanza (al 31 dicembre 2015) con la legge attualmente in vigore sono state invece 178.035, con un aumento del 37,1%. I diciottenni che hanno fatto richiesta erano 10.000 nel 2011, sono diventati 66.000 nel 2015. Nuove generazioni di migranti o figli di migranti che costituiranno un volto nuovo dell’Italia, fatto di incontri, «convivialità delle differenze» e relazioni. Altrimenti il nostro Paese – avvertono Caritas e Migrantes – «rischierà di non avere futuro».

Il Rapporto apre con una panoramica globale che descrive un mondo sempre più in movimento: nel 2015 ben 243,7 milioni di persone vivono un Paese diverso da quello di origine. Dal 1990 al 2015 i migranti sono aumentati del 59,7% e rappresentano il 3,3% della popolazione mondiale. Nell’Unione europea sono 37 milioni, il 7,3% della popolazione. Tra i 10 Paesi con il più alto numero di migranti gli Stati Uniti, la Germania, la Federazione Russa, l’Arabia Saudita e il Regno Unito. L’Italia è solo all’undicesimo posto.

L’Italia sta diventando un Paese sempre
più multiculturale, con 198 nazionalità diverse: ai primi posti la Romania (1.151.395), a seguire l’Albania (467.687), il Marocco (437.485) e la Cina (271.330). Al primo gennaio 2016 sono stati concessi 3.931.133 permessi di soggiorno, con un aumento di sole 1.217 unità (+0,03%). Il 48,7% sono donne. Il 42% chiede il permesso per motivi di lavoro, il 41,5% per ricongiungimenti familiari, il 9,7% è legato alla richiesta d’asilo. Come negli anni passati le presenze sono soprattutto in tre regioni del Nord – Lombardia (22,9%), Emilia Romagna (10,6%) e Veneto (9,9%) – e una del Centro, il Lazio (12,8%).

Tra le 178.035 acquisizioni di cittadinanza del 2015 (il 42% sono donne) si registrano fenomeni nuovi: diminuiscono dal 25% al 16% le donne straniere che chiedono l’acquisizione di cittadinanza a seguito di matrimoni con italiani. Secondo il Rapporto è «il frutto di un lungo percorso di integrazione».

Altre novità significative sono l’aumento dei matrimoni di uno sposo straniero con una sposa italiana (+5,9%) e il calo dei matrimoni tra stranieri (-5,9%), in totale 6.000. I matrimoni in cui almeno uno dei due sposi era di cittadinanza straniera erano 24.018, pari al 14,1% delle nozze celebrate nel 2015. Gli uomini italiani sposano in prevalenza romene (20%), ucraine (12%) e russe (6%). Le donne italiane preferiscono i marocchini (13%), gli albanesi (11%) e i romeni (6%).

Nelle scuole secondarie di II grado
si conferma la propensione dei ragazzi stranieri a scegliere istituti tecnici e professionali ma aumentano nelle università. Negli atenei italiani (a.a. 2015/2016) su 271.000 studenti, gli immatricolati di cittadinanza non italiana sono il 5% (erano il 3,7% di 257.100 l’anno precedente), soprattutto romeni (14,7%), albanesi (12,6%) e cinesi (9,2%). Tipicamente italiano è però il fenomeno dell’overeducation, ossia l’eccesso di laureati non assorbiti dal mercato del lavoro o costretti a occupazioni che richiedono minori qualifiche. Per gli italiani rappresenta il 19,9%, tra gli stranieri è il 65,9% e sono impiegati come operai (39,2%), domestici (22,3%), soprattutto filippini e ucraini.

Nel mercato del lavoro gli occupati stranieri nel 2016 sono 2.409.052, in cerca di lavoro 425.077, inattivi 1.202.926: totale 4.125.307 in età da lavoro, con un aumento dell’occupazione del 2,1% rispetto al II trimestre dell’anno precedente. Ma il 35% sono giovani Neet, che non studiano né lavorano, una percentuale di almeno dieci punti più alta rispetto a quella degli italiani. Questo anche perché, nell’ambito di alcune comunità immigrate, le giovani donne vengono relegate nel ruolo di casalinga.

I tre quarti degli stranieri lavorano
nel settore dei servizi collettivi e personali (28,3%), nell’industria (17,3%), nelle costruzioni (10,2%), nel settore alberghiero e della ristorazione (10,1%) e nel commercio (9,7%). Patiscono però, rispetto agli italiani, una certa «segregazione occupazionale» rimanendo confinati solo in alcuni settori. Grande è la differenza di retribuzione media mensile: per gli italiani è di 1.356 euro, per gli stranieri scende a 965 euro (-30%). Sempre in crescita è invece l’imprenditoria straniera: 354.117 imprese a fine 2015 (+5,6%), soprattutto nel commercio, nelle riparazioni di autoveicoli e nel settore delle costruzioni.

Gli stranieri sono il 34,07% della popolazione
carceraria (fine 2016), pari a 18.621 detenuti, in maggioranza per reati contro il patrimonio (8.607), violazione delle norme in materia di stupefacenti (6.922) o condanne per reati contro la persona (6.751). I minori stranieri sono circa un terzo (3.930) dei soggetti presi in carico (14.920) al 15 marzo 2017 dal Servizio sociale per i minorenni. Tra le forme di devianza e dipendenza Caritas e Migrantes segnalano i rischi legati al «fattore consumismo» che crea divario tra benestanti e nuovi poveri e spinge i giovani immigrati indigenti a compiere azioni illecite; la «stigmatizzazione sempre più evidente nei confronti del diverso, visto come fonte di pericolo», che può produrre «una reazione di rifiuto nello straniero». Abuso di droghe, alcool, dipendenza da internet e gioco d’azzardo patologico sono altri rischi in cui può cadere chi soffre per deprivazione, isolamento ed esclusione. Patrizia Caiffa

21 giugno 2017