Cartabia e Raspanti a confronto su “L’uomo e la sua dignità”

Aperto nella basilica lateranense il ciclo 2015 dei Dialoghi in cattedrale, dedicati al tema “Dio abita la città”. Il cardinale Vallini: «È una sfida culturale»

Aperto nella basilica lateranense il ciclo 2015 dei Dialoghi in cattedrale, dedicati al tema “Dio abita la città”. Il cardinale Vallini: «È una sfida culturale»

«Il diritto rispecchia la società o deve, piuttosto, regolarla?». Nella formulazione di questa domanda “aperta”, su cui si scontrano tradizioni culturali e modelli giuridici contrapposti, si è concluso ieri sera, martedì 10 marzo, nella basilica di San Giovanni in Laterano il primo dei tre “Dialoghi in cattedrale” in programma nel 2015, promossi dalla diocesi di Roma, legati dal filo conduttore “Dio abita la città”.

Intervenendo sul tema “L’uomo e la sua dignità”, Marta Cartabia, vicepresidente della Corte costituzionale, ha puntualizzato che il «diritto percepisce la dignità come un concetto fondativo ma sfuggente»; certamente «la persona non può essere usata come mezzo per un fine, per quanto importante». Eppure il tema della dignità umana rimane un «tema controverso e contraddittorio», per via del «conflitto tra dignità e libertà». Perché il diritto, ha domandato la giurista, «è così contraddittorio su uno dei concetti più fondativi dell’ordinamento? Il diritto può proteggere la dignità umana, ma non può fare da solo. Una dignità senza qualifica non garantisce l’uomo. È la “dignità trascendente” che tutela i diritti. Capire cosa sia questa dignità trascendente è il nostro compito. Esiste tuttavia un pre-giuridico che in modo impercettibile penetra nel mondo del diritto. Quindi la dignità umana, che le istituzioni tutelano, è solo un rispecchiamento di quello che accade nella vita sociale». Sarebbe insomma la società a suggerire al diritto cosa sia dignitoso e giusto, e non il contrario. Per questo, ha aggiunto infine la giurista, sono così importanti le testimonianze come quella fornita martedì sera dall’associazione “In punta di piedi”, che dal 2012 lavora negli ospedali per portare conforto alle persone che soffrono.

Proprio su questo punto si è aperta una discussione, innescata da una domanda di monsignor Antonino Raspanti, vescovo di Acireale. «Se il diritto si ispira a ciò che accade nella società – ha chiesto il vicepresidente del Comitato preparatorio del 5° Convegno Ecclesiale – come può regolarla? Ci sono infatti effettive tendenze a distruggere o manipolare l’umano: come il nazismo o le biotecnologie.». Anche il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha presieduto l’incontro animato dalla musica dell’orchestra MuSa della Sapienza di Roma, ha incalzato Cartabia: «Se il diritto legittima comportamenti, come trattare il tema della vita nascente? Com’è possibile che la società non riesca a difendere la vita? Il diritto rincorre la cultura, questo è vero, ma quello della vita è un tema radicale. Il diritto interviene a disciplinare ciò che succede. Ma è anche vero che laddove il diritto “determina” una cultura allora deve intervenire a regolare la società», piuttosto che legittimare l’esistente.

«Oggi – ha risposto Cartabia – c’è grande circolarità tra processi sociali e istituzioni giuridiche. È illusorio affidare allo scritto la dignità dell’uomo. Va considerato poi che il diritto della vita civile è sempre fatto da norme imperfette. Non c’è quasi mai la tutela di ogni istanza. Lo è tanto di più oggi, che il diritto deve regolare una società così diversificata come la nostra: secolarizzata e multietnica. Non è per tutti così evidente che, nel caso dell’aborto per esempio, ci sia la soppressione di una vita umana. Non c’è la volontà da parte del diritto di eliminare una vita. È piuttosto questione di recuperare un’evidenza: che quella è una vita umana».

Una strada possibile verso la «trascendenza della dignità» l’ha indicata il vescovo Raspanti, suggerendo di considerare ogni uomo come un rimando ad altri uomini. Dopo una ricognizione delle diverse concezioni filosofiche della dignità dell’uomo, da Pico della Mirandola a Martin Heidegger, il presule ha concluso che «la domanda su cos’è l’uomo non trova risposta in codici morali o teorie. L’uomo scopre se stesso in Gesù. Ma allora chi è Gesù? Gesù ha un volto e insieme è il volto di un altro. Se il prototipo dell’uomo è Gesù allora anche l’uomo ha un volto ed è il volto dell’altro. Entrare nell’umanità dell’uomo è entrare in un vissuto “altro”. Solo così si può rispettare la sua dignità».

L’edizione 2015 dei “Dialoghi in cattedrale” proseguirà il 24 marzo con il tema “La libertà religiosa e la libertà d’espressione nella società multiculturale” e il 14 aprile con un incontro dedicato a “Noi-tutti: costruire insieme la città”. «Affermare che “Dio abita la città” – ha detto il cardinale Vallini spiegando il tema dei “Dialoghi” 2015 – è una sfida culturale nei confronti di chi indaga sulla condizione degli uomini e giunge alla conclusione che nella città non c’è spazio per Dio, se non in forma privata e intimista, ininfluente per la vita pubblica. Siamo convinti invece che nella città globalizzata Dio ha cittadinanza. E non è un Dio generico. È il Dio di Gesù Cristo, portatore di vita piena e di senso».

11 marzo 2015